Intesa Sanpaolo, studio sull’AI nella sanità: Italia leader con il 78% delle aziende attive, ma barriere regolatorie e organizzative frenano l’adozione
L’intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata nel settore sanitario italiano, ma fatica ancora a tradursi in un cambiamento concreto nei modelli di cura. È quanto emerge da “AI Adoption Gap in Healthcare”, il primo studio nazionale sulla diffusione dell’AI nella sanità, realizzato dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il report, che ha coinvolto circa 300 aziende tra PMI e startup del comparto MedTech, fotografa un settore dinamico e innovativo: il 78% delle imprese ha già integrato soluzioni di intelligenza artificiale nei propri prodotti o servizi, mentre il 61% si trova in fasi avanzate di sviluppo e validazione. Numeri che confermano il ruolo dell’Italia come uno dei contesti più vivaci in Europa per l’innovazione applicata alla salute.
Tuttavia, nonostante questa diffusione, le tecnologie faticano a raggiungere pienamente i pazienti e a essere adottate in modo sistemico all’interno delle strutture sanitarie. Il nodo non è tecnologico, ma riguarda fattori strutturali e organizzativi. Le aziende segnalano infatti tra i principali ostacoli la complessità dei percorsi regolatori, la carenza di risorse qualificate per certificazioni e validazioni e le difficoltà di accesso ai finanziamenti. Il risultato è un sistema in cui l’innovazione procede, ma incontra resistenze nella fase di implementazione, rallentando l’impatto reale sull’assistenza sanitaria. A questo si aggiunge un ulteriore squilibrio: mentre le principali sfide per la salute emergono sempre più a livello territoriale, gran parte delle soluzioni innovative continua a concentrarsi sugli ospedali.
Per superare queste criticità, lo studio individua alcune priorità strategiche. Tra queste, la necessità di investire in infrastrutture dati e interoperabilità, rendere più prevedibili i processi regolatori, sviluppare modelli di business compatibili con il sistema pubblico e rafforzare le competenze non solo tecniche, ma organizzative, coinvolgendo l’intero sistema sanitario.
“Le sfide sulla salute sono sui territori, ma l’innovazione è ancora centrata sui grandi ospedali”, ha sottolineato Leandro Pecchia, direttore di Tech4GlobalHealth e professore di Ingegneria Biomedica. “L’intelligenza artificiale è una leva critica per garantire sostenibilità, equità e competitività del sistema sanitario, ma richiede un approccio di sistema e una maggiore integrazione tra gli attori”. Un ruolo chiave è svolto proprio dalla collaborazione tra mondo accademico, ricerca e industria. In questa direzione si inserisce l’impegno di Intesa Sanpaolo, che sostiene iniziative di ricerca applicata e programmi per la valorizzazione del talento e l’integrazione tra università e tessuto produttivo. “Le life science hanno un ruolo sempre più strategico per un Paese chiamato ad affrontare sfide demografiche crescenti”, ha evidenziato Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs del gruppo. “Con l’Osservatorio Tech4GlobalHealth vogliamo contribuire a sviluppare un ecosistema capace di unire ricerca, innovazione e crescita”.
A supporto dell’Osservatorio è stato inoltre avviato un laboratorio di ricerca dedicato all’analisi delle barriere all’adozione delle tecnologie nel Servizio sanitario nazionale. Il laboratorio, recentemente riconosciuto come centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’ingegneria biomedica, opera come piattaforma di collegamento tra imprese, istituzioni e mondo accademico, con l’obiettivo di tradurre le evidenze scientifiche in soluzioni concrete. Il quadro che emerge è quello di un settore in forte evoluzione, in cui l’intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica per il futuro della sanità, ma la cui piena realizzazione dipenderà dalla capacità di superare barriere sistemiche e costruire un ecosistema realmente integrato.

