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Iran, tensione alle stelle. Gli Usa studiano un’operazione di terra. Teheran non si tira indietro: “Aspettiamo l’arrivo delle truppe per dare loro fuoco”

Il Pentagono si sta preparando alla possibilità di operazioni a terra in Iran nel caso in cui il presidente americano Donald Trump decidesse per un’escalation militare

Iran, tensione alle stelle. Gli Usa studiano un’operazione di terra. Teheran non si tira indietro: “Aspettiamo l’arrivo delle truppe per dare loro fuoco”
soldati americani

Si chiude una settimana di crescente tensione sul fronte iraniano. Il Pentagono si sta preparando alla possibilità di operazioni a terra in Iran nel caso in cui Donald Trump decidesse per un’escalation militare. Secondo quanto riportato dal Washington Post, non si tratterebbe di un’invasione su larga scala, ma di una serie di incursioni condotte da operazioni speciali e truppe di fanteria.

Intanto, la minaccia di Teheran agli Stati Uniti continua a farsi pesante. Il comandante della marina iraniana ha avvertito che la portaerei USS Abraham Lincoln sarebbe colpita se entrasse nel raggio d’azione delle armi iraniane, mentre il portavoce del Comando Operativo ha aggiunto che le truppe americane diventerebbero “cibo per gli squali” se inviate nelle isole iraniane.

La situazione sul terreno resta tesa. Due potenti esplosioni hanno scosso il nord di Teheran, vicino a strutture delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, mentre le difese aeree di Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno intercettato missili e droni lanciati dall’Iran. Colpita anche la sede della tv qatarina Al Araby, dove si registrano dieci feriti.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato: “Le forze iraniane stanno aspettando l’arrivo delle truppe americane per dar loro fuoco e punire per sempre i loro partner regionali. I nostri missili sono in posizione. La nostra determinazione e la nostra fiducia sono aumentate”. Parallelamente, il leader supremo iraniano, ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ringraziato il popolo iracheno e la leadership religiosa per il sostegno all’Iran “di fronte all’aggressione”, sottolineando l’importanza delle campagne di aiuti finanziari e delle manifestazioni di solidarietà.

Sul fronte diplomatico, a Islamabad si sono aperti colloqui tra Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto per discutere la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz e la gestione del traffico petrolifero, anche tramite la creazione di eventuali consorzi regionali.

La tensione si estende anche al mare. La missione navale europea Aspides avverte che gli Houthi potrebbero intensificare attacchi contro navi mercantili nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, invitando alla massima cautela per le imbarcazioni in transito. Il bilancio umano del conflitto in Iran è drammatico: secondo il ministero della Salute, le vittime sono 2.076, di cui 216 bambini, mentre i feriti ammontano a 26.500, tra cui 1.767 bambini. I centri sanitari danneggiati sono 336.

Sul piano militare, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno riportato nuovi attacchi missilistici balistici provenienti dall’Iran e raid su centri di comando e siti di produzione di armi a Teheran. Parallelamente, in Siria, un attacco di droni iracheni contro basi statunitensi è stato respinto. Anche i porti strategici restano nel mirino: attacchi missilistici statunitensi e israeliani hanno colpito città portuali vicine allo Stretto di Hormuz, causando cinque morti e quattro feriti e danneggiando imbarcazioni e infrastrutture. Nonostante la tensione, la Casa Bianca precisa che i preparativi del Pentagono non significano che il presidente abbia preso una decisione definitiva, ma servono a garantire tutte le opzioni disponibili in caso di escalation militare.