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Economia
Gedi, il superpremio di Exor a Cir? Lo pagano anche i lettori dell'Economist

Mentre i giornali italiani sono intenti a celebrare il passaggio del controllo di Gedi Gruppo Editoriale dalla Cir dei De Benedetti alla Exor degli eredi Agnelli per 102,5 milioni di euro ovvero 46 centesimi per azione, prezzo che ha stupito più di un analista e che incorpora un premio di oltre il 60% rispetto alle quotazioni ante annuncio ufficiale, un’altra testata controllata fin dal 2015 da Exor sta avvertendo i suoi lettori che dal sette gennaio  prossimo l’abbonamento subirà un rincaro.

Per una curiosa coincidenza temporale tra i “mezzi propri” che Exor utilizzerà per completare entro il primo trimestre del prossimo anno l’acquisizione (che per la holding peserà meno dell’1% degli investimenti complessivi, mentre per Cir comporterà comunque l’abbattimento di quasi due terzi la valorizzazione della partecipazione, finora a bilancio a 273 milioni) rientrerà, indirettamente, anche un aumento del costo dell’abbonamento per i lettori di The Economist che nel marzo scorso avevano già visto aumentare del 20% il costo dei suoi abbonamenti (mentre era rimasto fermo il prezzo in edicola).

The Economist
 

La mail inviata agli abbonati con cui l'Economist annuncia il rincaro del 23% della tariffa
 

Al momento, abbonarsi alla versione digitale piuttosto che a quella cartacea del settimanale finanziario britannico costa, in promozione, 20 euro per le prime 12 settimane, ovvero 69 euro all’anno. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, dal primo sette prossimo un rincaro del 23% porterà a 85 euro il prezzo dell’abbonamento ordinario come segnalato da una mail arrivata la scorsa settimana agli abbonati, dopo il lancio (il 15 ottobre) di una prima offerta su Gedi di soli 25 centesimi per azione da parte di Romed (la holding di Carlo De Benedetti), subito rifiutata, e appena prima (il 27 novembre) che il 29 novembre iniziassero a circolare le indiscrezioni su un raggiunto accordo tra i figli dell’Ingegnere e John Elkann per il passaggio del controllo di Gedi.

05 giornali
 

The Economist segnala di avere 1,2 milioni di lettori paganti tra digitale e cartaceo e di realizzare circa il 60% dei suoi 333 milioni di sterline (circa 393 milioni di euro) di fatturato proprio tramite la vendita delle copie su carta e digitali (quindi circa 235 milioni di euro). Incrementando di 16 euro l’anno il costo per ciascuno dei suoi 1,2 milioni il gruppo dovrebbe veder salire il fatturato di circa 19 milioni di euro e, salvo un parallelo incrementi dei costi, anche l’utile netto (25 milioni di sterline, ossia 29,5 milioni di euro, l’ultimo esercizio) dovrebbe beneficiarne in maniera consistente.

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Certo, l’aumento dei costi d’abbonamento è stato giustificato da The Economist con la volontà di porre maggiori risorse in aree tematiche (la tecnologia in Cina, le politiche sanitarie globali) e nella newsletter giornaliera The Economist Espresso. Ma visto che Exor possiede il 43,4% del settimanale britannico (potendo però esercitare solo il 20% dei diritti di voto), ciò significa che dei “mezzi propri” che Exor utilizzerà per l’acquisizione di Gedi fino a 8,3 milioni di euro massimi potrebbero derivare da questo aumento attraverso maggiori dividendi per Exor.

Chissà se i lettori di The Economist saranno contenti di dover pagare di più i contenuti che leggono per consentire agli eredi Agnelli di poter ritornare in possesso delle loro attività editoriali italiani (La Stampa e Il Secolo XIX, accorpate in Gedi nel 2016) e, in aggiunta, di La Repubblica, L’Espresso e Radio Deejay? John Elkann, alle prese con la prossima fusione Fca-Psa, sembra contarci e sperare di replicare il successo del gruppo editoriale britannico anche in Italia.

Luca Spoldi

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