
Hamad bin Khalifa al Thani, 61enne emiro del Qatar (dal 1995, dopo un golpe incruento con cui depose il padre) non è certo un signore con problemi di liquidità, visto che si é appena comprato l’arcipelago greco delle Echinadi, di fronte ad Itaca (mitologica patria di Ulisse) per 8,5 milioni di euro, il più importante investimento privato in Grecia da quando è scoppiata la crisi del debito ma poca cosa per un uomo che pur non figurando più da qualche anno nella classifica di Forbes relativa ai miliardari mondiali dovrebbe comunque avere un patrimonio attorno ai 2,4 miliardi di dollari.
Al Thani, noto per aver finanziato nel 1996 con 150 milioni di dollari la nascita dell’emittente televisiva Al Jazeera, non è nuovo a investimenti nel lusso e nel turismo, avendo ad esempio rilevato lo scorso anno, attraverso il fondo sovrano Qatar Holding, la Costa Smeralda Holding, in passato appartenuta all’Aga Khan e poi assorbita dal gruppo Sheraton, a sua volta rilevato da Starwood che nel 2003 la rivendette (conservando la gestione) per 290 milioni di euro al miliardario americano, di origine libanese, Tom Barrack che lo scorso anno è riuscito a strappare ad Al Thani un assegno da 750 milioni di euro.
Sempre lo scorso anno (in questo caso attraverso Mayhoola for Investments, il cui portafoglio è focalizzato in aziende ad elevata crescita nei settori dell’automobile, dell’immobiliare, dei prodotti di consumo, delle biotecnologie e dei servizi sanitari) Al Thani ha rilevato dal fondo Permira e dalla famiglia Marzotto l’intero capitale di Valentino Fashion Group (da cui erano stati preventivamente scorporati il marchio Marlboro Classic e la quota di maggioranza in Hugo Boss).
*BRPAGE*
Investimenti che l’annunciata partnership con Cassa Depositi e Prestiti dello scorso novembre farà aumentare, vista l’intenzione dei due partner di dare vita a un veicolo finanziario il cui capitale sarà nel tempo portato a 2 miliardi di euro (suddivisi pariteticamente), col quale poter investire in particolare nei settori trainanti del “made in Italy” come moda, alimentare, turismo, reti e infrastrutture. Ma già ora l’elenco dei “gioielli” su cui il Qatar ha messo le mani sotto il regno di Al Thani è sterminato.
Si va dalle partecipazioni bancarie in Agricoltural Bank of China, Barclays, Credit Suisse, Santander, oltre che nel London Stock Exchange (il gruppo Lse, che controlla anche Borsa Italiana), nel Qatar Exchange e in Qnb, a quote in “bei nomi” dell’industria mondiale come Hochtief, Iberdrola, Porsche e Volskwagen, per passare dalle catene di grandi magazzini Harrods, J Sainsbury, Fahrenheit e Pavillon, ai progetti immobiliari di Canary Wharf, Ranyan Tree ed Elysees 26, fino ad arrivare a partecipazioni nel settore delle telecomunicazioni come Lagardere o delle materie prime come Adecoagro, solo per citare parte del portafoglio di investimenti di Qatar Holding.
Nomi importanti cui si sommano gli investimenti messi a segno da Mayhoola, rappresentati ad esempio dalle partecipazioni in Sovin Petroleum, Sovin Solar, Sovin Technologies, Atman Property Group, Noda Energy Group e Sovca. E che da stasera, dopo una trattativa che pare essere durata 18 mesi, comprendono anche un piccolo pezzo di Grecia.
Luca Spoldi
