AcomeA SGR – PMI italiane: più fiducia, ma cresce il rischio energia
A marzo le PMI italiane mostrano segnali di miglioramento del sentiment, con attese su produzione, occupazione e prezzi ancora in area espansiva, mentre ordini e domanda estera restano deboli ma in recupero.
Sul fronte macro, il rialzo di petrolio e gas ha riacceso il tema della trasmissione ai prezzi energetici e all’inflazione.Il pass-through (il trasferimento dei costi sui prezzi al consumo) sui carburanti è rapido e abbastanza uniforme tra i vari Paesi europei, mentre quello su elettricità e gas domestico dipende molto di più dal mix energetico e dai meccanismi regolatori nazionali. In Borsa, dopo la fase di tensione legata al Medio Oriente, il mercato ha recuperato rapidamente, premiando ancora le società italiane più domestiche rispetto agli esportatori.
AcomeA PMI Tracker: migliora il sentiment
A marzo l’indice sintetico del PMI Tracker è salito, segnalando un miglioramento del sentiment e delle aspettative degli imprenditori. AcomeA PMI Tracker è un indicatore prospettico volto a tracciare il ciclo economico delle PMI italiane – aspettative su produzione, dimensioni dell’organico, prezzi, valutazione degli ordinativi e ordini dall’estero. La soglia del 50 separa l’area espansiva (>50) dall’area recessiva (<50).

In particolare, a marzo le componenti relative ad attese su produzione, occupazione e prezzi di vendita restano sopra la soglia di 50, indicando una dinamica espansiva. Il contributo più forte al miglioramento dell’indicatore arriva proprio dalle aspettative sui prezzi di vendita; questo indica che le piccole e medie imprese italiane continuano a mostrare potere di prezzo e sono in grado di trasferire a valle gli aumenti dei costi, scaricandoli almeno in parte sul consumatore finale.
Gli ordini e gli ordini dall’estero rimangono invece sotto quota 50, e quindi in territorio di contrazione. Tuttavia, rispetto a febbraio, il deterioramento appare meno marcato. L’indicatore aggregato migliora e si porta sui livelli più alti dalla metà del 2023. Occorre però leggere il dato con una certa cautela. Il sondaggio viene condotto nei primi quindici giorni del mese e riflette quindi le percezioni degli imprenditori a sole due settimane dall’avvio dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Qualora le tensioni dovessero protrarsi, gli effetti sull’attività economica potrebbero diventare più evidenti nelle prossime rilevazioni.
Guerra in Medio Oriente: i primi effetti su gas ed elettricità in Italia
Nel mese di marzo lo shock geopolitico in Medio Oriente ha spinto bruscamente al rialzo i prezzi energetici: il Brent ha toccato area 119 dollari al barile, mentre il TTF europeo, il principale mercato virtuale di riferimento per lo scambio del gas, è salito fino a circa 61-62 Euro/MWh, prima di rientrare solo parzialmente. Il trasferimento all’inflazione, tuttavia, avviene attraverso canali diversi. Il petrolio incide soprattutto sui carburanti, dove il pass-through è rapido e relativamente omogeneo tra paesi, con differenze spiegate in larga parte da accise e fiscalità. Più eterogenea è invece la trasmissione a elettricità e gas domestico, che dipende dal mix energetico nazionale e dalla struttura regolatoria dei prezzi retail.
Nella crisi energetica del 2021-2022 il pass-through su prezzi di gas ed elettricità è stato infatti più rapido in Spagna, Olanda e Italia, più graduale in Germania e particolarmente lento e contenuto in Francia. Nella fase successiva di normalizzazione, la Spagna è anche tornata più rapidamente verso, e in alcuni casi sotto, i livelli pre-crisi. I dati sull’inflazione di marzo 2026 sono coerenti con questo quadro: il prezzo dei carburanti ha mostrato rialzi mensili in tutti i Paesi, anche se la grandezza è diversa (in Francia e Germania superiore al 15% rispetto al mese precedente, mentre in Italia intorno a 8% m/m). Su elettricità e gas il pass-through è più eterogeneo: in Italia il costo di gas ed elettricità domestici è aumentato del +1,6% m/m e il trasferimento alle utenze domestiche è già iniziato, mentre negli altri principali Paesi europei per il momento è stato più contenuto.
PMI in Borsa: mercato in recupero
Lo scoppio del conflitto in Iran e l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente hanno pesato sulla performance dei mercati nel mese di marzo, trascinando tutti gli indici italiani in territorio negativo da inizio anno. Il mercato ha tuttavia recuperato rapidamente dai minimi registrati. Nella fase di massima tensione, prima che l’ipotesi di un cessate il fuoco entrasse in discussione, i settori energetico e delle materie prime si sono distinti come i migliori performer, mentre i finanziari e i consumi discrezionali hanno accusato i cali maggiori, scontando un clima di rallentamento economico.
A metà aprile il quadro è parzialmente mutato: i finanziari hanno recuperato gran parte della sottoperformance, l’energia è rimasta su livelli elevati e il settore tecnologico si è messo in evidenza tra i migliori performer. Nel contesto attuale, gli indici azionari sono tornati sui massimi, il premio per il rischio richiesto dal mercato è rimasto pressoché invariato rispetto a inizio anno, mentre il petrolio si mantiene su livelli elevati. Invariata, infine, la sovraperformance delle società più domestiche italiane, principalmente PMI, rispetto agli esportatori: +16% dall’inizio dell’anno.


