G7, pronti a tutto per la crisi energetica
La crisi energetica innescata dal blocco dello stretto di Hormuz allarma per vari motivi, il primo è legato alle conseguenze di una guerra in Iran prolungata nel tempo con inevitabili scossoni a livello geopolitico. Ma preoccupa anche l’innalzamento del prezzo del petrolio che sembra fuori controllo, si sono sfiorati i 120 dollari al barile negli scorsi giorni. Per questo – riporta Il Sole 24 Ore – i grandi della Terra hanno deciso di correre ai ripari. I ministri delle Finanze e dell’Energia del G7, affiancati dai banchieri centrali e dai rappresentanti dell’Agenzia internazionale dell’energia, si sono riuniti ieri in videoconferenza per discutere dello choc economico e finanziario provocato dal conflitto in Medio Oriente.
“Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i nostri partner, anche per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato dell’energia”, ha affermato il G7 in un comunicato. Già all’inizio di questo mese, il G7 si era riunito virtualmente per concordare il sostegno all’uso delle riserve strategiche di petrolio per far fronte ai problemi di approvvigionamento e alla volatilità. Un allarme arriva da un’analisi dell’Fmi: “Se i prezzi elevati di energia e alimentari dovessero persistere, alimenterebbero l’inflazione a livello globale. Storicamente, choc prolungati dei prezzi del petrolio hanno spinto l’inflazione al rialzo e la crescita al ribasso. Nel tempo, l’aumento dei costi di trasporto e produzione si riflette nei prezzi di beni e servizi”. Insomma, via al modello “Whatever it takes”. Si tratta della celebre frase pronunciata da Mario Draghi il 26 luglio 2012, quando era presidente della Banca Centrale Europea, per salvare l’euro durante la crisi del debito sovrano.

