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Economia
Borse ko, Morando (Economia): 'E' in corso una guerra valutaria'


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


"Quello che succede lo abbiamo già visto, almeno nelle sue origini, nei giorni scorsi. C'è un'accentuazione, ma è evidente che la situazione cinese sta determinando una fase di instabilità che sempre di più sollecita forme nuove di governance a livello mondiale per fare fronte a queste esplosioni". Il vice-ministro dell'Economia, Enrico Morando, intervistato da Affaritaliani.it, commenta il drammatico calo delle Borse asiatiche e delle piazze europee. "E' in corso una specie di guerra valutaria, sostanzialmente, una guerra delle monete che naturalmente introduce elementi di instabilità nel contesto. Mi sembra una manifestazione più forte di quelle precedenti, ma di questo fenomeno. L'unico modo per affrontare questo problema - spiega Morando - non è farvi fronte con una dimensione nazionale ma con forme di governo globale. Naturalmente nel limite del possibile. So che è difficile, ma questo è l'impegno".

E' possibile che questi crolli delle Borse mondiali determinino una riduzione delle stime di crescita per l'Europa e per l'Italia? "Per ora non credo che questo sia l'effetto immediato e la conseguenza che si debba tirare da quello che sta accadendo sul versante del mercato dei capitali. Però, non c'è dubbio che questa instabilità possa determinare situazioni di difficoltà. Vedremo, ma per ora non mi pare che queste siano le conseguenze da tirare in termini di previsioni".

Che cosa potrebbe fare la Bce? "La Bce sta facendo quello che era e che è necessario, orientando in senso molto espansivo la sua politica monetaria", afferma il vice-ministro dell'Economia. "Obiettivamente non si può chiedere alla Banca Centrale Europea di fare anche la politica economica, può fare e gestire bene la politica monetaria. Il resto lo devono fare i governi".

Certo che se la Federal Reserve alza i tassi di interesse Usa si mette male... "Sinceramente credo che l'operazione di rientro dal 'quantitativi easing' da parte degli Stati Uniti sarà meditata molto bene prima di darle concretamente corpo, perché la crescita statunitense non è solidissima, pur essendo assai più significativa di quella europea. Non solo, il tasso di inflazione Usa è basso e la Fed ha già dimostrato di non avere vincoli ideologici, tra virgolette, e quindi valuterà bene la situazione di contesto prima di decidere un rientro dal 'quantitativi easing'", conclude Morando.

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