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Economia
Quella dichiarazione del Fmi che non avremmo mai voluto leggere...

In Via XX settembre, la sede del Ministero italiano dell'Economia e delle Finanze, hanno fatto un salto appena hanno visto l'agenzia che ha riportato le ultime dichiarazioni dei tecnici del Fondo Monetario Internazionale. Dichiarazioni che per un istatante hanno riportato alla memoria dei funzionari italiani quelle mattine piene di tensione dell'autunno 2011 quando la colonnina del termomento dello spread sfondava rapidamente quote di sicurezza.

"Se non contrastati da una robusta risposta a livello europeo, gli sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere un impatto sostanziale sull'Italia in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l'esposizione diretta sia limitata", ha comunicato infatti l'organismo di Washington presieduto dalla francese Christine Lagarde in uno studio pubblicato al termine delle consultazioni ex Articolo IV.

Crisi di fiducia. Ed è proprio la fiducia sulla tenuta del debito pubblico italiano (che viaggia stabilmente sopra il 130% del Pil e il cui abbassamento Palazzo Chigi ha rinviato al prossimo anno) il capitale di cui il primo ministro Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan hanno bisogno per sterilizzare il rischio contagio da parte della crisi greca sui conti pubblici italiani che al momento si è tradotta soltanto in un innalzamento di qualche punto di spread sui Bund tedeschi. Renzi e Padoan hanno per il momento messo in sicurezza i saldi di finanza pubblica grazie a una politica di riforme che è risultata più credibile (rispetto ai governi passati) sui mercati. Percezione che si è anche beneficiata del cordone di protezione della Bce (che acquista titoli di Stao europei attraverso il quantitative easing a un ritmo di 60 miliardi di euro al mese).

(Articolo in fase di aggiornamento)

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