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Mps, Lovaglio non esce di scena: la sua lista riapre la partita sulla governance

Il banchiere si ricandida con il sostegno di Plt e punta alla maggioranza del cda. Tensioni interne, tre liste in campo e incognita proxy advisor in vista dell’assemblea del 15 aprile

Mps, Lovaglio non esce di scena: la sua lista riapre la partita sulla governance

Luigi Lovaglio torna in campo quando la partita sembrava chiusa. E lo fa nel modo più diretto possibile: con una lista propria per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena. Una scelta che, più che un semplice passaggio assembleare, segna un punto di rottura nella governance della banca senese.

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Secondo quanto riportato da la Repubblica, la lista è stata depositata all’ultimo giorno utile da Plt, la holding dell’imprenditore Pierluigi Tortora, socio storico con una quota intorno all’1,2%. Il dato più rilevante non è però il peso azionario, quanto l’ambizione dell’operazione: dodici nomi su quindici consiglieri, quindi una proposta costruita per puntare alla maggioranza del board.

Accanto a Lovaglio, indicato come amministratore delegato, la lista propone come presidente Cesare Bisoni, già alla guida di UniCredit, insieme a una squadra di profili provenienti dal mondo bancario e industriale. Un’impostazione che segnala la volontà di presentarsi come alternativa credibile e non come lista di minoranza.

La decisione arriva al termine di settimane di tensioni. Dopo essere stato escluso dalla lista del cda uscente all’inizio di marzo, Lovaglio non ha abbandonato il campo. Ha continuato a lavorare sul piano strategico, in particolare sull’ipotesi di integrazione con Mediobanca, mantenendo un profilo basso ma senza interrompere i contatti con il mercato e con gli azionisti. La lista formalizza quindi una frattura già evidente e la porta sul terreno assembleare.

A Siena, la mossa è stata accolta con preoccupazione. L’ingresso dell’amministratore delegato in una lista concorrente rispetto a quella del cda crea una situazione inedita e delicata. Secondo le ricostruzioni di stampa, nel consiglio si è aperto un confronto sulla gestione delle prossime settimane, anche per il rischio di sovrapposizione tra il ruolo operativo di Lovaglio e la sua posizione nella competizione elettorale. Non si esclude che possano essere riviste alcune deleghe, proprio per evitare tensioni nella fase che porta all’assemblea del 15 aprile.

Il contesto è reso ancora più complesso dalla presenza di tre liste: quella del cda uscente, quella promossa da Lovaglio e quella di minoranza di Assogestioni. È la prima volta che il rinnovo del consiglio avviene sotto le regole della nuova legge Capitali, che ha modificato il sistema di voto rendendo più articolata la formazione delle maggioranze. In teoria una riforma pensata per rafforzare le minoranze, in pratica un elemento che introduce maggiore incertezza.

In questo scenario, il ruolo dei proxy advisor diventa decisivo. I loro pareri, attesi a fine mese, orienteranno una parte significativa del voto degli investitori istituzionali, che rappresentano una quota rilevante del capitale flottante. Tradizionalmente, in situazioni di confronto, il sostegno va alla lista del cda in nome della continuità gestionale. Ma nel caso di Mps la continuità appare meno definita, anche alla luce delle divisioni interne e della scelta dello stesso consiglio di indicare più possibili candidati alternativi alla guida.

Le stime indicano che potrebbe partecipare al voto circa la metà del capitale e che una soglia intorno al 20% potrebbe risultare sufficiente per prevalere. In questo quadro, anche una lista espressione di una quota limitata può diventare competitiva se riesce a raccogliere consenso tra gli investitori istituzionali.

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