Economia
I mercati sono istrionici, attenzione a vendere troppo
Negli Usa si fanno investimenti e debito ma il Dow Jones è da record
“Io sono un istrione/Ma la genialità è nata insieme a me/Nel teatro che vuoi/Dove un altro cadrà io mi surclasserò/ Io sono un istrione/ Ma la teatralità scorre dentro me…”, quanto ci sarebbe stato utile Charles Aznavour per raccontare la follia dei mercati di questi giorni, chi meglio di un istrione può raccontare i suoi simili, chi meglio di lui può descrivere a far comprendere qualcosa che un giorno sembra suicidarsi nei ribassi, crollare nel dramma e nel sangue, e il giorno dopo risollevarsi cantando e gioendo senza che nulla fosse caduto.
La borsa e i mercati finanziari sono questo, istrionici, burloni, drammatici, attori, ipocriti, falsi e sicuramente esibizionisti. A volte mentono, a volte sono terribilmente seri, solo Aznavour sarebbe capace interpretarli.
“In una stanza di tre muri tengo il pubblico con me/ Sull’orlo di un abisso scuro/ Con il mio fracks e i miei tics/ E la commedia brillerà del fuoco sacro acceso in me”, nero come il frack sembrava venerdì scorso, per molti era un nuovo abisso, la riedizione del 2011 e poi oggi, la farsa e la commedia con Milano che prima rimbalza come miglior borsa d’Europa e poi chiude in leggerà negatività. Volatilità padrona, non certo catastrofe come molti paventavano.
Come ripete spesso l’abile e scaltro Gianfranco Rotondi “la parola del politico vale solo per il momento in cui è stata pronunciata”, e lo stesso vale per il mercato, ugualmente volubile, così venerdì era tutto brutto, sporco e cattivo, così oggi, lunedì ci ripenso, vedo la situazione meno fosca.Come anticipato dal costituzionalista Alfonso Celotto (La Stampa di domenica 30 settembre) “per ora del Def abbiamo solo le linee guida, non sappiamo ancora esattamente le norme quali saranno e il loro reale impatto, quando fatto giovedì in consiglio dei ministri è solo una linea di tendenza, tutto ciò dovrà poi essere tradotto in legge”, aggiungendo due successivi passaggi cruciali: il passaggio al Quirinale il 15 ottobre, dove potrebbe subire modifiche e successivamente l’approdo alle Camere. Dunque, perché fasciarsi la testa fin da ora? Ed ecco che il mercato, istrionico, cambia subito opinione ed umore e inizia la caccia ai titoli sottovalutati e alle occasioni. Ecco che FCA torna a salire, +2,30%, d’altronde ci si chiede, perché vendere FCA un’azienda in odore di prossime mosse speculative (vendita o collocamento di Magneti Marelli e possibile mega fusione internazionale) che con il Def e con la situazione del Debito italiano c’entra poco o nulla. Stesso discorso per il meglio del made in Italy che torna a volare: +4,60% Moncler, +3,70% Buzzi Unicem, +2,70% Tenaris, +1,60% Saipem che sembra non volersi più fermare.
Dall’altra parte le solite vendite sui bancari, titoli ulteriormente maltrattati, Ubi Banca, Intesa, BPM, Mediobanca e Unicredit, tutti con ribassi compresi tra il 2 e il 6%, con l’aggiunta di Telecom -5,30% che soffre il tema tassi e la solita incertezza a livello aziendale.
E poi c’è lo spread, che risale, siamo di nuovo vicina a 300, e per l’esattezza a 281 con rendimenti sul BTP di nuovo superiori al 3%. E questo non è detto che sia un male, anzi qualche investitore potrebbe vederla come una grande occasione, perché in un mondo con rendimenti bassissimi e rischi molto altri, un rendimento superiore al 3% offerto dall’Italia, pur sempre una potenza industriale, diventa allettante, sempre meglio che prestare i soldi alla Germania, nel bund che restituisce un rendimento anche negativo.
Ma l’Italia non è credibile, obiettano molti e la credibilità la sta perdendo lo stesso Tria, quello che sia dai mercati che dall’Europa era considerata la garanzia che questo governo non avrebbe fatto colpi di testa.
Lo stesso Ferruccio De Bortoli, ieri dall’Annunziata ammette di essere sconcertato, “vedo due Tria, uno rigoroso con il limite al Deficit fissato all’1,4%, e uno spendaccione che accetta lo sforamento del 2%”. Tria il nostro istrione?Il mercato giudica e cambia opinione continuamente, perché dovremmo credergli così supinamente. Si ripete che è il debito il vero problema e la riduzione deve essere fatta con mezzi credibili. Peccato che osservando i vari casi mondiali, sembra di intravedere una disparità di giudizio: c’è debito e debito, e non tutti hanno lo stesso trattamento. Un esempio è Tesla e il suo padrone l’istrionico Elon Musk, oggi accusato di frode. Non è abbastanza per mettere in discussione la sua credibilità? Eppure ci sono ancora grandi fondi che continuano ad investire ed a puntare sulle sue idee, sulla sua spesa e sulle sue idee di investimento e sul suo debito, nonostante fino a oggi l’azienda abbia mancato tutte le promesse di utile e di produzione e nonostante fino a oggi siano state riportate solo perdite. Lo stesso fa l’Italia, ma se oggi, come promette Tria vogliamo spendere per investire, questo non ci viene concesso, perché eccediamo con il debito. Lo so che il paragone può sembrare un po’ forzato, l’Italia è uno stato e Tesla un’azienda privata, ma non è esagerato il pregiudizio e la disparità di trattamento?
In Tesla tutto è permesso, mentre in Italia, ogni uscita fuori dal rigore viene presa a pretesto per creare panico finanziario e togliere fondi.
Oggi Milano ha chiuso la giornata a -0,50%, un risultato che stride con il nuovo record del Dow Jones. Perché a Wall Street va così, si fanno investimenti e debito, e si sale, anche se c’è Trump, quello che per i media doveva essere la causa scatenante della prossima catastrofe. Non è che si stia esagerando anche con il governo italiano? Attenzione a vendere troppo, il mercato è istrionico e potrebbe cambiare opinione in fretta.
@paninoelistino
