La guerra in Iran e la conseguente crisi energetica dovuta al blocco delle navi che transitano dallo stretto di Hormuz, potrebbe costare molto cara e all’Italia in particolare. Lo mette nero su bianco uno studio dell’Oxford Economics che ha analizzato i possibili effetti per l’impennata dei prezzi di petrolio e gas. Il nostro Paese, anche per la posizione strategica che occupa nelle rotte del Mediterraneo, ed essendo la seconda potenza manifatturiera della zona euro, resta una delle economie più esposte alle importazioni energetiche e in particolare alla dipendenza dal gas che arriva dall’estero. Quando il Medio Oriente si infiamma, la catena di trasmissione passa inevitabilmente da lì. L’Italia – secondo questo studio, e lo riporta La Repubblica – potrebbe soffrirne più di tutti: un 1% e passa di inflazione aggiuntiva da petrolio a fine anno, contro uno 0,5% in più che riguarderebbe l’area dell’euro nel suo complesso.
Nei modelli della società di ricerche Oxford Economics che simulano l’impatto economico dell’escalation militare nel Golfo, il nostro Paese emerge come quello dove lo choc energetico si trasmette più rapidamente all’inflazione e quindi alla crescita. L’analisi su quindici grandi economie indica che l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe spingere l’inflazione italiana di oltre un punto percentuale rispetto alle stime precedenti entro la fine dell’anno; più che in qualsiasi altra economia avanzata, con il risultato di far salire l’indice dei prezzi nel suo complesso oltre il 3%.

