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Economia
Credit Suisse, il crac di Archegos costa 4,7 miliardi

Credit Suisse ha quantificato l'impatto del crollo di Archegos Capital in 4,7 miliardi di dollari e ha annunciato la decisione di tagliare i propri dividendi, nonche' le dimissioni di alcuni dirigenti aziendali nel ramo dell'investment banking e della gestione del rischio. "Il Consiglio di amministrazione ha avviato due indagini, che saranno svolte da parti esterne, sulla questione dei fondi della catena di approvvigionamento e sulla questione dell'hedge fund con sede negli Stati Uniti", ha affermato la banca elvetica.

L'hedge fund statunitense e' Archegos Capital Management, che di recente e' risultato insolvente sulle richieste di margine presentate dalla banca elvetica, comportandole perdite stimate in 10 miliardi di dollari. Separatamente, all'inizio di marzo, Credit Suisse aveva congelato 10 miliardi di dollari in fondi di investimento per la catena di approvvigionamento collegati alla societa' finanziaria, ora insolvente, Greensill Capital. Il responsabile dell'investment banking Brian Chin lascera' il board il 30 aprile e sara' sostituito il primo maggio da Christian Meissner, un veterano che ha lavorato per Bank of America e Goldman Sachs.

Anche il Chief Risk and Compliance Officer, Lara Warner, lascera' il suo ruolo il 6 aprile. Credit Suisse intende poi affidare l'incarico di Chief Risk Officer provvisorio a Joachim Oechslin, che entrera' a far parte del CdA. Thomas Grotzer, consigliere generale e membro del consiglio di amministrazione dal 2016, diventera' responsabile della conformita' globale con incarico provvisorio. La banca ha deciso anche di ridurre la sua proposta di dividendo ordinario a 0,10 franchi svizzeri lordi per azione nominativa, rispetto alla precedente proposta di 0,29 chf in contanti annunciata a febbraio. Inoltre, per rafforzare il capitale, sospendera' i programmi di riacquisto di azioni e la remunerazione dei bonus per i membri del consiglio di amministrazione per il 2020.

Il doppio colpo inferto dall'esposizione ad Archegos e Greensill, entrambe crollate a distanza di qualche settimana, rappresentano la piu' grande sfida per la banca elvetica degli ultimi anni, in un momento in cui e' impegnata in una transizione nella leadership aziendale. Gottstein, l'amministratore delegato della banca, ha preso le redini un anno fa, dopo che il suo predecessore, Tidjane Thiam, e' stato estromesso per uno scandalo di spionaggio e pedinamenti nei confronti di un dirigente. Alla fine del mese, anche il presidente Urs Rohner andra' in pensione e sara' sostuito da una figura esterna alla banca, il Ceo di Lloyds Banking Antonio Horta-Osorio. L'attuale crisi ha innescato la necessita' di riconsiderare le modalita' secondo cui opera la banca.

Le indagini in corso esamineranno anche come la banca, nonostante i grandi investimenti per i controlli e la supervisione del rischio, si sia lasciata coinvolgere a fondo in entrambe le situazioni. Nel caso di Greensill, in particolare, la banca svizzera ha modificato piu' volte negli ultimi anni i rapporti con la societa', pur continuando a espandere la collaborazione. Una delle conseguenze piu' tangibili dell'esposizione a Greensill e' emersa dall'andamento altalenante del prezzo delle azioni Credit Suisse, sulla scia dei timori che la banca sara' tenuta a risarcire, almeno in parte, tutti coloro che hanno investito nei fondi Greensill.

Potrebbero volerci anni prima che la banca riesca a recuperare denaro dagli assicuratori e dai mutuatari di Greensill. Secondo stime preliminari, le perdite da questi fondi potrebbero raggiungere quota 1,5 miliardi di dollari. Tre settimane dopo il crollo di Greensill, la banca si e' trovata coinvolta nel crollo di Archegos. Secondo le prime stime degli analisti, l'esposizione all'hedge fund statunitense le sarebbe costata tra 3 e 4 miliardi di dollari. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal la scorsa settimana, le perdite registrate da Archegos Capital Management, gestito dall'ex manager di Tiger Asia Bill Hwang, hanno innescato la liquidazione di posizioni per un valore di quasi 30 miliardi di dollari. Le grandi banche - tra cui Morgan Stanley, Goldman Sachs e Deutsche Bank - servivano da prime broker ad Archegos, elaborando le operazioni del fondo e prestando alla societa' contanti e titoli. 

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