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Economia
Mps esce dalla blacklist: per il futuro della banca si decide tutto in 2 mesi

E qui lo scenario si complica. Con la rimozione di Alessandro Rivera dal Mef, il governo ha voluto far capire che non intende fare prigionieri. La gestione della trattativa tra Mps e Unicredit, poi saltata per le richieste troppo "esose” di Piazza Gae Aulenti, rimane un vulnus per il nostro Paese che è dovuto tornare in Europa con il cappello in mano. Ma ora con Riccardo Barbieri si ricomincia da capo. E le voci che circolano di uno spacchettamento delle deleghe della direzione generale di Via XX Settembre in due, o addirittura in tre, rappresenta un’ulteriore incertezza con cui bisogna fare i conti per comprendere che cosa succederà al Monte.

Dunque, su Mps la questione è piuttosto semplice: la presidente Patrizia Grieco si è già detta non disponibile a un nuovo mandato. Perché preferisce dedicarsi ad altro? Perché teme un ribaltone nel management? Non si sa. Quello che invece si sa è che con una mossa a dir poco a sorpresa è stato inserito nella Legge di Bilancio un emendamento che mette un tetto di 240mila euro lordi agli stipendi dei manager delle aziende a partecipazione pubblica soggette al salvataggio previsto dalla Legge Gentiloni del 2016. È una legge ritagliata ad hoc per Mps, perché è l’unica società a rispondere a queste caratteristiche.

Luigi Lovaglio lo scorso anno ha guadagnato oltre 460mila euro. Tanti, per carità, ma molti meno degli altri amministratori delegati di istituti di credito. Tant’è che qualcuno ha visto in questa decisione la volontà di allontanare il manager per mettere qualcuno più vicino alle posizioni del governo. Lovaglio, diversamente da altri, non ha una collocazione politica precisa e il suo lavoro è stato molto apprezzato. Ma si rischia ora un meccanismo parossistico: proprio perché ha svolto bene il suo compito, ridando nuova spinta al Monte, si potrebbe quasi pensare che il più sia fatto.

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