Il Bollettino economico della Banca d’Italia sull’impatto del conflitto in Medio Oriente: al centro inflazione, energia e aspettative delle imprese
Il quadro economico internazionale si fa sempre più fragile e incerto. È quanto emerge dal Bollettino economico n. 2 del 2026 della Banca d’Italia, che segnala un rallentamento della crescita globale aggravato dalle tensioni geopolitiche, in particolare dal conflitto in Medio Oriente. Il peggioramento del contesto ha determinato un forte aumento dei prezzi energetici e una marcata volatilità sui mercati finanziari, con effetti negativi sulle prospettive di crescita e inflazione.
Anche l’area dell’euro risente di questo scenario, mentre per l’Italia si conferma una fase di espansione moderata, ma accompagnata da un elevato livello di incertezza. Nel quarto trimestre del 2025 il PIL è cresciuto grazie soprattutto al contributo degli investimenti, mentre i consumi hanno mostrato segnali di rallentamento. L’attività economica avrebbe continuato a espandersi nei primi mesi del 2026, ma a ritmi contenuti. Sul fronte del lavoro, i dati restano positivi: l’occupazione è aumentata e il tasso di disoccupazione è diminuito. Tuttavia, l’inflazione – pur rimanendo inferiore alla media dell’area euro – è destinata a salire nel breve periodo, spinta dal rincaro dei beni energetici. Le previsioni indicano per il 2026 una crescita del PIL dello 0,5%, ma uno scenario avverso potrebbe portare a una sostanziale stagnazione dell’economia.
Il conflitto in Medio Oriente sta influenzando anche le aspettative delle imprese italiane. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra febbraio e marzo, le aziende hanno rivisto al ribasso le valutazioni sulle proprie condizioni economiche e sulla domanda estera, mentre aumentano le attese sui costi di produzione. Nonostante ciò, i piani di investimento per il 2026 non risultano, almeno per ora, significativamente compromessi.
Particolarmente rilevante è il tema energetico. Le tensioni nell’area mediorientale riaccendono i timori legati alla dipendenza dell’Italia dalle forniture provenienti dal Golfo Persico. Il mantenimento di prezzi elevati per petrolio e gas naturale rischia di peggiorare la bilancia energetica nazionale e di ridurre la competitività dei settori più energivori. Inoltre, possibili ripercussioni potrebbero emergere anche negli scambi commerciali non energetici con i paesi dell’area.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce l’incertezza sulle politiche commerciali degli Stati Uniti. Una recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi alcuni dazi introdotti nel 2025 senza autorizzazione del Congresso. Sebbene siano state successivamente adottate nuove misure tariffarie, il livello medio dei dazi resta inferiore rispetto a inizio anno. Tuttavia, l’incertezza normativa continua a rappresentare un rischio per gli scambi internazionali, con possibili effetti anche per l’Europa e l’Italia.

