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Economia
Saccomanni

Le bacchettate dell'Ue, i conti che non tornano, gli indirizzi del Def, i rumors di governo. Tutti gli indizi portano alla stessa conclusione: l'Iva aumenterà dal 21 al 22%. Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha preso la calcolatrice in mano e si è reso conto che i conti non tornano: o si aumenta l'Iva o torna a rischio la neutralizzazione della seconda rata dell'Imu.

I paletti di Saccomanni sono chiari: non si sfora il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil. L'Europa non distoglie lo sguardo. Il vicepresidente della commissione europea, Olli Rehn, è stato perentorio: "La procedura d'infrazione è chiusa ma l'Italia dovrà essere all'altezza degli impegni assunti. L'abolizione dell'Imu sulla prima casa ha suscitato e suscita preoccupazioni, rispetto allo spostamento degli oneri fiscali dai fattori produttivi verso altri cespiti". Una bacchettata che avrebbe convinto il governo Letta. Dopo il colloquio tra Rehn e Saccomanni, una fonte del governo italiano ha definito "altamente probabile" l'aumento dell'aliquota Iva.

Più che l'Europa hanno potuto i numeri. Per rimandare il rincaro servirebbe un miliardo. Subito. L'Imu ha però ristretto i margini di manovra. In altre parole: non ci sono le risorse per fare entrambe le cose. O l'imposta sulla prima casa o l'Iva. Un indirizzo che, ancor prima della ramanzina europea, il governo aveva messo nero su bianco nella bozza del Def, il documento di indirizzo della politica economica.

"Pur nella consapevolezza di proseguire" sulla strada della riduzione della spesa pubblica, si legge nel documento, "è indispensabile tener conto che le possibilità di operare nuovi risparmi di spesa nel comparto pubblico sono via via più limitate". In sostanza: non sappiamo più dove tagliare. Anche perché, le priorità sono altre. E qui il governo si contraddice. L'obiettivo è "trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili assicurando la neutralità di bilancio". Il governo, quindi, spera di sgravare imprese e lavoratori. Ma, dovendo recuperare risorse, saranno resi più salati i consumi (con l'Iva) e i beni immobili (cioè il mattone). Peccato che il carico fiscale sul lavoro non sia stato ancora toccato e che quello sugli immobili sia stato addirittura alleggerito. Ecco allora che l'aumento dell'Iva diventa ineludibile.

Renato Brunetta non si arrende e chiede a Letta di "smentire l'aumento". E aggiunge: "Gli accordi di maggioranza prevedevano che non aumentasse l'Iva ad ottobre e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza." A stretto giro, il viceministro dell'Economia Stefano Fassina propone di rivedere l'intervento sull'Imu, per rinviare l'aumento dell'Iva, cancellando il prelievo per il 90% dei proprietari e lasciando contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore. Secondo, il responsabile economico del Pd, si recupererebbero due miliardi, da utilizzare per il rinvio dell'aumento dell'Iva e per la deducibilità dell'Imu per i beni strumentali delle imprese.

Cauto il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta: "'Le risorse che abbiamo a disposizione per i prossimi 2-3 mesi presentano un percorso impegnativo perche' oltre all'Iva c'e' anche l'Imu e gli ammortizzatori sociali quindi nelle prossime ore dovremo fare una valutazione complessiva e decidere quali siano le priorità''. Con altre parole, ma il concetto è sempre lo stesso: o l'Iva o l'Imu. Per la senatrice Pdl Manuela Repetti, però, "aumentare l'Iva significherebbe la fine della maggioranza".

@paolofiore
 

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