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Pirelli sotto stretta: il Governo blinda dati, tecnologia e potere

Pirelli sotto stretta: il Governo blinda dati, tecnologia e potere
Pirelli

Il Governo esercita il Golden Power su Pirelli: focus su Cyber Tyre, governance, dati sensibili e ruolo del socio cinese.

il Governo ha deciso di esercitare i poteri speciali su Pirelli, riconoscendo formalmente il valore strategico delle tecnologie sviluppate dal gruppo e imponendo nuovi vincoli all’influenza del socio cinese nella governance della società. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile e comunicato all’azienda il 10 aprile 2026, interviene in un passaggio delicato per uno dei principali gruppi italiani dell’automotive e fissa una cornice molto precisa attorno a controllo, dati e autonomia industriale.

Il punto centrale della vicenda è il Cyber Tyre, la tecnologia con cui Pirelli ha trasformato il pneumatico in un sensore evoluto, capace di raccogliere informazioni che non riguardano soltanto lo stato della gomma e la manutenzione, ma anche parametri collegati alle abitudini di utilizzo, alle condizioni di guida e, secondo quanto rilevato dal Governo, perfino alla tracciabilità dello stato dei suoli. Non si tratta più, quindi, di una semplice evoluzione del prodotto pneumatico, ma di una piattaforma tecnologica con ricadute che vanno ben oltre il perimetro classico del settore tyre.

È proprio qui che il dossier assume una portata pienamente industriale e automotive. Nel provvedimento, infatti, si riconosce che il Cyber Tyre si è evoluto al punto da poter essere considerato una tecnologia abilitante per scenari avanzati come il monitoraggio di infrastrutture critiche, la costruzione di sistemi di digital twin basati su supercalcolo e lo sviluppo della guida autonoma. In altre parole, per Palazzo Chigi Pirelli non presidia solo un pezzo della filiera automotive, ma detiene asset tecnologici rilevanti anche sul piano della sicurezza nazionale.

Da questa valutazione discende la scelta di confermare che la società rientra tra le imprese titolari di beni e rapporti di rilevanza strategica ai sensi della normativa sul Golden Power. Il risultato pratico è una stretta articolata su tre fronti: il ruolo di Marco Polo International Italy, veicolo partecipato dal socio cinese; le condotte richieste a CNRC; e gli obblighi imposti direttamente a Pirelli per proteggere informazioni, know-how e infrastrutture digitali.

Sul piano della governance, il messaggio del Governo è netto. Marco Polo potrà presentare una lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, ma con un massimo di tre candidati, di cui due indipendenti, e nessuno di questi, anche se eletto, potrà assumere cariche apicali come presidente, vicepresidente o amministratore delegato, né ricevere deleghe gestionali o poteri esecutivi capaci di incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie del gruppo. Anche l’eventuale peso assembleare viene sterilizzato: se la lista dovesse ottenere la maggioranza dei voti, non potrebbe concorrere al completamento del board. Un limite che, nella sostanza, mira a impedire che la presenza azionaria si traduca in un controllo effettivo della direzione aziendale.

Le prescrizioni verso CNRC rafforzano ulteriormente questa linea. Al gruppo viene chiesto di garantire il rispetto dei vincoli imposti a Marco Polo e soprattutto di non esercitare alcuna attività di direzione e coordinamento su Pirelli. Il testo tocca nodi molto concreti: niente istruzioni sui rapporti con clienti e fornitori, nessuna interferenza su piani industriali, budget, finanza, credito, ricerca e sviluppo o operazioni straordinarie. Viene inoltre esclusa qualsiasi integrazione di tesoreria, cash pooling o coordinamento tecnico-organizzativo, compresa l’integrazione dei sistemi informatici di Pirelli in quelli del perimetro Sinochem.

Per l’industria dell’auto questo passaggio è particolarmente significativo. Oggi il valore di un fornitore o di un produttore non si misura soltanto nella capacità manifatturiera, ma nel controllo di dati, software, proprietà intellettuale e catene decisionali. Il Governo, con questa mossa, tratta Pirelli come un nodo tecnologico sensibile, non come una semplice società quotata con una struttura azionaria complessa.

Anche gli obblighi diretti a Pirelli vanno in questa direzione. L’azienda dovrà respingere richieste che escano dalle normali prerogative degli azionisti, in particolare se riferite alla condivisione di informazioni tecniche riservate, attività di ricerca e sviluppo, proprietà intellettuale, accesso ai sistemi ERP, trasferimento di beni e servizi ICT fuori dalla giurisdizione europea o condivisione di dati generati dal Cyber Tyre con soggetti riconducibili al Governo cinese. In pratica, il cuore tecnologico e informativo del gruppo viene blindato.

Restano poi ferme le prescrizioni sull’Organizzazione di Sicurezza, unità interna che presidia le attività aziendali rilevanti per la sicurezza nazionale. Il consiglio di amministrazione dovrà includere un componente con esclusiva cittadinanza italiana, dotato di abilitazione di sicurezza personale, delega esclusiva su questa struttura e assenso del Governo circa la sua idoneità. È un altro segnale del fatto che il dossier Pirelli è ormai letto dentro una cornice che intreccia automotive, tecnologia e interesse strategico del Paese.

Le misure resteranno in vigore finché Marco Polo manterrà una partecipazione superiore al 9,99% del capitale sociale. Inoltre, l’attuazione sarà monitorata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a cui Pirelli dovrà inviare ogni anno una relazione sulle misure adottate. CNRC, dal canto suo, dovrà comunicare eventuali trasferimenti di azioni, che non potranno in ogni caso avvenire verso soggetti collegati al perimetro di controllo del SASAC.

Nel merito industriale, il provvedimento fotografa un cambiamento profondo. Il pneumatico connesso, fino a pochi anni fa percepito come tecnologia di nicchia, entra ora a pieno titolo nel novero delle infrastrutture sensibili della mobilità. E questo cambia anche il peso geopolitico di un gruppo come Pirelli. Perché nel nuovo automotive, dove il veicolo diventa piattaforma di raccolta dati e interazione con la rete, la partita non si gioca solo sulle fabbriche o sulle quote di mercato, ma sul controllo delle informazioni e sulle tecnologie che renderanno possibili le prossime generazioni di mobilità intelligente.