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Economia
Europa, il Vecchio Continente in crisi di produttività e tecnologia
Auto Cina

Europa, il Vecchio Continente lontano dagli Stati Uniti

Europa e America, in termini di competitività e lavoro, sono sempre più distanti. Tutto questo sta succedendo attraverso un trend costante negli ultimi 20 anni. La produttività americana è cresciuta più del doppio rispetto al Vecchio Continente. Tra le diverse cause: investimenti pubblici e privati ​​insufficienti,  drammatica mancanza di aziende tecnologiche e di fondi di capitale di rischio e, ultimo ma non ultimo, la crisi demografica diffusa in tutta l’Eurozona. Ma vi è un’altra causa che spesso viene sottovalutata e riguarda  la diminuzione costante degli investimenti diretti esteri (IDE). Purtroppo questi importantissimo valore è calato nell’anno passato del 4% e adesso gli IDE sono inferiori di ben il 14% rispetto agli alti livelli del 2017. Un esempio su tutti relativo a questo trend è dato dalla Germania, la locomotiva europea, che è entrata in una sorta di recessione tecnica dopo un calo del 12% degli investimenti esteri. Pure in UK gli investimenti dall’estero sono diminuiti del 30% dal 2016-2017, mentre la Brexit ha reindirizzato i propri investimenti verso altri paesi europei.

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Europa, le due sfide dei prossimi anni

Mai come ora è vitale per l’Eurozona attrarre investimenti diretti esteri. Attualmente ci sono due sfide: ridurre le proprie catene di approvvigionamento e impedire che le economie degli Stati membri subiscano uno shock cinese pari a quello negli Stati Uniti dopo che Pechino è entrata nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001. Cambiamento climatico e i venti di guerra hanno reso le catene di approvvigionamento globali sempre più vulnerabili. I materiali primari per le industrie verdi (semiconduttori e  celle delle batterie per veicoli elettrici) arrivano da Taiwan, Corea del Sud e Cina. Queste concentrazioni, cosi come quelle di petrolio o energia, sono molto rischiose per il pianeta. Un esempio di questa debolezza arrivò nel 2021 quando la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC) per il Covid chiuse alcune fabbriche provocando il blocco della produzione automobilistica a livello mondiale.

Europa, le risposte del Vecchio Continente

Per limitare questi rischi l’UE sta favorendo hgli investimenti esteri nelle celle delle batterie e nei semiconduttori attraverso lo European Chip Act e la European Battery Alliance. Come l’Inflation Reduction Act e il Chips and Science Act negli Stati Uniti, le nuove regolamentazioni cercano di diminuire il rischio ampliando l’offerta di fornitori. Ma ancora non basta perchè la crisi serpeggia nell’Eurozona.Nel 2022, per la prima volta nella storia, la Germania ha importato più automobili e macchinari dal colosso asiatico di quante ne abbia esportate. Secondo uno studio Allianz Research la Cina avrebbe superato la Germania in settori chiave del mercato globale delle esportazioni. La quota cinese dell’export di macchinari e attrezzature è salita al 29% nel 2022, rispetto al 15% della Germania. Mentre la Germania è ancora leader nelle esportazioni di automobili e mezzi di trasporto, con una quota del 17% rispetto al 9% della Cina, ma il vantaggio sta diminuendo. Questo essere sull’orlo del baratro dovrebbe far ragionare con attenzione la politica europea. Negli Stati Uniti lo shock cinese del 2000 impattò gravemente sulle regioni manifatturiere . I lavoratori licenziati dalle aziende ebbero problemi a trovare lavoro. Da questo  un’epidemia di “morti per disperazione” con suicidi, overdose di droga e malattie epatiche da etilismo. Tutto questo ha posto le basi per la vittoria di Donald Trump.

Europa, le crisi portano in politica il vento di destra 

Non è un caso la vittoria della destra in Italia e in Francia. Una tendenza che potrebbe allargarsi. Un aiuto potrebbe arrivare dalle decisioni Usa. La decisione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di imporre una tariffa del 100% sui veicoli elettrici prodotti in Cina probabilmente reindirizzerà le esportazioni cinesi di veicoli elettrici dagli Stati Uniti verso l’Europa, lasciando ai politici europei altra scelta se non quella di imporre le proprie tariffe sulle importazioni. Una mossa del genere potrebbe avere l’ulteriore vantaggio di incrementare i flussi di IDE cinesi verso l’UE, mentre le case automobilistiche cinesi potrebbero cercare di evitare le tariffe di importazione costruendo nuove fabbriche in Europa e vendendo veicoli elettrici direttamente ai consumatori europei.

In ogni caso formando alleanze con aziende di economie tecnologicamente avanzate come Cina, Taiwan, Corea del Sud e Israele, le aziende europee potrebbero colmare il divario nei settori dei veicoli elettrici e della conoscenza digitale e aumentare i flussi di investimenti diretti esteri verso l’UE. Prima era la Cina che assorbiva tecnologia europea, adesso sta succedendo proprio il contrario. I ruoli sono invertiti: la Cina è attualmente un’economia tecnologicamente avanzata che cerca di accedere al grande mercato dell’UE per i suoi veicoli elettrici, e i paesi europei non hanno le competenze tecniche necessarie per rimanere competitivi. Per aumentare i flussi di IDE e migliorare la propria competitività, l’UE dovrebbe invertire la politica industriale della Cina e richiedere ai produttori cinesi di veicoli elettrici di creare joint venture con aziende nazionali in cambio dell’accesso al mercato.






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