Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Corporate – Il giornale delle imprese » L’Italia istituisca il Garante nazionale per le vittime di reato. L’esperienza della Calabria insegna

L’Italia istituisca il Garante nazionale per le vittime di reato. L’esperienza della Calabria insegna

Dall’esperienza pionieristica della Calabria, l’Avv. Antonio Lomonaco chiede un presidio istituzionale unico per colmare il divario tra Stato e cittadini e garantire ascolto, tutela e coordinamento efficace su tutto il territorio nazionale

L’Italia istituisca il Garante nazionale per le vittime di reato. L’esperienza della Calabria insegna

Vittime di reato, la voce che manca: Lomonaco rilancia il Garante nazionale

L’Avv. Antonio Lomonaco è l’attuale Garante regionale per la tutela delle vittime di reato della Calabria, il primo mai istituito in Italia, é stato nominato dal Consiglio regionale e in carica dal 5 dicembre 2023. Nato a Catanzaro nel 1982, è un avvocato penalista con una consolidata esperienza nel diritto penale. Si occupa da anni della tutela dei diritti delle persone, sia nella difesa di imputati sia nel supporto alle vittime di reati, con particolare attenzione a casi di violenza.

Avvocato Lomonaco, lei sostiene da tempo la necessità di un Garante nazionale per le vittime di reato. Perché oggi è una priorità?

Perché esiste ancora una distanza troppo ampia tra lo Stato e chi subisce un reato. Il sistema penale è, per sua natura, costruito attorno all’autore del reato: indagini, difesa, garanzie processuali. Ed è giusto che sia così in uno Stato di diritto. Tuttavia, in questo equilibrio, la vittima rischia spesso di rimanere ai margini, quasi dimenticata. Sembra più rilevante della vittima dello stesso. Dopo il trauma, molte persone non sanno a chi rivolgersi, quali diritti abbiano o quali strumenti possano aiutarle. Un Garante nazionale servirebbe proprio a colmare questo vuoto, offrendo un punto di riferimento istituzionale chiaro e accessibile, che provveda alle loro esigenze.

Esistono già strumenti di tutela. Perché è necessaria un’ulteriore figura?

Gli strumenti esistono, ma sono frammentati e poco coordinati. Abbiamo norme, fondi, associazioni e presidi territoriali, ma manca un soggetto istituzionale in grado di tenere insieme questo sistema, monitorarlo e renderlo realmente efficace. Un Garante nazionale dovrebbe svolgere alcune funzioni essenziali: coordinare le esperienze regionali, vigilare sull’applicazione concreta delle tutele previste, armonizzare le politiche pubbliche suggerendo interventi legislativi e offrire alle vittime un punto di ascolto e orientamento.
Non si tratta di creare nuova burocrazia, ma di dare coerenza, efficacia e forza a ciò che già esiste.

Lei ricopre questo ruolo in Calabria. Quali risultati e insegnamenti emergono da questa esperienza?

L’esperienza calabrese ci ha insegnato una cosa molto chiara: quando le istituzioni si avvicinano concretamente alle vittime, la fiducia nello Stato aumenta e così anche il benessere dei cittadini. Abbiamo costruito un modello fondato su tre pilastri: ascolto, accompagnamento e prevenzione. Il lavoro è stato portato avanti insieme a magistratura, forze dell’ordine, scuole, associazioni, enti locali e centri di supporto, non solo per intervenire dopo il reato, ma anche per prevenire fenomeni come il bullismo, la violenza e la marginalità sociale. Questo dimostra che un’istituzione dedicata può diventare un presidio reale di legalità, ma anche di umanità.

Nel dibattito pubblico si parla molto di sicurezza e pene. Lei pone invece l’accento sulle vittime. È un cambio di prospettiva?

In parte sì. La sicurezza non si esaurisce nella repressione: passa anche dalla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando una vittima si sente abbandonata, quella fiducia si incrina. Quando invece trova ascolto, orientamento e sostegno, il legame con lo Stato si rafforza. Prendersi cura delle vittime non è un gesto simbolico, ma una scelta di civiltà giuridica, umana e istituzionale.

Se potesse rivolgersi direttamente al Parlamento, quale richiesta formulerebbe?

Chiederei un atto di maturità istituzionale trasversale. Molti Paesi europei dispongono già di strumenti avanzati di tutela delle vittime. L’Italia ha compiuto passi importanti, ma manca ancora una figura nazionale di garanzia dotata di strumenti concreti. Istituire il Garante significherebbe riconoscere che la giustizia non riguarda soltanto chi commette un reato, ma soprattutto chi ne subisce le conseguenze.

Una domanda personale: cosa le hanno insegnato le vittime che ha incontrato?

Mi hanno insegnato che dietro ogni fascicolo c’è una storia, spesso terribile. A volte una vita spezzata, altre una famiglia che cerca semplicemente di tornare a respirare e tornare alla normalità. E soprattutto mi hanno insegnato che ciò che chiedono più spesso non è vendetta, ma ascolto e comprensione. È proprio questo che lo Stato dovrebbe garantire: non soltanto una sentenza giusta, ma una presenza costante.