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Economia

Era la prima "debuttante" del 2013 sul listino principale di Piazza Affari (nelle scorse settimane hanno fatto la loro comparsa Mc-Link, Enertronica e Mondo Tv France, ma tutte e tre sull'Aim Italia - Mac), ma la sorte non è stata dalla sua parte. Lo sbarco sul segmento Star di Borsa Italiana di Moleskine ha infatti coinciso con una nuova giornata negativa per il listino italiano, in rosso del 2% abbondante.  Una giornata difficile che sembra aver pesato non poco sul produttore dei celebri taccuini, il cui numero uno Arrigo Berni aveva provato stamane a ravvivare gli animi dichiarando di attendersi per i prossimi anni "tassi di crescita importanti, perché siamo ancora nella fase iniziale di penetrazione della nostra clientela potenziale".

Parole che inizialmente avevano messo di buon umore il titolo, salito sino a un massimo di 2,39 euro per azione rispetto ad un prezzo di collocamento di 2,30 euro per azione (al centro della forchetta indicativa di 2-2,65 euro), prima che le vendite prendessero il sopravvento facendo chiudere il titolo a 2,252 euro (-2,1%), un prezzo che corrisponde comunque ad una capitalizzazione di 488 milioni di euro, pari a 6 volte il fatturato, 15 volte il Mol e 25 volte l'utile segnato nel 2012.

Oggetto del collocamento, curato da Mediobanca, Goldman Sachs e Ubs, erano 106,36 milioni di azioni, greenshoe esclusa, pari al 50,17% del capitale, di cui la gran parte (94,36 milioni) poste in vendita dagli azionisti esistenti (Appunti Srl, vicolo del fondo Syntegra Capital, e Pentavest Srl, facente capo al fondo Index Ventures Growth I), ma in parte (12 milioni) anche di nuova emissione, cosa che ha garantito poco più di 27,5 milioni di euro di mezzi freschi, destinati ad essere principalmente utilizzati per ripianare il debito, cresciuto molto in questi anni a causa degli investimenti effettuati per l'espansione delle attività.

Agli investitori istituzionali sono andati 95,724 milioni di titoli, pari al 90% dell'offerta complessiva, mentre il restante 10% (10,363 milioni di pezzi) è toccato al pubblico retail. A sorridere è più di tutti il fondo Syntegra Capital, che nell'ottobre del 2006 aveva rilevato il 75% della società per circa 60 milioni di euro (nel 2011 era entrato nel capitale anche Index Ventures Growth con un 15,2%, mentre al fondatore Francesco Franceschi era rimasto il 10,6% e al management faceva capo l'ultimo 6,5%) favorendone una rapida crescita. Il fatturato consolidato "adjusted" è infatti arrivato a superare i 78 milioni di euro (dai 53,3 milioni del 2010), l'Ebitda a 33,5 milioni (era pari a 22,5 milioni due anni prima) e l'utile netto a 19,7 milioni (da 12 milioni nel 2010).

Numeri importanti, cui ha fatto da contraltare una crescita dell'indebitamento, che ha toccato i 55,9 milioni nel 2001 (dai 52,1 milioni del 2010), prima di calare a 43,5 milioni alla fine dell'anno successivo. Si noti come l'Ipo porterà Moleskine a rimborsare integralmente la tranche B di un finanziamento accordato nel luglio 2011 da Ge Capital (per complessivi 22,4 milioni) e parzialmente la tranche A del medesimo (pari a fine 2012 a ulteriori 41,6 milioni), il che dovrebbe ulteriormente migliorare la flessibilità finanziaria del gruppo. Nel frattempo la crisi ha fatto capolino nei conti, come segnala l'aumento delle rimanenze di magazzino di prodotti finiti, semilavorati e materie prime dai 10,995 milioni di fine 2011 ai 14,743 milioni di fine dicembre scorso (in gran parte legato all'aumento del magazzino italiano, da 8,75 a 11,865 milioni).

Nel complesso, dunque, un'azienda interessante, con buoni margini di crescita in futuro, anche se i multipli sulla cui base è stato effettuato il collocamento non possono dirsi certamente "a buon mercato". Il che, in caso di ulteriore debolezza del listino italiano, potrebbe esporre il titolo al rischio di qualche ulteriore presa di beneficio soprattutto da parte degli investitori retail, di questi tempi assai poco propensi ad investimenti in ottica da "cassettista", nonostante la possibilità che già dal prossimo anno l'azienda sia in grado di distribuire dividendi premiando dunque chi avrà fiducia nelle sue prospettive.

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