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Profumo: “UniCredit doveva comprare Mps”. E su Orcel: “Banco Bpm operazione sbagliata, bene Commerzbank”

Al 130° Congresso Fabi l’ex banchiere discute con il direttore di Affaritaliani Marco Scotti. “Mustier ha venduto troppo. Pioneer? Avevo un’offerta migliore ma il management era contrario”

Profumo: “UniCredit doveva comprare Mps”. E su Orcel: “Banco Bpm operazione sbagliata, bene Commerzbank”

Il dialogo tra Profumo e il direttore di Affaritaliani Marco Scotti

“Le banche italiane? Il problema non sono le aggregazioni, ma quando e come si fanno”. Alessandro Profumo torna a parlare di consolidamento del credito e lo fa con la franchezza che lo ha sempre contraddistinto. L’occasione è stata il 130° Congresso nazionale della Fabi, il principale sindacato dei bancari, che si svolge a Milano dal 3 al 5 marzo con il titolo “Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo”. Profumo è intervenuto in un panel insieme al direttore di Affaritaliani Marco Scotti, in un confronto che ha toccato il passato e il futuro del sistema bancario italiano, tra risiko, strategie industriali e decisioni che hanno segnato il settore negli ultimi vent’anni.

Profumo: “UniCredit doveva comprare Mps”

Uno dei passaggi più netti riguarda il risiko bancario italiano. Secondo Profumo, UniCredit avrebbe dovuto acquisire Monte dei Paschi di Siena, operazione che a suo giudizio avrebbe avuto una logica industriale chiara. Una fusione che avrebbe consolidato il sistema e rafforzato la presenza domestica del gruppo milanese. Una posizione che inevitabilmente si intreccia con le mosse più recenti di UniCredit guidata da Andrea Orcel.

“Banco Bpm non ha senso. Commerzbank sì”

Per Profumo, l’operazione lanciata su Banco Bpm non è la strada giusta. “L’opa su Banco Bpm è un’operazione sbagliata”, ha spiegato durante il dibattito, sottolineando come la logica strategica non sia convincente. Diverso il giudizio sull’espansione in Germania. L’ingresso in Commerzbank, invece, rappresenta a suo avviso una mossa sensata: una strategia europea coerente per un gruppo internazionale come UniCredit, presente in numerosi Paesi e tra le principali banche del continente.

In altre parole: meno consolidamento domestico “difensivo”, più costruzione di una vera banca paneuropea. Il giudizio su Mustier: “Ha venduto troppo”. Profumo ha poi guardato anche al passato recente della banca di Piazza Gae Aulenti. Il riferimento è alla gestione di Jean-Pierre Mustier, che secondo l’ex amministratore delegato avrebbe scelto una linea eccessivamente prudente. “Mustier ha venduto troppo”, è stato il senso del suo ragionamento: una strategia di dismissioni che ha ridotto alcune leve industriali del gruppo.

Il caso Pioneer: “Avevo un’offerta migliore, ma rischiavo l’implosione”

Tra i passaggi più interessanti anche il ricordo della vendita di Pioneer, la società di gestione del risparmio di UniCredit Profumo ha raccontato che, quando guidava la banca, gli arrivò un’offerta migliore rispetto a quella poi realizzata negli anni successivi. Tuttavia, la proposta non fu accettata. Il motivo? Una forte opposizione interna. “Avevo tutto il management contro”, ha spiegato. Una scelta che, se portata avanti contro quella resistenza, avrebbe rischiato di creare una frattura interna e far “implodere” la struttura manageriale della banca.

Il dibattito sul futuro delle banche

Il confronto al congresso Fabi ha ripercorso la trasformazione del sistema creditizio italiano: dalla stagione delle grandi fusioni degli anni Novanta e Duemila fino al nuovo scenario europeo, dominato da tecnologia, regolazione e consolidamento. E se le ricette non sono sempre le stesse, una cosa emerge con chiarezza dalle parole di Profumo: il risiko bancario non è finito. La partita è ancora aperta. E, come spesso accade nella finanza italiana, le decisioni di oggi verranno giudicate solo tra qualche anno.

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