La guerra in Iran sta provocando una serie di problemi che si intrecciano e allarmano sempre di più. Teheran ha il controllo sullo stretto di Hormuz e minaccia di chiuderlo con conseguenze devastanti, che già ora si stanno manifestando. Prezzi di gas e petrolio ai massimi e grande incertezza sul commercio mondiale. Chi fiuta l’affare adesso è Vladimir Putin, da nemico nel mondo potrebbe presto trasformarsi in “male necessario”, soprattutto per quanto riguarda il gas. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove passa il 27% del petrolio mondiale e il 20% del gas liquefatto, e la sospensione dell’estrazione dall’immenso giacimento di gas naturale Leviathan, a ridosso
della costa israeliana, danno infatti fiato alla Russia. Non solo – riporta Il Corriere della Sera – nell’immediato con l’aumento dei prezzi, ampliandone i margini per finanziare la guerra contro l’Ucraina.
Ma anche in prospettiva, se il blocco delle forniture iraniane dovesse perdurare, costringendo la Cina ad aumentare le importazioni di petrolio da Mosca, a un prezzo meno scontato. Anche per questo, neanche troppo a sorpresa, a telefonare a Putin è stato un suo fedelissimo, il premier ungherese Viktor Orban: “È stata discussa la situazione in forte peggioramento in Iran e in tutto il Medio Oriente — fa sapere il Cremlino dopo la telefonata tra i due leader — anche in termini di possibili conseguenze per il mercato energetico globale”. Putin cerca di sfruttare il vantaggio immediato che la crisi gli offre sul fronte dell’energia. E intanto prova a sondare il terreno in Europa, per provare a riallacciare alcuni rapporti. Strada in salita, ma tutti adesso hanno qualcosa da perdere.

