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Philip Morris International, Technovation: a Stoccolma il confronto internazionale per un futuro senza sigarette

Technovation ha riunito dirigenti PMI, ricercatori ed esperti di salute pubblica per discutere il quadro internazionale delle alternative alle sigarette tradizionali

Philip Morris International, Technovation: a Stoccolma il confronto internazionale per un futuro senza sigarette

Philip Morris International a Stoccolma per Technovation 2026: focus su innovazione, prodotti senza combustione e politiche regolatorie

Si è tenuto oggi nella sede di Fotografiska a Stoccolma il “Technovation“, evento organizzato da Philip Morris International dedicato al futuro delle alternative alle sigarette tradizionali e al rapporto tra innovazione scientifica e regolamentazione pubblica. La giornata ha riunito dirigenti, ricercatori, esperti di salute pubblica e policy advisor internazionali per discutere il ruolo dei prodotti senza combustione nel contrasto al fumo tradizionale e il tema, oggi al centro del dibattito regolatorio, delle politiche sulla nicotina e sui prodotti orali senza fumo.

L’evento si è aperto con i saluti introduttivi di Tommaso Di Giovanni, Vice President Communications and Engagement di PMI, che ha sottolineato come “l’innovazione guidata dalla scienza possa informare regolamentazioni più intelligenti e accelerare il progresso della salute pubblica”, introducendo un confronto sul rapporto tra evidenze scientifiche, innovazione e politiche pubbliche orientate a un progressivo superamento delle sigarette tradizionali. Uno dei momenti centrali della giornata è stato il panel dedicato al modello svedese. Christos Harpantidis, Group Chief Corporate Affairs Officer di PMI, e Nikolaus Ricketts, CEO di Swedish Match AB e presidente Oral Products di PMI, hanno discusso le opportunità offerte dai prodotti senza combustione, con particolare attenzione ai prodotti orali senza fumo e all’esperienza svedese come riferimento internazionale.

Durante l’evento è emerso come la Svezia abbia registrato il più basso tasso di fumatori dell’Unione Europea, pari al 5,4%, vicino alla soglia del 5% indicata dall’OMS per definire un Paese libero dal fumo di sigaretta. Il documento attribuisce questo risultato a politiche di “harm reduction”, combinate alle tradizionali misure di controllo del tabacco, che avrebbero incentivato i fumatori a orientarsi verso alternative senza combustione. Stoccolma ha adottato una regolamentazione che differenzia tassazione e accessibilità dei prodotti in base al rischio relativo rispetto alle sigarette. Viene citato, ad esempio, l’aumento del 9% delle accise sulle sigarette nel 2024 e la contestuale riduzione del 20% della tassa sullo snus, prodotto orale senza combustione molto diffuso nel Paese.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla discussione scientifica sulla nicotina. Nel panel “Science Behind Oral Smokeless Product” sono intervenuti Karl Fagerström, professore emerito e tra i principali esperti di dipendenza da nicotina e riduzione del danno, Brad Rodu, professore emerito dell’Università di Louisville e ricercatore nel campo del tobacco harm reduction, e Gizelle Baker, Vice President Scientific Affairs di PMI. Quanto emerso nel corso del confronto è che la nicotina “non è la causa primaria delle malattie correlate al fumo”, mentre i principali danni deriverebbero dalle sostanze tossiche prodotte dalla combustione del tabacco. Analogamente, il factsheet “The Problem with Burning” afferma che “la combustione del tabacco è ciò che rende le sigarette così dannose”, sostenendo che i prodotti senza combustione, non bruciando tabacco, possano ridurre significativamente i livelli di sostanze nocive rispetto alle sigarette tradizionali.

Nel corso della giornata è emerso anche un tema controverso e attualmente al centro del dibattito regolatorio europeo, ovvero quello delle nicotine pouches e del commercio illecito. La sessione “The Future of Harm Reduction Policy: Regulating for Better Outcomes” ha affrontato il tema delle politiche pubbliche sui prodotti a base di nicotina, interrogandosi sull’efficacia delle normative attuali e sui possibili effetti indesiderati delle restrizioni. Tra gli interventi, Todd Prochnau, farmacista clinico canadese, Ellen Huttunen, consulente finlandese per le politiche sanitarie, e Agnieszka Wyszynska-Szulc, Vice President Regulatory, Product & ESG Policy di PMI, hanno discusso l’impatto delle decisioni regolatorie su mercati, consumatori e salute pubblica.

Il tema è stato approfondito anche attraverso il report dedicato alla Germania, presentato durante l’evento, secondo cui le nicotine pouches sarebbero ampiamente reperibili nonostante il divieto di vendita. Lo studio commissionato da PMI a Ipsos e condotto nel 2025 in 24 città tedesche rileva che il 15,8% dei negozi visitati offriva nicotine pouches, che il 55,9% dei prodotti superava i limiti di nicotina indicati dal Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) e che il 13,6% dei campioni analizzati risultava contraffatto.

Secondo il factsheet “Illicit Trade in Europe”, “i divieti non hanno eliminato i prodotti dal mercato, ma hanno eliminato trasparenza e responsabilità”, favorendo il commercio illecito e la diffusione di prodotti non verificati. Il documento sostiene inoltre che una regolamentazione “equilibrata e basata sui dati” possa risultare più efficace rispetto a politiche proibizioniste.

Nel panel internazionale “Pouches, Policy and Public Health: A Global Perspective” il confronto si è esteso al piano globale, con la partecipazione dell’ex segretario statunitense alla Salute Tom Price e dell’attivista britannico Mark Oates. Il dibattito si è concentrato sulle divergenze normative tra i diversi Paesi e sulle evidenze disponibili in materia di riduzione del danno. Parallelamente alle sessioni plenarie, il programma prevedeva aree espositive dedicate all’evoluzione dell’innovazione, alla realtà virtuale sui prodotti senza combustione, alla sostenibilità, alla prevenzione del commercio illecito e al portafoglio prodotti di PMI. In conclusione, PMI ha investito dal 2008 oltre 16 miliardi di dollari nello sviluppo di prodotti senza combustione e oggi commercializza queste alternative in 108 mercati. L’azienda stima inoltre che oltre 43 milioni di adulti utilizzino i suoi prodotti senza combustione nel mondo.

L’intervista di Affaritaliani a Tommaso Di Giovanni, Vice President Communication & engagement PMI

Tommaso Di Giovanni, Vice President Communication & engagement PMI ha dichairato: “Fino a circa dieci anni fa le sigarette erano sostanzialmente l’unico prodotto del tabacco disponibile ai consumatori. Questo rappresentava un problema perché chi non riusciva a smettere di fumare non aveva reali alternative. Negli ultimi anni, però, si è aperta un’opportunità molto importante: grazie alla tecnologia, all’innovazione e alla ricerca scientifica è stato possibile eliminare la combustione da alcuni prodotti, sviluppando alternative che non generano fumo e che possono essere destinate a coloro che altrimenti continuerebbero a fumare”.

È proprio su questa trasformazione che si basa la nostra ambizione di un futuro senza fumo: un mondo in cui le sigarette appartengano al passato e in cui chi continua a utilizzare nicotina lo faccia attraverso prodotti senza combustione, come sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato o sacchetti di nicotina. Stiamo assistendo a un cambiamento molto rapido. In Italia, in alcune città, oltre un terzo della popolazione adulta ha già adottato IQOS. In Giappone, a livello nazionale, siamo oltre la metà. È un cambiamento concreto che è già in corso”, ha detto Di Giovanni.

Qual è oggi il ruolo dell’Italia nella strategia di Philip Morris International, anche alla luce degli investimenti realizzati nel Paese?

L’Italia è sempre stata un Paese molto importante per noi e continua a esserlo, probabilmente sempre di più. Abbiamo investito in maniera significativa nel Paese: solo nella filiera italiana gli investimenti superano i 3 miliardi di euro, di cui un miliardo e mezzo destinato allo stabilimento e al centro di innovazione di Crespellano, vicino Bologna. Si tratta di una filiera che coinvolge circa 40 mila persone in Italia e che oggi rappresenta circa mezzo punto percentuale del PIL nazionale. È una realtà che ci restituisce molto anche in termini di competenze, qualità della forza lavoro e capacità di innovazione. È anche per questo che abbiamo scelto l’Italia come uno dei centri principali di questa trasformazione nel settore del tabacco e della nicotina”, ha dichiarato Di Giovanni.

Technovation ha posto al centro il tema dell’innovazione. Quali sono oggi le principali sfide per un’azienda che opera in un mercato internazionale sempre più regolamentato e complesso?

La competitività dipende certamente dalla qualità dei prodotti, dalla capacità di commercializzarli e di convincere i consumatori ad adottarli. Ma dipende anche dal contesto sociale e normativo nel quale si opera, ed è proprio su questo aspetto che vogliamo concentrarci con iniziative come Technovation. Il nostro obiettivo è favorire un dibattito aperto e trasparente su queste alternative. Eventi come questo servono proprio a creare dialogo. Ancora oggi molte persone non comprendono pienamente il ruolo di questi prodotti; in altri casi persistono approcci che consideriamo superati o posizioni ideologiche molto conservative che, secondo noi, non favoriscono il cambiamento. Per questo riteniamo importante mantenere aperto il confronto. Crediamo che le evidenze scientifiche disponibili debbano essere comprese e valutate senza preconcetti ideologici, così da favorire scelte pragmatiche orientate a ridurre il consumo di sigarette tradizionali e incoraggiare, per chi non smette di fumare, il passaggio ad alternative senza combustione”, ha poi detto in conclusione Di Giovanni.

L’intervista di Affaritaliani a Karl Fagerstrom, Professor Emeritus and Tobacco Harm Reduction Expert

In base alla sua esperienza, ritiene che il modello svedese possa essere adattato anche in altri Paesi europei oppure esistono differenze culturali che richiedono approcci differenti?

Quello che è accaduto in Svezia può verificarsi anche in altri Paesi. Per un periodo si pensava che fosse un fenomeno esclusivamente svedese, ma negli ultimi anni abbiamo osservato dinamiche simili anche in Norvegia, dove l’uso dello snus è aumentato mentre il consumo di sigarette è diminuito. Oggi, in Norvegia, l’utilizzo dello snus è più diffuso del fumo tradizionale. Naturalmente la Norvegia è un Paese vicino alla Svezia e probabilmente esiste una cultura comune. Tuttavia, più recentemente abbiamo visto sviluppi analoghi anche in Giappone, dove la crescita dei prodotti senza combustione ha coinciso con una riduzione del consumo di sigarette. Le due curve si stanno incrociando”, ha detto Fagerstrom.

Lo stesso fenomeno si osserva anche in Nuova Zelanda e nel Regno Unito, dove l’uso di prodotti alternativi è aumentato mentre il fumo è diminuito. Nel Regno Unito, ad esempio, oggi ci sono più utilizzatori di questi prodotti che fumatori tradizionali. Questo dimostra che il fenomeno può verificarsi anche in altri Paesi. Le evidenze raccolte in Svezia mostrano inoltre che gli uomini che hanno utilizzato lo snus presentano livelli molto più bassi di malattie correlate al fumo rispetto agli uomini di altri Paesi dell’Unione Europea. Le donne svedesi, invece, fino a tempi recenti hanno utilizzato meno lo snus e per questo i loro dati sulle patologie legate al fumo sono rimasti in linea con la media europea. È quindi possibile che nei prossimi anni anche tra le donne si osservi una riduzione dei danni correlati al fumo”, ha dichiarato Fagerstrom.

Qual è invece l’impatto dello snus sulla riduzione del consumo di sigarette? Che cosa mostrano le evidenze scientifiche disponibili su questo prodotto?

Lo snus fornisce nicotina in quantità comparabili a quelle di una sigaretta e, da questo punto di vista, sostituisce la nicotina alla quale il fumatore è abituato. Non riproduce però completamente l’esperienza della sigaretta. Tuttavia, se una persona è motivata a smettere di fumare, può utilizzare lo snus come alternativa e, con il tempo, preferire quest’ultimo alla sigaretta. La maggior parte degli studi disponibili, molti dei quali realizzati in Svezia e presso il Karolinska Institutet, indicano che lo snus non ha effetti sulle malattie respiratorie e non sembra causare tumori polmonari. La Svezia, infatti, registra uno dei più bassi tassi di tumore ai polmoni nell’Unione Europea”, ha affermato Fagerstrom.

Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, le evidenze disponibili suggeriscono che lo snus non aumenti significativamente il rischio di ictus o infarto. Tuttavia, in persone che abbiano già avuto eventi cardiovascolari, il suo utilizzo potrebbe peggiorare la gravità della condizione. Resta comunque importante sottolineare che lo snus non dovrebbe essere utilizzato durante la gravidanza, per ragioni legate alla salute sia della madre sia del feto. Possono inoltre verificarsi effetti locali, a seconda della sensibilità individuale e delle modalità d’uso: ad esempio, alcune persone possono sviluppare irritazioni della mucosa orale”, ha poi concluso Fagerstrom.