Rinnovabili, via libera Ue al piano italiano da 23 miliardi
Oltre 20 miliardi di euro, esattamente 23, sono stati messi sul tavolo da Bruxelles per accelerare la transizione energetica italiana. La Commissione europea ha approvato uno dei più consistenti programmi nazionali di sostegno alle energie rinnovabili, dando il via libera a un regime di aiuti di Stato destinato a favorire la produzione di elettricità da fonti pulite e ad accompagnare il Paese verso gli obiettivi climatici del 2030. La misura, che punta a sostenere l’installazione di circa 37 GW di nuova capacità rinnovabile, si inserisce nel quadro del Clean Industrial Deal europeo e rappresenta un tassello centrale della strategia comunitaria per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma perché queste risorse possano tradursi in nuovi impianti e maggiore capacità produttiva, sarà fondamentale anche la capacità del sistema autorizzativo di accompagnare gli investimenti.
“La decisione della Commissione europea rappresenta un passaggio particolarmente importante perché conferma la piena compatibilità del regime italiano di sostegno alle rinnovabili con la disciplina europea sugli aiuti di Stato”, osserva l’avvocato Giovanni Ferasin, socio e responsabile insieme all’avvocato Andrea Pellizzari del Dipartimento di Diritto dell’Energia dello studio legale Casa & Associati. “Ora la sfida si sposta sul piano attuativo: tutte le amministrazioni coinvolte nei procedimenti autorizzativi sono chiamate a favorire la realizzazione degli impianti, evitando rallentamenti che rischierebbero di compromettere gli obiettivi di transizione energetica. Le energie rinnovabili rappresentano infatti uno degli strumenti più efficaci per rafforzare l’autonomia energetica del Paese e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate”.
Una posizione che trova riscontro anche tra gli operatori del settore, convinti che il vero banco di prova non sarà tanto la disponibilità delle risorse quanto la velocità con cui queste potranno essere trasformate in impianti operativi. “I fondi che l’Europa mette a disposizione dell’Italia per le rinnovabili sono un segnale chiarissimo: la direzione è tracciata, non ci sono più alibi per rimandare”, afferma Moreno Scarchini, CEO di Energred. “Nel 2026 le nostre pmi, quelle che ci rendono grandi nel mondo, si troveranno a pagare l’energia fino a 300€/MWh, con una bolletta complessiva che potrebbe superare i 38 miliardi di euro. Non è più una questione ambientale: è una questione di sopravvivenza competitiva”.
Secondo Scarchini, “chi oggi sceglie il fotovoltaico in auto-consumo può ridurre il proprio costo energetico a circa 180-220€/MWh, in linea con i valori di Germania, Francia, Spagna, senza investimenti iniziali – come consente il nostro modello – e con certezza di risparmio per i prossimi 30 anni. I numeri parlano chiaro: le rinnovabili distribuite potrebbero generare risparmi netti fino a 8,6 miliardi di euro, non solo assorbendo i rincari previsti ma trasformando l’energia da voce di costo in vantaggio competitivo strutturale. Produrre dove si consuma, sfruttando superfici già disponibili e una risorsa come il sole svincolata da ogni dinamica geopolitica, è la scelta più efficiente che un’impresa possa fare oggi. Questa opportunità non va studiata: va colta adesso, perché chi aspetta paga due volte”.
Se il tema della competitività riguarda il mondo produttivo, quello dell’inclusione riguarda invece la mobilità elettrica. Un ambito in cui, nonostante la crescita delle infrastrutture di ricarica, restano ancora molte criticità. “L’Europa approva 23 miliardi per le rinnovabili italiane. Eolico, solare, idroelettrico dovrebbero raggiungere i 37 gigawatt in più entro il 2030– commenta Alberto Stecca, ceo di Silla Industries– Vale la pena dire che produrre più energia pulita è una grossa fetta del lavoro, ricordiamoci però di quel quarto in più, ovvero la mobilità sostenibile, sia per il trasporto merci su ruote, ancora indietro su questo aspetto, che per gli spostamenti di tutti i giorni. Il Clean Industrial Deal prevede fino a 50 miliardi di investimenti aggiuntivi in clean tech e mobilità pulita. Se una parte di quei fondi arriverà davvero all’infrastruttura di mobilità sostenibile (e ai cittadini, non solo alle aziende) potrebbe essere la svolta. Ma è un “se” ancora grande. Più rinnovabili in rete hanno senso se, a valle, c’è un’infrastruttura capillare di distribuzione dell’energia e di ricarica elettrica. Altrimenti rischiamo di sovraprodurre ancora di più energia di quanta già ne venga prodotta dagli impianti sostenibili, visto che la sovrapproduzione è reale ed è stimata ai consumi annuali di Londra”.
L’approvazione europea rappresenta dunque molto più di un nuovo via libera burocratico. I 23 miliardi messi sul tavolo da Bruxelles delineano una strategia industriale che punta contemporaneamente a ridurre le emissioni, contenere il costo dell’energia e rafforzare la competitività del sistema economico italiano. La partita, però, si giocherà ora sulla capacità di trasformare gli stanziamenti in impianti, infrastrutture e investimenti reali.

