Intesa Sanpaolo allunga il passo a Piazza Affari col titolo che a metà seduta guadagna oltre il 2,5% nonostante la parziale bocciatura del quantitative easing Bce arrivata stamane dalla Corte Costituzionale tedesca. A far sorridere gli investitori sono i numeri del primo trimestre, in particolare l’utile netto pari a 1,151 miliardi di euro, a sorpresa in crescita del 9,6% rispetto a 12 mesi prima e “del 43% oltre il consenso”, come hanno subito sottolineato gli analisti finanziari di Jefferies citando “l’enorme risultato nel trading, che più che compensa gli accantonamenti” legati al Covid-19, pari a 300 milioni di euro (su un totale di 419 milioni di “altre rettifiche” e a fronte di 403 milioni di rettifiche nette su crediti).

Non solo: “Anche i trend “core” sono sembrati solidi, con un outlook positivo fornito”, aggiungono gli uomini di Jefferies. In effetti il risultato corrente lordo del trimestre, aumentato del 9% rispetto al primo trimestre 2019 a 1,923 miliardi di euro e un risultato della gestione operativa in crescita del 26,8% a 2,713 miliardi, a fronte di proventi operativi netti saliti dell’11,7% a 4.882 miliardi e costi operativi in calo del 2,7% a 2,169 miliari, per un cost/income del 44,4%, tra i migliori in Europa.
L’indicazione di un utile netto 2020 pari ad almeno 3 miliardi di euro secondo gli analisti è “in linea col consenso, mentre quello sul 2021, non inferiore a circa 3,5 miliardi, batte le attese” del mercato, ferme a 3,1 miliardi di euro. Piace infine agli analisti il fatto che sembri ancora aperta la possibilità di pagare il dividendo sul 2019, al omento sospeso fino a ottobre per ottemperare alle richieste Bce.

Quanto all’Ops su Ubi Banca, il Ceo Carlo Messina, ribadisce la validità dell’operazione che offre agli azionisti dell’istituto guidato da Victor Massiah “la possibilità di unirsi con l’operatore più forte” in Italia “e uno dei più forti in Europa”. Un gruppo, Intesa, “che ha sempre operato a vantaggio delle sue persone, di tutta la clientela, dei propri azionisti e nell’interesse delle comunità di cui è parte” e che, conclude Messina nel tentativo di vincere la resistenza delle fondazioni e degli altri soci rilevanti di Ubi Banca, intende portare “questi tratti qualificanti nei territori di presenza di Ubi”.
Tanto più che con l’incertezza attuale legata all’evoluzione della pandemia di Covid-19 la proposta acquisisce “maggiore valenza strategica” secondo Messina e può rappresentare per Ubi “una prospettiva ancor più rilevante: elevata patrimonializzazione, robusta copertura dei crediti deteriorati, dimensione, diversificazione e capacità di investimento assumono ora più valore che in tempi normali”. Ma se alla fine la proposta non dovesse vincere le resistenze di tutti i soci? Per Messina “una significativa generazione di valore” sarebbe “ampiamente realizzabile anche nel caso di adesione del solo il 50% + 1 azione di Ubi”.

L’offerta resta dunque valida, costituendo l’architrave di un progetto “che ha l’obiettivo di generare ulteriori benefici per tutti gli stakeholder e fornire un solido supporto all’economia reale e sociale, con un rafforzamento complessivo dell’Italia”. Parole che gli stessi esperti di Jefferies (che su Intesa Sanpaolo esprimono un “hold” con prezzo obiettivo di 1,5 euro, poco sopra gli attuali 1,42 euro di borsa) sembrano condividere, sottolineando come “i forti buffer di capitale e il mix del business diversificato” di Intesa Sanpaolo (Cet1 ratio salito dal 13,9% di fine 2019 al 14,2%, Tier1 ratio salito al 16,1% dal 15,3%, coefficiente patrimoniale totale al 18,5% contro il 17,7% di fine 2019) siano “un punto di forza nel contesto attuale”.
Tutto bene, dunque? A giudicare dalla reazione del mercato e dai primi commenti dei broker sì, ma qualche piccola ombra resta anche in un quadro dalle molte luci come quello presentato oggi da Intesa Sanpaolo. Così spulciando tra le righe della trimestrale emerge come la divisione private banking (cui fanno capo le attività della controllata Fideuram) abbia visto i proventi netti scivolare a 478 milioni (dai 482 milioni dei primi tre mesi del 2019) e l’utile netto a 227 milioni (contro 232 milioni un anno prima), mentre la divisione asset management (Eurizon Capital) abbia visto calare i proventi operativi netti a 168 milioni (dai 180 milioni di 12 mesi prima) e l’utile netto a 100 milioni (da 117 milioni).
Luca Spoldi

