Il mondo intero deve fare i conti con gli effetti della guerra in Iran, pesa in particolare a livello economico, tralasciando ma non ignorando tutti gli altri gravissimi elementi negativi di questo conflitto, quello che sta accadendo nello stretto di Hormuz, il canale strategico che separa l’Iran dall’Oman e da cui transita il 20-30% delle navi mercantili, in particolare i barili di petrolio e le navi che trasportano il gas. Questo blocco delle navi imposto dall’Iran sta già causando gravi effetti, con i prezzi di gas e petrolio schizzati a livelli che non si vedevano da tempo. Oggi il greggio ha superato ancora una volta la quota di 100 dollari al barile. Tutto questo rischia di incidere pesantemente sulle bollette di gas e luce, soprattutto in caso di una guerra prolungata nel tempo, e a maggio potrebbe esserci una mazzata da tempi del Covid, ma qualcuno comincia già a ipotizzare che potrebbe anche essere peggio.
La bolletta di maggio rischia addirittura di essere la più cara degli ultimi dieci anni. L’impennata provocata dalla crisi in Iran riguarda tutti i vettori energetici: metano, energia elettrica e gasolio da riscaldamento. Il primo in particolare, è raddoppiato da febbraio a marzo, passando da sotto i 50 centesimi fino a toccare l’euro al metro cubo. Il gasolio da riscaldamento invece ha superato 1,75 euro al litro.
“Dall’inizio del conflitto – ha spiegato la presidente della Commissione Ue von der Leyen – i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”. Ma la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi, complici anche le minacce dell’Iran: “Faremo schizzare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile”.

