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Petrolio, l’Opec+ prova a calmare i mercati: più produzione da giugno, ma Hormuz resta la vera minaccia

Sette Paesi aumentano la produzione di 188.000 barili al giorno da giugno. Per gli analisti è soprattutto un segnale ai mercati

Petrolio, l’Opec+ prova a calmare i mercati: più produzione da giugno, ma Hormuz resta la vera minaccia

Dopo l’uscita degli Emirati, il cartello prova a mostrare controllo mentre pesa il blocco nello Stretto di Hormuz

L’Opec+ aumenta la produzione di petrolio. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman hanno deciso di alzare le proprie quote di 188.000 barili al giorno a partire da giugno 2026.

La decisione è arrivata dopo una riunione online dei sette Paesi. È il primo passaggio dopo il ritiro degli Emirati Arabi Uniti dal cartello e dal gruppo allargato Opec+, annunciato il 28 aprile e diventato effettivo venerdì. Nella dichiarazione finale gli Emirati non vengono citati.

L’aumento era atteso dagli analisti del mercato petrolifero. La quota è simile agli incrementi giornalieri da 206.000 barili annunciati dall’Opec+ a marzo e ad aprile, al netto della parte assegnata agli Emirati Arabi Uniti.

Nella nota diffusa dopo il vertice si legge che i sette Paesi hanno deciso la mossa per mantenere il loro “impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero”.

Il testo precisa che «hanno deciso di attuare un aggiustamento della produzione di 188mila barili al giorno», con partenza da giugno 2026.

L’effetto concreto, però, potrebbe essere più basso di quanto dica la quota formale. La produzione effettiva è già sotto il limite e le riserve non sfruttate dell’Opec+ si trovano soprattutto nella regione del Golfo. Le esportazioni dell’area restano condizionate dallo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il greggio e oggi al centro delle tensioni legate alla guerra in Iran.

Jorge Leon, analista di Rystad Energy, ha spiegato che il cartello sta cercando di inviare “un messaggio a due livelli”: da un lato l’uscita degli Emirati Arabi Uniti non deve apparire come un colpo al funzionamento dell’Opec+, dall’altro il gruppo vuole mostrare ai mercati di avere ancora capacità di controllo anche davanti alle interruzioni del commercio petrolifero causate dalla guerra.

“Sebbene la produzione stia aumentando sulla carta, l’impatto reale sull’offerta fisica rimane molto limitato, date le restrizioni imposte dallo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Leon.

La lettura dell’analista è netta: “Non si tratta tanto di aggiungere barili, quanto di segnalare che l’Opec+ ha ancora il controllo della situazione”.

I sette Paesi hanno confermato una linea prudente e flessibile. Nella nota si aggiunge che «continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro costante impegno a sostegno della stabilità del mercato, hanno ribadito l’importanza di adottare un approccio prudente e di mantenere la piena flessibilità per aumentare, sospendere o invertire» gli adeguamenti della produzione.

Il gruppo ha ribadito anche l’impegno alla piena conformità con la Dichiarazione di Cooperazione, compresi gli ulteriori adeguamenti volontari della produzione che saranno monitorati dal Comitato Ministeriale Congiunto di Monitoraggio. Confermata anche l’intenzione di compensare integralmente qualsiasi volume sovraprodotto da gennaio 2024.

Le riunioni diventeranno mensili per esaminare condizioni di mercato, rispetto degli impegni e processi di compensazione. Il prossimo appuntamento tra i sette Paesi è fissato per il 7 giugno 2026.

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