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Petrolio, l’Opec valuta aumento della produzione dopo l’uscita degli Emirati. Il blocco di Hormuz frena la crescita, il Kuwait: “Ad aprile non esportato nemmeno un barile”

Secondo le previsioni, Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman potrebbero concordare un incremento complessivo di circa 188.000 barili al giorno

Petrolio, l’Opec valuta aumento della produzione dopo l’uscita degli Emirati. Il blocco di Hormuz frena la crescita, il Kuwait: “Ad aprile non esportato nemmeno un barile”

L’Opec valuta l’aumento della produzione di 188.000 barili al giorno dopo l’uscita degli Emirati. Il blocco di Hormuz frena la crescita, il Kuwait: “Ad aprile non esportato nemmeno un barile”

Arabia Saudita, Russia e altri cinque Paesi membri dell’Opec+ si riuniscono oggi per valutare un possibile aumento delle quote di produzione petrolifera, dopo l’annuncio del ritiro degli Emirati Arabi Uniti dal cartello. L’organizzazione e i suoi alleati non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in seguito alla decisione di Abu Dhabi. Secondo le previsioni, Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman potrebbero concordare un incremento complessivo di circa 188.000 barili al giorno. Si tratterebbe di un aumento in linea con quelli già decisi a marzo e aprile (circa 206.000 barili al giorno), ma questa volta senza includere la quota degli Emirati.

Tuttavia, l’aumento deciso potrebbe non tradursi in una reale crescita della produzione. Gran parte della capacità inutilizzata dell’Opec+ si concentra nei Paesi del Golfo, le cui esportazioni sono attualmente ostacolate dal blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, in corso dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Tra i Paesi soggetti a quote, la produzione è scesa a 27,68 milioni di barili al giorno a marzo, ben al di sotto della quota fissata a 36,73 milioni, con un deficit di circa 9 milioni di barili al giorno. Le difficoltà riguardano soprattutto Arabia Saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, che ora non saranno più conteggiati nel totale dell’alleanza. L’Iran, pur essendo membro, non è soggetto a limiti produttivi.

La Russia, secondo produttore del gruppo, beneficia degli alti prezzi dell’energia ma fatica a raggiungere le quote assegnate, complice il ritiro degli investimenti occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e i continui attacchi con droni alle infrastrutture petrolifere.

Un’Opec+ più fragile senza Abu Dhabi

L’uscita degli Emirati rappresenta un evento di grande rilievo per l’Opec+, più significativo rispetto ai precedenti ritiri di Qatar e Angola. Abu Dhabi è infatti il quarto produttore del gruppo e dispone di una notevole capacità inutilizzata, fondamentale per stabilizzare il mercato. Già dal 2021 gli Emirati avevano espresso insoddisfazione per le quote assegnate. Negli ultimi anni hanno investito massicciamente nel settore: la compagnia nazionale Adnoc punta a raggiungere una capacità produttiva di 5 milioni di barili al giorno entro il 2027, ben oltre l’ultima quota fissata a 3,447 milioni. Questo rende il Paese un concorrente molto competitivo, in grado di produrre a costi ridotti e potenzialmente capace di indebolire l’efficacia delle strategie dell’Opec+ quando il mercato tornerà a condizioni più stabili. Inoltre, il rischio di ulteriori tensioni interne resta elevato: Paesi come Iraq e Kazakistan sono stati più volte criticati per aver superato i limiti produttivi stabiliti.

Intanto, ad aprile del 2026, il Kuwait non ha esportato nemmeno un barile di petrolio per la prima volta dalla fine della Guerra del Golfo, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. Lo riporta TankerTrackers.com, un sito web che monitora le spedizioni internazionali di petrolio. 

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