Arriva a Milano “Chi sale sul treno”, il documentario diretto da Valerio Filardo che racconta uno degli ultimi viaggi del cosiddetto “Treno Bianco”, storico convoglio che per oltre un secolo ha accompagnato malati e pellegrini da Palermo a Lourdes. La prima milanese è in programma giovedì 26 marzo alle 19.30 al Cinema Beltrade, tappa di distribuzione di un progetto prodotto da Invisibile Film con Cinefonie, Apnea Film e Webreak e distribuito da Mescalito Film.
Il racconto di un viaggio lungo oltre 120 anni
Il film segue quello che è, simbolicamente, un addio: l’ultimo viaggio di un treno che per più di 120 anni ha attraversato l’Italia portando con sé non solo persone, ma storie, fragilità e legami. Un viaggio lento, quasi fuori dal tempo, che oggi appare in controtendenza rispetto alla velocità contemporanea, ma che proprio in questa lentezza trova il suo significato più profondo. Il “Treno Bianco” diventa così qualcosa di più di un mezzo di trasporto: una comunità in movimento, un luogo sospeso dove si intrecciano vite, cure e relazioni.
Filardo sceglie una narrazione essenziale: niente voce narrante, ma uno sguardo che osserva e accompagna. La macchina da presa si muove tra corridoi stretti, cuccette, soste notturne, restituendo il ritmo del treno e quello delle persone che lo abitano. Sono i suoni, i silenzi e le voci dei protagonisti a costruire il racconto. “La cinepresa diventa parte della comunità, catturando la poesia nascosta nei silenzi, negli sguardi, nelle mani che si sfiorano”, spiega il regista.
I protagonisti: storie di cura e resistenza
Nel microcosmo del treno emergono figure diverse ma unite dallo stesso percorso. Rosella, volontaria instancabile, attraversa le carrozze senza sosta. Francesco, giovane con distrofia muscolare, trova in quel viaggio uno spazio di libertà difficilmente accessibile altrove. Francesca, medico, coniuga competenza e delicatezza. Mimmo, ferroviere, custodisce il treno come fosse casa. Attraverso queste storie prende forma un racconto corale fatto di assistenza concreta, notti insonni, gesti quotidiani che costruiscono una comunità reale. In filigrana, il documentario affronta anche un tema più ampio: la difficoltà crescente nel trovare nuovi volontari, soprattutto tra i più giovani.
Il “Treno Bianco” diventa così una metafora di un mondo che cambia, in cui il contatto diretto con la fragilità – senza filtri, senza schermi – appare sempre più raro. Qui il dolore non viene nascosto, ma condiviso, trasformandosi in relazione.
Il viaggio da Palermo a Lourdes, quasi 50 ore, si configura come un vero e proprio rito collettivo. Un’esperienza che unisce dimensione spirituale e umana, dove il pellegrinaggio incontra il viaggio ferroviario, entrambi caratterizzati da lentezza e contemplazione.
“Questo film vuole raccontare il significativo incontro tra la dimensione del viaggiare in treno e la pratica del pellegrinaggio”, sottolinea Filardo, evidenziando come questa esperienza restituisca “uno spazio sacro di umanità e speranza”. “Chi sale sul treno” ha ricevuto nel dicembre 2025 la menzione speciale al Festival de Cine Italiano de Madrid per la capacità di raccontare una realtà sociale che va oltre la dimensione religiosa, diventando metafora della vita e dell’empatia. Il documentario si presenta così non solo come il racconto della fine di una tradizione, ma come uno sguardo lucido su ciò che rischia di perdersi: il tempo condiviso, la cura dell’altro, la costruzione di una comunità che non lascia indietro nessuno.

