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Iran, mercati sotto pressione tra guerra e tassi: oro in calo (ma niente panico), la vera incognita è la Bce

Dalle parole di Trump alla guerra in Iran, passando per oro, energia e mosse della Banca Centrale Europea: gli analisti delineano i possibili scenari

Iran, mercati sotto pressione tra guerra e tassi: oro in calo (ma niente panico), la vera incognita è la Bce
Mercati Finanziari

Le intervista di Affaritaliani

Settimana tormentata sui mercati, chiusa venerdì con il segno meno per le principali piazze europee: Francoforte ha ceduto l’1,32%, Parigi lo 0,87%, mentre Londra ha limitato le perdite. In calo anche Piazza Affari, con il Ftse Mib in flessione dello 0,74%. A pesare sono state soprattutto le incertezze geopolitiche, tra le parole del presidente americano Donald Trump, le tensioni legate alla guerra in Iran e un clima generale di instabilità che rende difficile capire quando e come potrà arrivare una fase di normalizzazione. Ed è proprio questa mancanza di visibilità a rendere i mercati estremamente sensibili: ogni dichiarazione politica si traduce in movimenti immediati, amplificando la volatilità. In questo scenario, gli investitori si interrogano su dove trovare protezione, a partire dal tradizionale bene rifugio per eccellenza, l’oro.

Oro, il calo è da considerare come una fase ciclica e non un cambiamento strutturale

Secondo Gianluigi Serafini, partner GA-Alliance, “il recente calo dell’oro ha riacceso il dibattito sul suo ruolo di bene rifugio per eccellenza. Tradizionalmente considerato una protezione contro inflazione e instabilità, il metallo giallo sembra attraversare una fase di debolezza. Tuttavia, più che una perdita strutturale del suo valore difensivo, si tratta probabilmente di un momento congiunturale. Tra le cause principali c’è il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei tassi d’interesse, che rendono più appetibili altri strumenti finanziari.” A incidere, prosegue Serafini, sono anche fattori di mercato e dinamiche di breve periodo: “Una maggiore fiducia nei mercati azionari ha temporaneamente ridotto l’attrattiva dell’oro. Non va poi trascurato il ruolo delle banche centrali e dei flussi speculativi, che possono influenzarne il prezzo nel breve periodo”. E la funzione difensiva, nel lungo periodo, resta intatta: “In un contesto globale ancora incerto, segnato da tensioni geopolitiche e inflazione persistente, l’oro mantiene comunque la sua funzione di copertura. È quindi plausibile interpretare il calo attuale come una fase ciclica piuttosto che un cambiamento strutturale. Questa fase sembra anche Improntata all’ opportunità di generare plusvalenze ritenendosi il prezzo massimo raggiunto difficilmente replicabile”.

Nella crisi energetica odierna è fondamentale il ruolo delle rinnovabili

Accanto all’oro, resta sotto pressione anche il fronte energetico, uno dei principali fattori di instabilità di questa fase. A fare il punto è Enrico Maria Curti, partner dello studio legale DWF e responsabile del dipartimento Power & Utilities:

“Gli attuali incrementi del prezzo Mwh, dimostrano che le tensioni internazionali tornano a pesare sul prezzo dell’energia. Secondo gli analisti, il prezzo spot dell’energia elettrica in Italia potrebbe salire fino ai EUR 320/MWh, cioè più del doppio rispetto ai livelli attuali (lo stesso valore raggiunto nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina), poiché la guerra in Iran ha fatto salire i prezzi del gas e l’ondata di freddo è destinata ad aggravare la situazione”.

Il nodo, per l’Italia, resta strutturale: “Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, torna quindi in auge il tema, mai sopito, dell’impennata dei prezzi del gas, che si riflette su quelli dell’energia elettrica. Per il nostro paese, il nodo centrale è l’eccessivo peso del gas nel mix elettrico italiano”, spiega Curti. “Dopo l’uscita dal nucleare e uno sviluppo delle rinnovabili meno incisivo rispetto ad altri Paesi, il gas determina in Italia il prezzo dell’elettricità per molte ore rispetto al suo contributo effettivo alla produzione. Certamente una quota di gas resterà necessaria per la stabilità del sistema, ma quella attuale ci espone a rischi di prezzo e geopolitici. E l’andamento attuale dei prezzi lo dimostra”, aggiunge Curti che spiega che la soluzione potrebbe passare solo da un cambio di paradigma: “Per tale ragione fondamentale è il ruolo delle fonti rinnovabili, che ci consentirebbe di non essere soggetti in maniera così incisiva alla volatilità dei prezzi del gas, che non vengono da noi governati (non essendo l’Italia un paese produttore di gas).”

E soprattutto da una maggiore stabilità normativa: “Con una maggior quota di produzione di energia da fonti rinnovabili si potrebbero compensare, almeno in parte, fenomeni di aumento del costo dei combustibili e dell’energia elettrica dipendenti da eventi geopolitici come quello attuale (o come quello del 2022 dovuto alla guerra ucraina). In questo contesto è fondamentale garantire al nostro paese una stabilità normativa che consenta di sbloccare gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile e per l’elettrificazione dei consumi negli edifici, negli stabilimenti e nei trasporti, evitando di rimanere dipendenti da petrolio e gas. In breve: garantire oggi stabilità normativa al settore delle rinnovabili (con regole certe per realizzare gli impianti e ottenere i relativi incentivi) consentirà un domani, al nostro paese, di non essere soggetto alle impennate dei prezzi dell’energia dipendenti da eventi geopolitici”.

La Bce deve evitare gli errori del passato: serve sapere quando agire adottando i tempi “giusti”

A completare il quadro c’è il fronte della politica monetaria, con la Banca Centrale Europea pronta a intervenire se necessario. Ma anche qui il rischio è quello di un equilibrio delicato, come sottolinea Giuseppe Carteni, partner dello studio legale LEAD: “La Bce, con le recenti dichiarazioni, sembra voler evitare proprio l’errore commesso negli anni scorsi: prima aveva letto l’inflazione come una fiammata temporanea, poi ha dovuto rincorrerla con rialzi molto rapidi, dagli effetti pesanti su economia e credito”.

Oggi l’approccio appare più prudente: “Oggi Francoforte tenta di mostrarsi più pronta e credibile. Il rischio, però, è l’eccesso opposto: reagire in modo troppo nervoso a uno choc energetico che richiede sì attenzione, ma anche gradualità e misura. Spero quindi che eventuali politiche restrittive vengano adottate nei tempi giusti, non è infatti solo importante ‘sapere cosa fare’ ma ‘quando farlo‘”.