Il Bitcoin si rivela il più resiliente tra i beni rifugio, nonostante la crisi in Medio Oriente. L’analisi di Marc Des Ligneris, senior Portfolio Manager di CoinShares
I mercati globali stanno mostrando segnali di stabilizzazione nonostante l’acuirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Gli investitori continuano a leggere gli sviluppi recenti, inclusa la rinnovata pressione sull’Iran, come un’escalation temporanea destinata a rientrare nelle prossime settimane. Questa lettura, tuttavia, rischia di sottovalutare la complessità strutturale del contesto in quanto un’eventuale interruzione prolungata nell’area dello Stretto di Hormuz potrebbe avere effetti diretti su inflazione, condizioni finanziarie e catene di approvvigionamento globali, con implicazioni sempre più rilevanti anche per gli asset digitali.
Rischi sui tassi e fragilità emergenti
Il quadro macro evidenzia alcune vulnerabilità strutturali soprattutto negli Stati Uniti. Una quota significativa del debito pubblico è stata rifinanziata su scadenze brevi, rendendo il sistema più esposto a un’inversione del ciclo dei tassi e, in presenza di pressioni inflazionistiche persistenti o di un indebolimento della domanda per i Treasury, un aumento dei rendimenti potrebbe tradursi rapidamente in maggiori costi.
In questo contesto, la tenuta degli asset rischiosi appare in parte disallineata rispetto ai rischi sottostanti. I mercati non sembrano infatti riflettere pienamente lo scenario di un conflitto prolungato o strutturalmente destabilizzante. Al tempo stesso, la maggiore inclinazione della curva dei rendimenti sta esercitando nuove pressioni sul credito privato, dove emergono con forza criticità legate alla liquidità con un numero sempre maggiore di fondi che introducono restrizioni nelle politiche di rimborso.
Bitcoin, il più resiliente tra i beni rifugio
Tra i tradizionali beni rifugio emergono dinamiche divergenti: l’oro ha evidenziato una volatilità marcata, senza riuscire a confermare con continuità il proprio ruolo di bene rifugio, riflettendo anche un posizionamento già saturo dopo il recente rialzo.
Il Bitcoin, dopo una correzione significativa, mostra – invece – una maggiore tenuta in quanto il suo posizionamento appare oggi più equilibrato. L’asset potrebbe beneficiare, infatti, di due fattori-chiave in un contesto macro in deterioramento. Da un lato, liquidità, portabilità e indipendenza dalle infrastrutture finanziarie tradizionali ne rafforzano il ruolo come strumento di protezione del capitale nelle aree caratterizzate da instabilità. Dall’altro, in uno scenario di forte irrigidimento delle condizioni finanziarie e rallentamento della crescita, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a tornare a politiche più accomodanti, inclusa una nuova fase di quantitative easing, storicamente favorevole agli asset digitali.
Sul piano strutturale, la domanda di Bitcoin continua a mostrarsi solida. I flussi netti in ingresso verso ETF e Digital Asset Treasuries sono tornati a superare la nuova offerta, segnalando un equilibrio domanda-offerta sempre più favorevole. Gli ETF permettono un accesso semplice e diretto all’asset, mentre le Digital Asset Treasuries esprimono una domanda di lungo periodo, meno sensibile alla volatilità di breve. Si tratta di una dinamica destinata a rafforzarsi anche alla luce del cosiddetto halving, evento che si verifica circa ogni quattro anni e che dimezza la quantità di nuovi Bitcoin immessi sul mercato, rallentando progressivamente la crescita dell’offerta.
Nonostante il ruolo crescente di questi attori, ETF e Digital Asset Treasuries rappresentano ancora una quota relativamente contenuta dell’offerta circolante complessiva, pari a circa l’11–12%, e ciò lascia quindi spazio a ulteriori sviluppi sul fronte della domanda.

