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Geopolitica, energia e trimestrali: perché i mercati continuano a salire mentre cresce il rischio inflazione

Tra tensioni energetiche e crescita debole in Europa, i mercati salgono mentre BCE e Fed restano caute sui tassi

Geopolitica, energia e trimestrali: perché i mercati continuano a salire mentre cresce il rischio inflazione
Mercati Finanziari

Crisi energetica e riapertura dei negoziati influenzano economie e Banche Centrali

Tra tensioni persistenti nello Stretto di Hormuz e tentativi di riavviare i negoziati USA-Iran, molti mercati azionari globali toccano nuovi massimi, mentre l’attenzione si sposta sulle prossime trimestrali. L’Italia e l’Eurozona affrontano una crescita moderata e il rischio inflazionistico post-crisi iraniana, con le banche centrali, inclusa la BCE e la Fed, che adottano un approccio attendista sui tassi, orientandosi verso un mantenimento dello status quo nel breve termine.

Geopolitica e mercati: tra tensioni e nuovi massimi

Dopo l’euforia della settimana scorsa per la riapertura dello Stretto di Hormuz, nel weekend si è assistito a una nuova chiusura, in seguito al blocco e all’attacco a una nave iraniana da parte della Marina statunitense. Oggi dovrebbe tenersi l’incontro tra la delegazione USA e quella iraniana per riavviare i negoziati, a meno di sorprese dell’ultima ora. Nonostante ciò, la scorsa settimana molti indici azionari globali non solo hanno recuperato integralmente le perdite accumulate dall’inizio della crisi, ma hanno addirittura aggiornato i massimi storici. Le possibili interpretazioni sono due: o il mercato nutre fiducia in una rapida conclusione del conflitto, oppure gli operatori preferiscono non restare esclusi dall’attuale fase rialzista, pur mantenendo timori per le future ripercussioni dell’impennata dei prezzi energetici sulla crescita globale.

Italia ed Europa: crescita moderata tra rallentamento e resilienza

L’economia italiana appare stagnante, con una crescita del PIL stimata allo 0,5% sia per il 2026 sia per il 2027. Un rallentamento che ci colloca in fondo alla classifica, insieme alla Germania (0,8%) e a un Regno Unito in forte affanno. L’intera Eurozona si trova sotto pressione: con una crescita media prevista allo 0,7%, il Vecchio Continente emerge come il principale penalizzato dalla crisi iraniana, stretto tra la dipendenza energetica strutturale e la contrazione dei consumi interni. Il rapporto del FMI mette inoltre in guardia dal rischio di una nuova ondata inflazionistica che, nello scenario più avverso, potrebbe sfiorare il 6%, costringendo le banche centrali a mantenere un orientamento restrittivo. La BCE, tuttavia, appare meno preoccupata. Isabel Schnabel, esponente dell’ala “falco” del Consiglio Direttivo, ha sottolineato che non vi è urgenza di intervenire, suggerendo un approccio prudente volto a valutare pienamente durata e impatto del conflitto.

Di conseguenza, le probabilità di un rialzo dei tassi ad aprile sono scese dal 30% al 10%, mentre le attese sui rialzi cumulati per l’anno in corso si sono ridimensionate a 50 punti base, rispetto ai quasi 80 della settimana precedente. Anche sul fronte della Federal Reserve si rafforza lo scenario di tassi invariati nel breve termine. Il vicepresidente Williams ha ribadito che l’attuale incertezza non consente di fornire indicazioni precise sulla traiettoria della politica monetaria.

Obbligazionario e dati macro: stabilità e segnali contrastanti

In questo contesto, i movimenti sul mercato obbligazionario sono rimasti contenuti: il rendimento del Bund a 10 anni si attesta poco sopra il 3%, il BTP a 10 anni al 3,75%, mentre lo spread BTP-Bund si è ulteriormente ristretto fino a 72 punti base. Sul piano macroeconomico, i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono cresciuti del 4% su base annua, in accelerazione rispetto al precedente 3,4% ma al di sotto delle attese (4,6%). Le componenti dell’indice PCE risultano contrastanti, giustificando l’atteggiamento attendista della Fed.

Più cauta anche Christine Lagarde, che ha riconosciuto come l’economia dell’Eurozona si stia discostando dallo scenario base dell’Eurotower, sebbene non in misura tale da richiedere una stretta imminente. Nel frattempo, le crescenti speranze di una tregua hanno favorito la propensione al rischio, indebolendo il dollaro e spingendo il cambio euro/dollaro oltre la soglia di 1,18.

Outlook: PMI, banche centrali e stagione degli utili

Guardando alla prossima settimana, l’attenzione si concentrerà sugli indici PMI delle principali economie, fondamentali per valutare l’impatto della crisi sul sentiment aziendale. Negli Stati Uniti sono attese le vendite al dettaglio di marzo, previste in crescita anche per effetto del rincaro dei carburanti. In Europa, riflettori puntati sull’indice IFO tedesco, stimato in lieve peggioramento. In Giappone, i dati sull’inflazione offriranno indicazioni sulle prossime mosse della BoJ.

Infine, l’attenzione tornerà sulle banche centrali, con gli ultimi interventi dei membri BCE prima del vertice del 30 aprile, dove si prevede un mantenimento dello status quo in attesa di giugno, e sulla stagione degli utili, che entrerà nel vivo con i risultati di Tesla.

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