La Cgil scende in campo, con la tre giorni – dal 14 al 17 aprile de “La città dei saperi” – per disegnare la metropoli produttiva di oggi e di domani. “Naturalmente ragioniamo nell’ottica della città metropolitana”, spiega Luca Stanzione, segretario della Cgil milanese e animatore della tre giorni.
E’ forse l’agenda della sinistra per le prossime amministrative?
“Si tratta di una proposta a tutto il sistema produttivo e a tutta la classe dirigente della città per interrogarsi sulla vocazione produttiva di Milano. Milano sta conoscendo una trasformazione profondissima delle sue figure professionali ma quest’anno avrà il record negativo di crescita degli ultimi dieci anni: questo è il momento per ripensare alla sua vocazione produttiva. Negli ultimi dieci anni Milano si è venduta al mondo come la città vetrina capace di gestire grandi eventi (dall’Expo alle Olimpiadi) ma forse oggi bisogna guardare ad una trasformazione dentro i settori produttivi che scelgono la cultura del sapere. Una città in cui s’innova, si lavora alla ricerca, si studia, si fa cultura e tutto questo produce più di 400mila lavoratori”.
Obiettivo ambizioso, la riscossa della ricerca e della innovazione “contro” la città dei fast food?
“Quando diciamo “città dei saperi” identifichiamo un ambito trasversale che riguarda anche l’industria farmaceutica, chimica ma anche la ristorazione, l’artigianato: una specie di driver. Milano, nel corso del 1900, è stata interpretata come città operaia, in realtà è stato il 1971 l’anno col picco delle assunzioni in fabbrica. Poi è diventata la città dei servizi e del terziario, ora siamo ad una svolta e questo nuovo driver – lo diremo bene da martedì prossimo – questo impone a tutti una definizione di valori diversi, a partire dal sapere, con una remunerazione diversa. Ma anche un sistema di welfare adeguato”.
Si parla spesso della città a due velocità ma oggi ce n’è una terza, popolata da migranti di seconda e terza generazione che oggi rischiano di diventare i nuovi poveri
“E’ una città che fa della crescita dei turisti un elemento essenziale rischia di andare troppo in fretta senza essere in grado di sostenere le fasce di immigrati – di seconda e terza generazione – che hanno difficoltà ad integrarsi. Anche se proprio dai migranti scolarizzati e laureati arrivano contributi importanti alla crescita del sapere. Sono numerosi gli immigrati laureati nel loro paese che non possono utilizzare qui da noi il loro titolo di studio e la loro esperienza. Si devono accontentare dei lavori più umili. Mentre potrebbero alimentare quel saper fare che è essenziale per Milano”, conclude Stanzione.

