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Economia
Flat tax dal 2020: cosa cambia. Beneficio di 450 euro all'anno

Riforma dell’Ifpef ai blocchi di partenza. Il governo, ha fatto sapere il vicepremier Matteo Salvini, sta lavorando “ad una revisione delle aliquote Irpef, ad esempio quella del 23% che riguarda milioni di italiani per abbassarla fino al 20”. L’anticipazione è stata poi confermata dal viceministro dell’Economia e finanze, Massimo Garavaglia, che ha spiegato: per la flat tax “si inizierà subito con la prossima legge di bilancio con la prima aliquota Irpef, che taglieremo di 3 punti percentuali portandola dal 23% attuale al 20%”.

 

Come noto l’Irpef, ossia l’imposta diretta sui redditi personali, è attualmente progressiva ed è calcolata in base al reddito di ciascun contribuente sulla base di cinque aliquote e con una “no tax area” fino a 8.174,00 euro. Sopra tale soglia si inizia a pagare il 23% fino a 15 mila euro di reddito, da 15.001 euro a 28.000 euro l’aliquota marginale sale al 27%, da 28.001 a 55.000 sale al 38%, tra i 55.001 e i 75.000 euro al 41%, sopra la soglia dei 75 mila euro l’aliquota marginale (massima) è pari al 43%.

 

In base al regime attuale, a parte i titolari di partita Iva in regime forfettario dei minimi (dunque con ricavi non superiori ai 65 mila euro all’anno), che pagano il 15% (5% dal 2016 per le nuove attività nei primi 5 anni di vita) come imposta sostitutiva dell’Irpef, chi ha un reddito non superiore a 8.174 euro non paga nessuna imposta, se ha un reddito fino a 15 mila euro paga fino a un massimo di 3.450 euro l’anno.

 

Da lì a salire se raggiunge i 28 mila euro paga fino a un massimo di 6.960 euro, fino a 55 mila euro di reddito paga fino a un massimo di 17.220 euro di Irpef, fino a 75 mila paga fino a 25.420 euro, mentre sui redditi oltre tale soglia paga un 43% di imposta in aggiunta ai 25.420 euro. Se l’avvicinamento alla flat tax avvenisse senza toccare né la “no tax area” né gli scaglioni, chi avesse un reddito entro i 15 mila euro l’anno pagherebbe al massimo 3 mila euro, con un risparmio di 450 euro massimi che verrebbe poi “traslato” anche sugli scaglioni successivi.

 

Le imposte diverrebbero così al massimo pari (per i vari scaglioni a 6.510 euro, a 16.770 euro, a 24.970 euro e poi ad un 43% di imposta per redditi sopra i 75 mila euro annui in aggiunta ai 24.970 euro. Ma come sono distribuiti i contribuenti nei diversi scaglioni e chi dunque otterrà il massimo beneficio? Secondo le statistiche relative alle dichiarazioni dell’anno d’imposta 2016 (le ultime disponibili) dei 40,9 milioni di contribuenti persone fisiche 20,3 milioni erano lavoratori dipendenti, con un reddito medio di 21.350 euro.

 

Per tali contribuenti le tasse passeranno dunque, sempre in media, da 5.164,5 euro l’anno a 4.714,5 euro l’anno con un risparmio del 8,7% circa per i contribuenti e un mancato gettito di oltre 9,1 miliardi di euro per lo stato (a fronte di oltre 156 miliardi di euro di entrate fiscali legate all’Irpef). In realtà parte del gettito sarà poi recuperata dato che con 450 euro in più in tasca gli italiani potranno consumare di più, ma di quanto?

 

Considerando che a fine 2017 il tasso di risparmio lordo degli italiani era inferiore al 10% dei loro redditi, si potrebbe pensare che circa 400 dei 450 euro “risparmiati” verranno poi utilizzati per nuove spese: nel caso dei soli lavoratori dipendenti, ad esempio, ciò significa oltre 8,1 miliardi di consumi che si tradurranno in nuovo Pil e dunque in redditi imponibili. Visto che secondo i più recenti dati Ocse la pressione fiscale è mediamente pari al 42,4% del Pil, ciò significa che circa 3,4 miliardi torneranno nelle tasche del fisco che dunque avrà alla fine rinunciato, per quanto attiene ai redditi da lavoro dipendente, a meno di 6 miliardi netti di entrate.

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