Il Tribunale del Riesame di Milano smonta l’impianto accusatorio sul capitolo Pirellino e respinge l’appello della Procura che chiedeva misure cautelari interdittive per l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e per il ceo di Coima Manfredi Catella, indagati per induzione indebita. Nell’ordinanza firmata dai giudici Savoia, Ambrosino e Natale, depositata a oltre tre mesi dall’udienza, si legge che non emerge “in maniera sufficientemente provata” che l’allora presidente della Commissione paesaggio Giuseppe Marinoni, quando espresse parere favorevole al progetto nel 2023, “abbia agito per un interesse personale”.
Il nodo Marinoni: nessuna prova di un “debito di riconoscenza”
Secondo il Riesame non è dimostrato “neanche che abbia mai manifestato un debito di riconoscenza verso l’assessore” Tancredi, neppure in vista della successiva riconferma alla guida della Commissione. I giudici richiamano un messaggio del 21 giugno 2023 di Tancredi a Marinoni, in cui si esplicitava “l’interesse degli organi politici ad una decisione concordata con Coima”, ma senza alcun riferimento “né alla nomina di Marinoni alla Commissione, né tantomeno alla successiva conferma”, avvenuta solo a dicembre 2024, un anno e mezzo dopo. Peraltro – sottolinea il collegio – la nomina “è effettuata dal sindaco (e non dall’assessore)”.
Da qui la conclusione: “non è possibile dedurre da alcun elemento concreto e oggettivo che il Marinoni abbia agito per sdebitarsi o per garantirsi la nomina alla scadenza”. Si tratta, scrivono i giudici, di una “supposizione verosimile, ma priva di alcun ancoraggio a elementi estrinseci”.
Pressioni diffuse, ma non appare gravità indiziaria
Nell’ordinanza si distingue tra l’“allarmante contiguità e familiarità tra i privati” e i “pubblici ufficiali” e la possibilità di ricostruire, “in termini di gravità indiziaria”, una vera e propria “subordinazione del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione al perseguimento di uno specifico indebito vantaggio”. Per il Riesame, ciò che emerge non è tanto un “indebito interesse” di Marinoni come destinatario delle “induzioni” di Tancredi, quanto piuttosto che il parere favorevole condizionato sul Pirellino sarebbe stato il “frutto delle pressioni arrivate ad una pluralità di componenti della Commissione, anche direttamente da Boeri”, l’archistar indagato in questo filone insieme al sindaco Giuseppe Sala. Pressioni che sarebbero state “favorevolmente accolte” perché i componenti si trovavano in una posizione di “sudditanza gratuita”. Tuttavia, agli atti – osservano i giudici – mancano “elementi ricostruttivi in ordine al contributo dei singoli componenti della Commissione” rispetto ai pareri sul Pirellino.
Il Riesame: non basta il sospetto, servono prove concrete
Neppure le ultime conversazioni tra Catella e Tancredi, depositate dai pm, modificano il quadro per il collegio. Marinoni, inoltre, non avrebbe avuto alcun “interesse” ad “ingraziarsi Catella in vista del progetto dei ‘Nodi e Porte metropolitane’”: anche questa ipotesi viene definita una “mera supposizione accusatoria”. La Procura – che può ricorrere in Cassazione – resta convinta che l’allora presidente della Commissione paesaggio sia stato non costretto ma “convinto a mutare le sue determinazioni amministrative” per la “evidente convenienza di non compromettere le relazioni con il livello politico (assessore/sindaco)”.
Tra gli atti dell’inchiesta figurano anche le chat emerse lo scorso anno, compreso il noto “warning” di Stefano Boeri al sindaco. Ma, allo stato, per il Riesame non basta il sospetto: senza prove concrete, le misure cautelari non possono essere disposte.

