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Economia
Dalle startup la spinta alla ripresa.Il modello francese per il Pil post-virus

Nel presente articolo porto all’attenzione dei lettori di AffariItaliani.it una proposta per il dopo Coronavirus.

Non mi soffermo sulle notevoli difficoltà economiche che la maggioranza delle persone sta affrontando a causa di questa pandemia, già ampiamente analizzate dai media e dunque assunte come premessa per il presente contributo. Vorrei invece cercare di condividere una riflessione relativa al momento in cui questo incubo sarà alle nostre spalle, in un futuro che spero sia prossimo.

Al termine di un periodo come quello attuale il tessuto economico sottoposto ad uno stress esogeno risulterà logorato, nel migliore dei casi, e avrà come immediato corollario la necessità di una ristrutturazione intensa. In caso invece la situazione non si risolvesse nel breve, si paleserebbe la necessità di una profonda ristrutturazione economica se non un intervento diretto dello stato a sostegno del sistema imprenditoriale italiano. Tale fase sarà lunga e certamente non indolore, anche considerando le dimensioni delle imprese coinvolte che genereranno una certa inerzia, perlomeno dimensionale, se non addirittura psicologica (la difficoltà della ripartenza, le ristrutturazioni aziendali, le conseguenze in termini di reddito disponibile, etc...)

Purtroppo questo procedimento appare, ad oggi, lungo e faticoso e, sebbene necessario e inderogabile, non sembra possa aiutare quella ripresa veloce, energica e vigorosa di cui vi sarà grande necessità giunti ad una normalizzazione della situazione post Coronavirus. Ecco perché credo che la proposta che troverete nel seguito possa contribuire a fornire una possibile (parziale) soluzione rispetto alle necessità sopra evidenziate.

Già dall’incipit appare chiaro che la mia sia una proposta bipartisan, ossia di interesse certamente comune a tutti gli schieramenti, questo rivolgendomi al mondo della politica spesso diviso in altre circostanze ma in questa circostanza, si spera, consapevole dell’importanza del proprio ruolo e dunque capace di andare oltre in quanto strategia finalizzata all’attrazione e incentivazione di start-up sul territorio.

La start-up è una società di fresca costituzione, nata al fine di innovare il settore di riferimento con nuovi prodotti o servizi e capace di crescere con vigore, solitamente senza avere una organizzazione consolidata preesistente. Quest’ultima caratteristica, che in ambito universitario viene studiata come fattore di debolezza stante la mancanza di un avviamento su cui contare, si rivela al contrario un punto di forza nella situazione sopra descritta. La mancanza di un pregresso comporterà per una start-up la possibilità di una partenza “a pieni giri” senza prima dover affrontare i dolorosi passi necessari per le imprese già operative prima dell’avvento di questa nefasta pandemia.

Questa energia positiva contagiosa derivante da chi si avventura nel futuro, esploratore di territori non battuti, capace di fare da avviatore per il necessario processo di ripresa imprenditoriale lombardo, avrà numerose funzioni positive tra cui una caratteristica di anti-ciclicità assai preziosa (rectius, pre-ciclicità).

Il titolo della mia proposta è: Restart-up!

Premessa: tutti si lamentano della complessità della burocrazia e degli adempimenti necessari a far funzionare la nuova impresa, vero elemento ostativo al raggiungimento del successo di molte imprese e in qualche modo, in questa fase futura di ripresa delle attività bisognerà cercare una soluzione a questo annoso problema.

Lascio ad altre occasioni l’approfondimento e gli studi che stanno a monte della proposta che intendo fare, non è questo il luogo per trattarli analiticamente in quanto non ve ne sarebbe lo spazio.

Anticipo che in questa proposta non vi sarà traccia di quanto regolarmente richiesto in tutti i convegni o articoli di giornale sul tema incentivi per start-up, ossia più soldi del pubblico nel settore, spesso richiesti dagli stessi operatori che investono nel capitale di rischio (fondi, associazioni di fondi, etc.), nei fatti un trasferimento di risorse dal pubblico al privato. È evidente che in questo caso le risorse non sono disponibili o perlomeno non nel breve dove altre sono le urgenze indifferibili. 

La mia proposta parte da quanto già parzialmente realizzato in Francia. Il presidente Macron ha inaugurato il 29 giugno 2017 Station F, il più grande spazio di incubazione di startup d’Europa per 1.000 nuove imprese innovative. La Francia accentra l’innovazione del paese a Parigi, alla ricerca di una leadership europea (obiettivo soppiantare Berlino, ma anche Londra indebolita dalla Brexit in itinere).

Le ragioni per le quali anche la mia proposta parte da tale iniziativa sono varie, velocemente ne elenco solo un paio: la necessità di creare una soglia critica di operatori; la concentrazione di conoscenze specifiche, network, etc...

Aggiungo però che, a mio giudizio, alcuni correttivi sono necessari per fronteggiare il problema poc’anzi esposto in merito alla complessità e burocrazia. Prendiamo come esempio una città molto fiorente come Milano, rilanciata da Expo e che ha saputo trasformarsi per accogliere l’esposizione universale e cogliere a piene mani il successo di questa visibilità mondiale.Partiamo da Milano che è dunque un centro, nonostante questa pandemia, di attrattività sociale, economica, turistica, architettonica e anche imprenditoriale.

Prima di tutto è necessario che gli organi di governo locale (ma non solo) dunque Regione, Città metropolitana, Comune di Milano, debbano evidenziare il loro commitment sul settore mettendo a disposizione una struttura fisica interamente dedicata all’accoglimento delle nuove start-up. Tutti insieme senza divisioni, considerando il “colore politico” differente nelle varie istituzioni, il bene del nostro paese e territorio deve venire prima delle pur legittime ambizioni di ognuno.

Cercherò di usare una metafora tecnologica per spiegare la proposta, usando uno strumento che è nelle mani di tutti noi: il telefonino mobile o “cellulare”.  In sostanza alla politica si richiede di fornire il “telefonino” sul quale far girare il Software di sistema (S.W. Android o iOS, siamo agnostici in quanto a preferenze) e installare poi App specifiche di cui parleremo a breve (a vostra scelta tra le mille applicazioni disponibili).

L’Hardware (il “telefonino”) è anche la parte del progetto più impegnativa, ma saranno risorse non disperse in mille rivoli, anzi nella proposta la Struttura rimarrà di proprietà degli enti, una volta valorizzata, che ne trarranno nuove risorse direttamente, oltre agli effetti dell’insediamento di molte società sul territorio. L’ideale sarebbe la valorizzazione di un bene molto visibile, ad esempio una grande caserma in disuso (ad esempio la Caserma Montello di piazza Firenze a Milano).

Dettagliata la precondizione Hardware vorrei passare alla parte software, ossia il funzionamento della Struttura. Nella mia proposta la gestione di questo spazio sarà totalmente delegata a terzi operatori privati, i Gestori, ipotizzando almeno una decina di operatori differenti, a loro il ruolo nella metafora utilizzata di software di sistema, attraverso la predisposizione di un bando pubblico per la ricerca di gestori di acceleratori o incubatori con precise regole: 

I Gestori dovranno sottoporsi a valutazione ogni 24 mesi  Dovranno riconoscere alla Struttura (hardware) una fee-riconoscimento (fissa o a successo)

Le startup selezionate dagli operatori, nella metafora informatica utilizzata saranno le App - applicazioni, potranno rimanere nella Struttura per un periodo non superiore a 18 mesi, prorogabili solo per una volta per altri 6 mesi. Le startup non pagheranno alla Struttura alcuna fee, ogni eventuale accordo economico sarà con i Gestori (elemento di differenza rispetto all’esempio francese).

I Gestori saranno sottoposti a costante pressione competitiva, per evitare che possano ridursi a sfruttare la loro posizione di forza come interni alla Struttura, in particolare secondo un meccanismo che preveda precise regole di permanenza ma anche incentivi. Ometto per questioni di spazio il meccanismo studiato al fine dell’incentivazione, lo troverete nella proposta completa sulla mia pagina di Linkedin.

L’algoritmo di valutazione dei Gestori sarà pubblico, noto a tutti gli operatori sin da subito, rigorosamente oggettivo, a titolo di esempio immagino una formula che contempli vari elementi tra cui Ricavi, Posti di lavoro creati, % di fatturato estero, Settori critici di attività (esempio start-up votate alla ricerca di soluzioni per problemi di salute pubblica) Etc...

Gli elementi premianti saranno decisi dagli Enti pubblici promotori, poiché mi pare corretto che sia la politica a decidere gli obiettivi strategici e imprimere la propria visione attraverso il potere di indirizzo che le compete. I Gestori potranno avere funzione propositiva per arricchire il confronto, ma non parteciperanno alla fase decisionale.

Contemporaneamente la Struttura proporrà un bando pubblico per la selezione di professionisti che, a chiamata della singola startup che ne sosterrà i costi sebbene parzialmente aiutata da voucher pubblici, dovranno erogare in maniera professionale tutti i servizi necessari per la gestione delle start-up, un vero e proprio outsourcing: solo per fare un esempio  commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro per il personale, per la raccolta del capitale di rischio, professionisti per la brevettazione, etc.

In definitiva questi professionisti, tutti specializzati nell’assistenza alle startup, permetteranno agli imprenditori di focalizzare tutta le energie esclusivamente sullo sviluppo del prodotto/servizio, aumentandone le probabilità di successo.

La ratio della proposta trae i suoi fondamenti da diverse considerazioni:

Per far funzionare un sistema bisogna raggiungere una soglia critica, ecco il motivo della Struttura importante che si ponga come polo d’attrazione per tutte le start-up italiane e non solo, avendo Milano capacità d’attrazione anche a livello europeo (non solo Berlino e Londra) e mondiale;

La creazione di un network di professionisti specializzati consentirebbe di coagulare un sapere prezioso, capace di generare vantaggi competitivi per l’intero ecosistema imprenditoriale;

Le società più di più ampie dimensioni avrebbero un serbatoio amplissimo di talenti e nuove idee da cui “pescare” la propria strategia innovativa (open innovation, esternalizzazione ricerca e sviluppo)

Gli enti pubblici promotori apprezzerebbero l’ulteriore sviluppo economico sul territorio di cui sono stati artefici e di cui si intesteranno, giustamente, i meriti.

In conclusione, una proposta che vede molti vincitori e speriamo un solo sconfitto: il COVID-19 e i suoi postumi economici!

*Docente Universitario New business start-up 

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