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Economia
Chiesa e finanze: varata la white list su dove e perché è bene investire

I recenti scandali ancora in corso hanno riacceso le luci sulla finanza vaticana. Ma la gran parte del patrimonio ecclesiastico è sparso su tutto il territorio nazionale, in mano a diocesi e congregazioni religiose. Non c'è una valutazione ma nel suo complesso è un multiplo esponenziale di quello vaticano e ogni autorità decide in piena autonomia. Seguendo gli impulsi del Papa, la Conferenza Episcopala si è messa all'opera e dopo quasi cinque anni di lavoro ha prodotto delle corpose linee guida sulla gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e governance. 

Seconquanto riportato dal Sole 24 Ore, il documento dealla Cei- presentato dal Segretario generale, Stefano Russo, e dai vescovi Carlo Radaeglli e Filippo Santoro- ha introdotto una novità: la finanza etica cattolica non sarà più una lista di esclusione, una "black list" su titoli di aziende su cui non investire- armi (ad esclusione di quelle per la polizia), profilattici, alcol, imprese inquinnati, titoli di paesi dove c'è la pena di morte, la lista è lunga- ma di inclusione. E quindi aziende che praticano buone politiche per il personale, per l'economia circolare e per l'ambiente. Per questi obiettivi la Cei si appoggia a Nummus.Info, una società di cui ha il 43% che fornisce informazioni non finanziarie che permettono di integrare le scelte di investimneto con l'aspetto sociale e sostenibile, evidenziando quella "società a rischio" o che potrebbero essere coinvolte in attività problematiche. 

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