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Economia
Coronavirus/Spread, scampato pericolo.Per ora.In recessione debito-Pil al 144%

Dopo che la strategia iniziale per la gestione del rischio intrapresa dalla Bce ha portato a uno spargimento di sangue nel mercato dei titoli sovrani sui Btp, il nuovo Pandemic Emergency Purchase Programme da 750 miliardi (il quantitative easing dell'Eurotower passerà da 60 a 350 miliardi di euro a trimestre) di Christine Lagarde allontana il rischio avvitamento in stile 2011 per i decennali italiani. Certo, finché non vi sarà una garanzia esplicita che la Bce è pronta a fornire totale supporto all'Italia in caso fosse necessario un bail-out, continuerà a persistere il rischio di una crisi del debito e il nostro Paese è decisamente troppo grande per essere salvato usando solo i fondi e i programmi esistenti, ma al momento la calma sembra essere tornata sul mercato secondario.

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I rendimenti dei titoli di Stato italiani rimangono molto più elevati rispetto a prima dell'inizio dell’emergenza ma oggi hanno chiuso a 200 punti (come ieri) dopo un minimo a quota 180 punt (con un rendimento all’1.67% ben lontano dal 3% di due giorni fa quando lo spread con i decennali tedeschi aveva sfondato quota 320, ai massimi da sette anni). 

"Le tensioni sono rientrate lungo tutta la curva dei rendimenti", ha confermato Antonio Cesarano, chief global stategist di Intermonte Sim interpellato da Radiocor. "La curva sul tratto 2-10 anni sta tornando a irripidirsi dopo l'anomalo flattening dei giorni scorsi" per le tensioni emerse dopo l'errata comunicazione della Bce che poi ha corretto la rotta. "Meglio tardi che mai", ha aggiunto Cesarano che apprezza la rapidità con la quale Lagarde e il Consiglio direttivo hanno modificato gli strumenti per affrontare la crisi e migliorato la comunicazione.

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La relativa calma è testimoniata, sottolinea Cesarano, anche dal ritorno del trentennale tedesco in territorio positivo (+0,05%), su livelli precedenti la crisi legata alla diffusione del coronavirus in Europa e principalmente in Italia. L'azione della Bce non fermerà però la profonda recessione che ora si attende nel Vecchio Continente. La chiusura e l'isolamento di interi Paesi causerà probabilmente la contrazione dell’economia più grave dagli anni ’30, specialmente in Paesi come l’Italia dove l’export costituisce una leva fondamentale della crescita.

Nel loro rapporto sul nostro Paese, gli economisti del Fondo monetario internazionale hanno appena previsto che quest’anno il Pil finirà in recessione dello 0,6%, una stima rispetto a quella, fatta solo un mese fa prima della diffusione del coronavirus, che indicava un +0,5% ma che potrebbe alla fine essere rivista ancora al ribasso. "Data la diffusione del contagio in tutta Europa vi è un alto rischio di un risultato notevolmente più debole" per l’Italia, ha spiegato lo staff del Fondo.

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Le stime indicate dall’organismo di Washington guidato da Kristalina Georgieva indicano un rimbalzo del Pil nel 2021 (+0,8%) anche se gli economisti parlano di "una crescita nel medio termine proiettata allo 0,7%, stima soggetta all'incertezza legata alla durata e all'estensione della crisi" provocata dalla pandemia. Immediati gli effetti sulla disoccupazione, che aumenterà al 10,4% (dal 10% del 2019), per ridursi poi al 10,2% nel 2021.

Le misure fiscali anti-Covid come quelle messe in campo nel nostro Paese dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri assieme al netto deterioramento della congiuntura, poi, fanno prevedere un aumento significativo del deficit pubblico e del rapporto debito/Pil, peggioramento che secondo la banca d’affari americana Goldman Sachs "probabilmente più marcato in Italia", dove gli analisti della banca d'investimento americana si aspettano che il deficit passi dall'1,6% del Pil nel 2019 al 5,7% nel 2020, portando il rapporto debito-Pil dal 135% del 2019 al 144% di quest'anno. Un livello ancora accettabile visto che qualcuno parla di insostenibilità con un rapporto sopra il 150% del Pil.

La Bce ha messo una toppa alla nuova crisi dello spread, ma potrebbe non esser sufficiente. Specie dopo i downgrade sul merito di credito del nostro Paese da parte delle agenzie di rating sempre più all’orizzonte.

@andreadeugeni

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