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Economia
Fca,gli Agnelli mollano l'Italia e l'auto? Su Affari l'allarme della Fiom-Cgil

Non c’è solo il forte rallentamento dell’industria dell’automotive e della componentistica innescato a cascata dalla frenata dell’export dei colossi tedeschi Volkswagen, Mercedes-Daimler e Audi sul tavolo di crisi ad hoc che verrà convocato a giorni dal Ministero dello Sviluppo economico. Un  tavolo che avrà cadenza mensile e che gli industriali torinesi vogliono far riunire simbolicamente sotto la Mole.

C’è anche la crisi di Fca che i sindacati vogliono affrontare di petto coinvolgendo la famiglia Agnelli per testarne le reali intenzioni. Sembra ormai lontanissimo il fine maggio di quest’anno quando l’offerta di John Elkann ai francesi di Renault consentiva al gruppo automobilistico italo-americano di proiettarsi in una fulminea scalata alla classifica mondiale dei produttori.

ginevra fca

 

"Non c’è più tempo sul settore automotive: il governo italiano deve decidere se vuole ancora mantenere la produzione industriale delle quattroruote oppure occuparsi solo di produzione di nicchia, come quella di Lamborghini con il suv Urus. E un esecutivo serio dovrebbe verificare l’impegno di Fca in Italia, rivolgendo delle domande precise alla proprietà del gruppo”, spiega ad Affaritaliani.it Marco De Palma, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore auto del sindacato dei metalmeccanici, uno dei primi ad aver lanciato l’allarme sulla congiuntura del settore e che al tavolo con Patuanelli giocherà un ruolo da protagonista. 

Senza aziende di assemblaggio di auto nel nostro Paese come Fca salta completamente la filiera della componentistica. Ed è centrale dunque in questa discussione affrontare la crisi produttiva e occupazionale di Fca”, denuncia il sindacalista. Che come possibile spia del momento di difficoltà e disimpegno del colosso delle quattroruote di Detroit cita il caso Marelli.

patuanelli
 

“Bisogna guardare in faccia alla realtà: da quando è stata acquisita dai giapponesi di Calsonic Kansel, lo stabilimento di Bologna di Marelli che impiega molti ingegneri ha annunciato la richiesta della cassa integrazione ordinaria. La maggior parte delle fabbriche del gruppo sono interessate dalla contrazione dei volumi. Penso poi alla costruzione del motore elettrico, produzione che coinvolge i tre stabilimenti di Bologna, Corbetta e Bari e che viene effettuata soltanto per marchi come Harley Davidson e Porsche", dice De Palma che ricorda come "nella nuova gamma di investimenti fatta da Fca su Maserati, Alfa e 500 elettrica non ci siano soluzioni elettriche fatte da Marelli”.

“Neanche i nuovi modelli Jeep fatti a Melfi, come la Compass, modelli che partiranno prima - aggiunge il sindacalista - non hanno ordinato commesse alla Marelli. Ad oggi le produzioni annunciate da Fca non satureranno gli impianti. Quindi si pone un problema industriale strategico per il nostro Paese”. 

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E poi la richiesta a Patuanelli: “Ora un governo serio dovrebbe verificare l’impegno di Fca in Italia, rivolgendo delle domande precise alla proprietà del gruppo. Per le politiche industriali gli attori sono almeno tre: le imprese, i governi e le organizzazioni sindacali. Ma ci sono scelte che hanno a che fare solo con gli azionisti di controllo. Quindi, per poter intraprendere una discussione, gli Agnelli devono mostrare le carte, perché non è possibile che tutti gli stabilimenti italiani girino quasi a regime impiegando gli ammortizzatori sociali. Abbiamo necessità di riprendere a lavorare”. 

E poi, oltre alla presenza in Italia, la domanda sullo sfondo che, dopo le molteplici operazioni di spin-off  che hanno interessato la galassia Agnelli, in molti si fanno: la famiglia è ancora interessata al business auto?

“Al riguardo metto insieme e leggo i fatti degli ultimi anni",  dice De Palma. “Quello che abbiamo visto - prosegue - è che la proprietà ha diversificato il proprio portafoglio finanziario, ha ceduto la Marelli e cercato soluzioni, non da ultima quella con Renault, di alleggerimento della propria posizione nel capitale di Fca. La risposta, quindi, è già nei comportamenti di Exor. Siccome negli anni gli Agnelli ci hanno sempre spiegato che gli interessi della famiglia e quelli di Fca coincidevano con quelli del Paese, bisognerebbe guardare concretamente alla realtà dei fatti per capire che non è più così”. 

twitter11@andreadeugeni

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