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Energia, Europa stretta tra guerra, dazi e Usa: l’Italia rischia di restare senza alternative nella nuova tempesta perfetta

Dall’Ucraina al Medio Oriente, il sistema costruito da Bruxelles e le mosse di Trump restringono margini, forniture e autonomia strategica

Energia, Europa stretta tra guerra, dazi e Usa: l’Italia rischia di restare senza alternative nella nuova tempesta perfetta

Tra stop al gas russo, crisi mediorientale e pressing americano, Roma rischia di pagare il prezzo più alto

Si sa che la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo e costruisce mosaici inattesi, come la tempesta perfetta che si sta componendo ai danni della Vecchia Europa e della vecchissima Italia. Donald Trump si sta comportando più come un acceleratore di un vortice che ha incominciato a risucchiare energie e futuro ben prima del suo ritorno alla Casa Bianca. L’invasione russa in Ucraina, ormai quattro anni fa, aveva iniziato a svegliarci dal sonno dell’energia facile, per sempre e a buon mercato. E aveva cominciato a far intuire che il Green Deal europeo era un progetto di suicidio economico e industriale.

La transizione energetica immaginata da Bruxelles favoriva ogni giorno di più la Cina, deprimeva l’automotive europeo, imponeva scelte premature nell’approvvigionamento energetico. La rottura dei rapporti con la Russia di Putin riduceva di un bel po’ l’autonomia dell’Europa. Per l’Italia era anche peggio, essendosi privata della carta nucleare, con una scelta intempestiva e miope, che non ci sottraeva dal rischio atomico (avendo centrali francesi a pochi chilometri dai confini) ma che ci impediva di accedere ai suoi non pochi benefici.

Ma c’era pur sempre il Medio Oriente e il mondo arabo a garantirci gas e petrolio per allungare i tempi di una transizione che si mostrava molto più lunga rispetto alle attese ipotizzate nelle stanze dei burocrati Ue. Già, il Medio Oriente, guardiamolo oggi, e immaginiamolo domani. Una tragedia. Come è sempre una tragedia ogni guerra, con l’aggravante che il contraccolpo sul futuro energetico rischia di essere più grave del previsto, semmai Israele e Stati Uniti avessero fatto previsioni in tal senso.

Lo scacchiere geopolitico non ci aiuta. Checché ne dicano Elly Schlein, Giuseppe Conte e i dioscuri di Avs, la collocazione internazionale dell’Italia è da sempre nell’Occidente filo-americano. Nel bene e nel male. Peccato che il male in questo periodo sembri andare peggio. L’escalation bellica sta ponendo gli Stati Uniti come l’unico grande fornitore di gas e petrolio per tutti i Paesi affamati di energia. Nel frattempo, in ottemperanza al teorema della sicurezza europea, perdurando la guerra in Ucraina, ci siamo impegnati ad armarci sempre di più, come europei e come italiani. E l’ambasciatore americano in Italia, per nulla scosso dal no di Guido Crosetto e Giorgia Meloni all’uso della base di Sigonella per gli aerei americani, nei giorni scorsi ha rinnovato la richiesta di acquisto di armi “made in Usa” da parte dell’esercito italiano.

L’alleato americano diventa quindi terminale unico di armi ed energia, proprio quando le sue scelte strategiche si divaricano sempre di più dall’orizzonte della convenienza europea e italiana. Dopo Sigonella e il benemerito viaggio della premier negli Emirati arabi è stata ribadita l’alleanza con gli Stati Uniti, che sono un partner insostituibile, ma “al quale diciamo quando non siamo d’accordo”. E in questo periodo incominciamo a non essere d’accordo. E’ un po’ tardi? Dopo la sfida dei dazi, dopo le minacce sul futuro della Nato, dopo le oscillazioni sul destino della guerra in Ucraina, dopo una guerra scatenata in quel mondo che è una polveriera da sempre e da sempre una miniera di riserve di energia, c’è ancora spazio per difendere in autonomia gli interessi nazionali?

Il sovranismo del Centro-Destra e del Governo Meloni potrà riuscire a uscire dal turbine della tempesta perfetta che ci ha portati a tagliare i ponti con tutto il mondo (dalla Cina alla Russia), salvo poi trovarci connessi con un unico storico alleato rivelatosi volubile e un po’ bullo?

Peraltro, gli Stati Uniti hanno deciso di derogare alle sanzioni contro la Russia, riportando il pendolo della guerra in Ucraina contro le posizioni di Zelenski. Ma l’Europa – e l’Italia – arrivata al ventesimo pacchetto di sanzioni contro Putin, saprà fare altrettanto per difendere il suo futuro energetico? Il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen ha iniziato a prospettare la possibilità di un razionamento dei carburanti, visto che “le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane”. Non è escluso che Bruxelles possa arrivare a modificare la normativa europea per consentire maggiori importazioni dagli Stati Uniti. Non c’è un’altra via per garantire gli interessi nazionali? La tempesta energetica perfetta si sta avvicinando e nessuno, né a Bruxelles, né a Roma, sembra in grado di invertire decisioni e strategie, limitandosi ad annunciare il peggio.