Jindal lega Taranto all’Oman e taglia gli occupati, Flacks deve ancora chiarire piano industriale e coperture
I commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia tornano oggi a lavorare sulle due proposte arrivate per l’acquisizione dell’ex Ilva. Sul tavolo ci sono l’offerta del fondo americano Flacks Group e quella del gruppo indiano Jindal Steel International.
Flacks è in partita da mesi. Jindal si è fatto avanti nei giorni scorsi, ma aveva già partecipato alla precedente gara per l’ex Ilva. Da quanto emerge, i commissari dovrebbero entrare oggi nel merito delle due offerte e poi decidere, insieme al team dei legali, come proseguire il confronto con ciascuno dei due offerenti.
Il piano di Jindal prevede, fino al 2030, il mantenimento a Taranto di due altiforni sui tre esistenti per produrre 4 milioni di tonnellate di acciaio. Al momento, però, è in marcia soltanto l’altoforno 2. Dal 2030 gli altiforni verrebbero spenti e il siderurgico avrebbe un solo forno elettrico da 2 milioni di tonnellate.
Secondo questo schema, l’ex Ilva arriverebbe comunque a 6 milioni di tonnellate, che rappresentano la soglia autorizzata dall’Aia. Il risultato sarebbe raggiunto anche grazie a 4 milioni di tonnellate di bramme di acciaio, un semilavorato, in arrivo dall’Oman, dove Jindal avrebbe due forni elettrici per una capacità complessiva di 4 milioni di tonnellate e due impianti Dri per alimentare di preridotto di ferro i forni elettrici.
I 6 milioni così ottenuti servirebbero a far lavorare le aree a valle, quelle a freddo, di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi: treni nastri per i coils, gli impianti di finitura e quelli di verticalizzazione. Il punto più critico del piano Jindal sembra però essere quello occupazionale.
Gli addetti del gruppo ex Ilva sono oggi 9.702, di cui 7.920 a Taranto, anche se è in corso la cassa integrazione straordinaria per più di 3mila unità nello stabilimento pugliese e per alcune centinaia negli altri siti. Con il piano degli indiani si rischierebbe di scendere a circa 4.000-4.500 occupati, poco meno della metà degli attuali.
Numeri molto diversi da quelli messi sul tavolo da Flacks. Il fondo americano ha dichiarato di voler produrre a Taranto 6 milioni di tonnellate e di garantire a regime 8.500 occupati diretti. Diverso anche il capitolo investimenti: 5 miliardi nel piano Flacks contro 1,5 miliardi in quello di Jindal.
Su Flacks, però, restano ancora alcuni passaggi da chiarire. Venerdì scorso i commissari attendevano precisazioni e integrazioni rispetto all’offerta, soprattutto sul piano industriale e sulle modalità di finanziamento dell’operazione. Il fondo americano non ha risposto entro quella scadenza. Da Flacks è poi arrivata una replica: le richieste dei commissari sarebbero state stringenti e concentrate in tempi brevi. Il fondo ha anche sostenuto che il negoziato è in una fase avanzata e ha chiesto comunque un confronto.

