InvestCloud, 37 dipendenti sostituiti dall’intelligenza artificiale. Il docente Stefano Epifani: “L’IA è uno strumento che ridisegna i modelli di business, ma non ruba il lavoro. Le categorie più a rischio? Programmatori e traduttori”
La recente chiusura della sede italiana di InvestCloud a Marghera e il licenziamento dei suoi 37 dipendenti hanno riacceso il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro. L’azienda statunitense, specializzata in servizi tecnologici per la gestione patrimoniale, ha annunciato che la ristrutturazione è dovuta all’integrazione di sistemi automatizzati nei processi aziendali. Ma, come spiega il professore Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, il tema va oltre la mera sostituzione di posti di lavoro. “L’intelligenza artificiale di per sé non è un pericolo — sottolinea ad Affaritaliani — il problema è l’incapacità di ripensare processi e catene del valore in un mondo in cui c’è l’AI. La domanda non dovrebbe essere se l’IA crea o distrugge posti di lavoro, ma come la utilizziamo”.
Secondo il docente, il rischio nasce quando l’IA viene antropomorfizzata, cioè immaginata come un’entità autonoma, esterna e potenzialmente maligna. “Se la consideriamo uno strumento, allora diventa evidente che ciò che conta è la nostra capacità di utilizzarlo. Non è l’IA a far perdere lavoro, ma la rimodulazione dei modelli di business e la ridefinizione della catena del valore. Nel caso di InvestCloud, alcune funzioni sono state automatizzate e concentrate in altre parti del mondo, dando spazio ad altre opportunità”, spiega il docente di Sostenibilità Digitale presso l’Università degli Studi di Pavia.
Il professore insiste sul fatto che la narrativa semplificata dei “37 posti persi per colpa dell’IA” rischia di distorcere la realtà: “Il dato indiscutibile è che 37 persone hanno perso il lavoro. Il punto è che questo non è generato dall’IA, ma da un processo di ristrutturazione delle catene del valore, che riguarda tutti i settori. In futuro, assisteremo non a una perdita netta di posti di lavoro, ma a una loro redistribuzione. Il ruolo dei sindacati e degli attori sociali non può limitarsi a protestare o tassare l’IA, ma deve favorire una riflessione su come impiegare questi strumenti per creare nuove opportunità.”
L’Italia indietro nell’uso delle tecnologie
Secondo il World Economic Forum, infatti, i posti di lavoro generati dall’indotto dell’IA potrebbero superare quelli persi. Tuttavia, il professore sottolinea che l’Italia e l’Europa rischiano di rimanere indietro rispetto a Stati Uniti, Cina e India. “Se non ci muoviamo, diventeremo appendici di modelli gestionali esteri basati su nuovi strumenti. È una trasformazione simile a quelle già avvenute con le tecnologie in passato: nulla di nuovo rispetto alla storia dei cambiamenti tecnologici. La differenza è che ora abbiamo l’opportunità di prepararci in anticipo.”
Secondo il professore, alcune categorie stanno già pagando il prezzo della trasformazione tecnologica, e le ricerche disponibili iniziano a indicare con chiarezza dove si stanno concentrando gli effetti. “Paradossalmente stanno pagando soprattutto i programmatori”, spiega. “Sempre più sistemi funzionano con logiche no code, in cui non è necessario scrivere codice. Questo non significa che il lavoro sparirà, ma che cambierà: crescerà molto la domanda di analisti e progettisti, cioè di persone che non programmano direttamente ma insegnano alle macchine come costruire i programmi.” Una dinamica simile riguarda anche altre professioni: alcune attività saranno meno richieste, ma richiederanno competenze più elevate. “Penso, per esempio, ai traduttori: probabilmente serviranno meno traduzioni manuali, ma più revisori e controllori di qualità.”
La stessa trasformazione interessa il mondo dell’informazione e della formazione. “Se il mio lavoro di docente fosse semplicemente leggere delle slide, lo studente potrebbe collegarsi e ascoltare una macchina farlo al posto mio. Ciò che sopravvive, in tempi di incertezza, è la qualità.” Anche nel giornalismo, aggiunge, il rischio non è l’IA in sé, ma il modo in cui il sistema editoriale reagisce alla tecnologia: “C’è una parte della professione che rischia di scomparire se non impara a utilizzare questi strumenti. Ma allo stesso tempo molti editori stanno spingendo verso la produzione di enormi quantità di contenuti, pensando che più articoli significhino più visibilità. Ma la quantità non può sostituire, né mai potrà farlo, la qualità delle cose”.
Sostenibilità digitale
Per il docente, la chiave per affrontare questa trasformazione sta nel concetto di sostenibilità digitale, ambito su cui concentra da anni i suoi studi. “Non possiamo pensare alla sostenibilità separandola dalla trasformazione digitale”, spiega. “Sono due dimensioni sistemiche dello stesso cambiamento. Se le trattiamo come temi distinti significa non aver capito la portata di ciò che sta accadendo”. In questa prospettiva anche l’intelligenza artificiale deve essere governata secondo criteri di sostenibilità: non solo evitare effetti sociali negativi, come la distruzione improvvisa di posti di lavoro, ma anche utilizzare la tecnologia per generare valore e miglioramento. “La vera domanda non è se l’IA farà bene o male. La questione è come possiamo usarla in modo sostenibile, affinché il digitale diventi uno strumento capace di produrre cambiamenti positivi e costruire qualcosa di migliore per la società”, prosegue.
Una svolta decisiva
Sta di fatto che siamo davanti a un momento decisivo. “Siamo in una fase di bivio: non è ancora chiaro in quale direzione stiamo andando. Le scelte che faremo nei prossimi due o tre anni saranno fondamentali. Determineranno se il nostro Paese, e l’Europa, riusciranno a guidare questa trasformazione o se diventeranno semplicemente dipendenti dalle piattaforme tecnologiche costruite altrove“. Più che un nemico, l’IA è quindi uno strumento che richiede strategia. La sfida, dunque, non è quella di limitare la tecnologia, ma capire come utilizzarla per ridisegnare il lavoro e le catene del valore in maniera sostenibile e inclusiva.

