Apertura in calo per la Borsa di Milano: l’indice Ftse Mib avvia gli scambi con un ribasso dello 0,26% e scivola a 43.265 punti. Apertura in rosso per le principali Borse europee, con Francoforte a registrare il dato peggiore: l’indice Dax arretra dello 0,41%. Segno meno anche per Parigi, che cede lo 0,25%. Londra, più vicina alla parità, limita le perdite a quota -0,02%. Dati decisamente più negativi arrivano da Tokyo, dove stamane il Nikkei ha concluso le contrattazioni lasciando sul terreno il 2,92%.
I prezzi del petrolio sono aumentati lunedì, all’inizio della quinta settimana di contrattazioni dall’inizio della guerra con l’Iran. Il prezzo di un barile (159 litri) di greggio Brent del Mare del Nord con consegna a maggio è salito fino al 4% durante la notte, raggiungendo quasi i 117 dollari. Questo ha riportato il prezzo del petrolio vicino al massimo intermedio di 119,50 dollari raggiunto tre settimane fa. Nelle prime ore del mattino, il prezzo si attestava a 115,55 dollari, il 2,7% in più rispetto alla fine della scorsa settimana. Il Brent è aumentato di quasi il 60% dall’inizio della guerra con l’Iran. Anche i prezzi di altri tipi di greggio sono aumentati vertiginosamente dall’attacco israeliano e statunitense all’Iran. Un barile di greggio Wti statunitense costava poco più di 100 dollari lunedì mattina, oltre il 50% in più rispetto al prezzo precedente all’inizio della guerra con l’Iran. L’impennata dei prezzi sta avendo conseguenze sulle economie e sui consumatori di tutto il mondo, con i costi del carburante tra quelli che hanno subito un’impennata.
Le Borse asiatiche chiudono in netto calo, appesantita dagli sviluppi della guerra in Medio Oriente. I nuovi attacchi nell’area fanno balzare nuovamente il prezzo del petrolio e dell’alluminio. Sotto i riflettori restano i rischi di una fiammata dell’inflazione. In flessione Tokyo (-2,79%). Sul mercato valutario lo yen si mantiene debole sul dollaro, a 160,20, e sull’euro a 184,50. A contrattazioni ancora in corso male anche Seul (-2,97%), Mumbai (-1,21%) e Hong Kong (-0,8%). Debole la Cina con Shanghai (+0,15%) e Shenzhen (-0,11%).
Future poco mossi e contrastati a Wall Street. A quattro settimane dall’inizio del conflitto con l’Iran, non si arrestano le tensioni per i mercati finanziari, con Donald Trump che ha dichiarato di voler “impadronirsi del petrolio iraniano” e che potrebbe conquistare l’isola di Kharg, attraverso la quale transita circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, mentre gli Stati Uniti inviano migliaia di soldati in Medio Oriente. I future del Dow Jones limano lo 0,02%, quelli dell’S&P 500 salgono dello 0,10% e i future del Nasdaq segnano +0,14%.

