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Economia
Grecia, Fmi: "Impatto sostanziale sull'Italia". Atene spaventa Roma

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

In via XX settembre, la sede del Ministero italiano dell'Economia e delle Finanze, hanno fatto un salto sulla sedia davanti ai propri pc appena hanno visto l'agenzia di stampa con i giudizi sull'Italia dei tecnici del Fondo Monetario Internazionale. Affermazioni che per un istante hanno riportato alla memoria dei funzionari di Pier Carlo Padoan quelle mattine piene di tensione dell'ormai lontano autunno 2011 quando la colonnina del termometro dello spread sfondava rapidamente quote di sicurezza. Facendo temere per la tenuta dei nostri conti pubblici.

"Se non contrastati da una robusta risposta a livello europeo, gli sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere un impatto sostanziale sull'Italia in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l'esposizione diretta sia limitata", ha comunicato infatti l'organismo di Washington presieduto dalla francese Christine Lagarde in uno studio pubblicato a seguito dell'analisi del rapporto sulla Penisola, completato il 16 giugno dallo staff guidato dall'ex (commissario per la pending review) Carlo Cottarelli e condotto nel mese di maggio. Ben prima quindi, del referendum di Atene in cui ha vinto il No ma nel pieno della trattativa che è poi saltata sull’annuncio del premier greco delle consultazioni.

Crisi di fiducia: è proprio la fiducia sulla sostenibilità del debito pubblico italiano (che viaggia stabilmente sopra il 130% del Pil e il cui abbassamento Palazzo Chigi ha rinviato al prossimo anno) il capitale di cui il primo ministro Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno bisogno per sterilizzare il rischio contagio da parte della crisi greca per i nostri conti pubblici. Contagio che al momento si è tradotto soltanto in un innalzamento di qualche punto di spread fra i decennali italiani e i Bund tedeschi. Ma che, oltre al meccanismo di trasmissione finanziaria, potrebbe agire anche su quello reale, uccidendo nella culla la "debole ripresa" in atto.

Renzi e Padoan hanno per il momento messo in sicurezza i saldi di finanza pubblica grazie a una politica di riforme che è risultata più credibile (rispetto all'azione dei governi passati) sui mercati. Percezione che si è anche beneficiata del cordone di protezione della Bce (che acquista titoli di Stato europei attraverso il quantitative easing in funzione anti-deflattiva a un ritmo di 60 miliardi di euro al mese) e di una ripresa economia che finalmente ha fatto capolino anche nel nostro Paese dall'inizio di quest'anno.

Tra prestiti diretti e partecipazione ai meccanismi di salvaguardia europei, l'esposizione totale dell'Italia nei confronti della Grecia, secondo quanto ha fatto sapere proprio Via xx Settembre, è di 35,9 miliardi di euro. Ammontare che deriva da un'esposizione diretta, in virtù di prestiti bilaterali, pari a 10,2 miliardi di euro. Poi Roma ha fornito 25,7 miliardi di contributi al fondo salva-Stati (Efsf ed Esm) e quindi, complessivamente, il nostro Paese è esposto per 35,9 miliardi di euro, "già tutti contabilizzati". Dunque, un'insolvenza della Grecia non aprirebbe voragini per la finanza pubblica. L'esposizione delle banche italiane verso Atene, invece, è molto bassa. Esposizione che si è ridotta progressivanete nel tempo, dopo che nel 2009 il Paese ellenico ha alzato il velo sul reale deficit delle proprie finanze pubbliche: ora è pari a circa 1 miliardo di euro.

Nel proprio studio, il Fondo Monetario fa riferimento al pericoloso precedente giuridico di uscita di un Paese dalla moneta unica che il default della Grecia giocoforza introdurrebbe ( "c'è più preoccupazione per le implicazioni di lungo termine, se la percezione dell’irreversibilità dell’Area euro dovesse cambiare in modo permanente", dice infatti). Scenario su cui poi i mercati, con forti accelerate da parte della speculazione finanziaria internazionale, si setterebbero stabilmente focalizzandosi sul secondo Stato in Eurolandia con forti problemi di debito pubblico. E cioè l'Italia. Paese avvisato...

 

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