"Credo nell'Italia, usciremo dal tunnel. E la mia Eni investe a manetta in Italia: 8 miliardi nei prossimi 4 anni". Così in una lunga intervista a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. l'a.d. del cane a sei zampe, Paolo Scaroni. Che su un suo possibile rinnovo ammette: "Mi piacerebbe". Il caso Saipem? "Varone è un ladro, io sono tranquillo". E su privatizzazione, shale gas e rinnovabili...
 
INVESTIMENTI IN ITALIA - “L'Eni di Scaroni continua ad investire in Italia a manetta: noi nei prossimi 4 anni investiremo 8 miliardi di euro nel nostro paese in particolare nella chimica verde e questa è la miglior prova che io nell'Italia ci credo eccome. Mai metterei i soldi dei miei azionisti in un paese nel quale non credo. C’è la luce in fondo al tunnel, ce la caveremo perché di gente in gamba come c'è in Italia non ce ne è da nessuna parte nel mondo e io ho lavorato in tanti paesi al mondo”.

“MI PIACEREBBE IL QUARTO MANDATO”  - “Mi piacerebbe il quarto mandato", ammette Scaroni sul rinnovo in primavera delle cariche Eni. “Non sono sicuro di essere il più pagato, devo dire la verità. Forse troppo ma questa è una decisione che spetta agli azionisti.” Ci vuole o no un tetto agli stipendi dei top manager? “Ma ci vuole un tetto rispetto agli stipendi dei cantanti o dei calciatori????” ribatte Scaroni con una domanda.
 
 

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Scaroni sul caso Saipem

Scaroni sul rinnovo del mandato

Scaroni sugli investimenti

PRIVATIZZAZIONI - L'a.d di Eni  non commenta la scelta del governo di cedere una quota della partecipazione pubblica nel gruppo energetico: "La decisione non spetta a me, siamo l'oggetto". Quanto al meccanismo dell'operazione, che prevede anche un buyback da parte dell'azienda perché non si diluisca poi la quota pubblica di controllo, Scaroni indica che le due cose non saranno collegate: “per quello che riguarda, nel nostro settore nessuna azienda concorrente nel mondo ha partecipazione dello Stato quindi dovrei dire che l'anomalia siamo noi”. E continua: “Compreremo le nostre azioni nei prossimi dieci anni, se le condizioni del mercato ce lo consentiranno. Quello che farà il Governo con la sua quota non lo so'', ha concluso Scaroni.

CASO SAIPEM - “Varone è un ladro perché si è messo dei soldi in tasca, delle mazzette. Non conosco Varone, il direttore operativo della Saipem, e proprio sul caso Algeria pretende di dire che io, in qualche modo, sapevo. Non lo conosco, non lo frequento e ho contribuito in modo decisivo a farlo licenziare dalla Saipem e per questo ha una ragione d'astio nei miei confronti. Quindi la sua credibilità è piuttosto bassa.” Così il manager parla del caso Saipem dove lo stesso Scaroni, con i vertici della Saipem, sono indagati per corruzione in Algeria. “La Saipem non è l'Eni, anzi, noi non gestiamo la Saipem, la teniamo lontana da noi, perché lavora per tutti i nostri concorrenti. Cosa è successo in Saipem lo decideranno i magistrati. Certamente c'è un'indagine in corso che coinvolge anche me, che devo dire, ci lascia del tutto tranquilli, malgrado le dichiarazioni di Varone.”
 
RINNOVABILI – “Non abbiamo risolto i due problemi tecnologici. Le rinnovabili gravano sulla bolletta degli italiani il 18%. Le rinnovabili usano delle tecnologie vecchie come mio nonno, sono costosissime, e non sono nemmeno belle a vedere. Producono il 2-3% della nostra energia.” 
 
CONCORRENZA E SHALE GAS - “Il gas costa tre volte di più rispetto agli Stati Uniti e l'energia elettrica il doppio. Allora è difficile immaginare chi farà mai un investimento industriale ad alto consumo di energia in Europa quando ha la possibilità di farlo negli Stati Uniti che, oltre ad avere un costo dell'energia che è una frazione della nostra, ha tutta una serie di vantaggi compreso quello fiscale. Siamo di fronte alla reindustrializzazione degli Stati Uniti che sta già avvenendo e siamo di fronte ad una emergenza rossa per l'Europa". Sulla ricerca di shale gas in Italia, Scaroni ammette che la ricerca ”Si può fare. Non siamo sicuri che l’Italia sia un paese ricco di shale gas mentre è un paese ricco di idrocarburi convenzionali. L’Italia è un paese un po' petrolifero. Certo non è l’Arabia saudita ma è certo più ricco di petrolio di Francia, spagna o Germania. Ne estraiamo un po', circa il 10% dei nostri consumi viene prodotto localmente. Certo si potrebbe fare molto di più.“ Sarebbe pericoloso per l'ecologia? Domanda Minoli. “No non sarebbe pericoloso per l'ecologia. Ritengo che se noi oggi utilizzassimo le stesse norme che usano in paesi puliti come la Norvegia e l’Inghilterra potremmo tranquillamente raddoppiare la nostra produzione,  cioè arrivare al 20%. Non si fa perché abbiamo delle norme particolarmente severe”, conclude Scaroni a Mix24 su Radio 24.
 
SHALE GAS IN FRANCIA - “Hollande ha detto che finché c'è lui lo shale gas non si farà, mi domando fino a quando ci sarà lui.” Bolla così Scaroni la chiusura francese. “Lo shale gas è una rivoluzione. Si è venuti a conoscenza che esisteva del gas intrappolato nell'argilla. Per estrarlo si fanno dei pozzi verticali a mille metri di profondità, poi dei pozzi orizzontali seguono per sei sette chilometri, si manda acqua compressa ad alta pressione che spacca l'argilla e il gas esce. In Francia Hollande ha detto che finché c'è lui non si faranno ricerche sullo shale gas”.

MANDELA E GHEDDAFI - Infine un pensiero per Mandela e un giudizio su Gheddafi.  "Per la leadership Mandela era un uomo straordinario, una vita incredibile, un caso a parte. Mi hanno colpito, come leader, su due fronti opposti Blair ma anche Chaves. Dei leaders attuali sono formidabili il leader del Mozambico Guebusa e Dos Santos in Angola”. Sull'ex leader libico, “Gheddafi era un pazzo, ha distrutto il paese e tutte le sue istituzioni e se la Libia ha tutti i problemi che ha lo deve a lui.”
 

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"Credo nell'Italia, usciremo dal tunnel. E la mia Eni investe a manetta in Italia: 8 miliardi nei prossimi 4 anni". Così in una lunga intervista a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24. l'a.d. del cane a sei zampe, Paolo Scaroni. Che su un suo possibile rinnovo ammette: "Mi piacerebbe". Il caso Saipem? "Varone è un ladro, io sono tranquillo". E su privatizzazione, shale gas e rinnovabili...
 
INVESTIMENTI IN ITALIA - “L'Eni di Scaroni continua ad investire in Italia a manetta: noi nei prossimi 4 anni investiremo 8 miliardi di euro nel nostro paese in particolare nella chimica verde e questa è la miglior prova che io nell'Italia ci credo eccome. Mai metterei i soldi dei miei azionisti in un paese nel quale non credo. C’è la luce in fondo al tunnel, ce la caveremo perché di gente in gamba come c'è in Italia non ce ne è da nessuna parte nel mondo e io ho lavorato in tanti paesi al mondo”.

“MI PIACEREBBE IL QUARTO MANDATO”  - “Mi piacerebbe il quarto mandato", ammette Scaroni sul rinnovo in primavera delle cariche Eni. “Non sono sicuro di essere il più pagato, devo dire la verità. Forse troppo ma questa è una decisione che spetta agli azionisti.” Ci vuole o no un tetto agli stipendi dei top manager? “Ma ci vuole un tetto rispetto agli stipendi dei cantanti o dei calciatori????” ribatte Scaroni con una domanda.
 
 

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PRIVATIZZAZIONI - L'a.d di Eni  non commenta la scelta del governo di cedere una quota della partecipazione pubblica nel gruppo energetico: "La decisione non spetta a me, siamo l'oggetto". Quanto al meccanismo dell'operazione, che prevede anche un buyback da parte dell'azienda perché non si diluisca poi la quota pubblica di controllo, Scaroni indica che le due cose non saranno collegate: “per quello che riguarda, nel nostro settore nessuna azienda concorrente nel mondo ha partecipazione dello Stato quindi dovrei dire che l'anomalia siamo noi”. E continua: “Compreremo le nostre azioni nei prossimi dieci anni, se le condizioni del mercato ce lo consentiranno. Quello che farà il Governo con la sua quota non lo so'', ha concluso Scaroni.

CASO SAIPEM - “Varone è un ladro perché si è messo dei soldi in tasca, delle mazzette. Non conosco Varone, il direttore operativo della Saipem, e proprio sul caso Algeria pretende di dire che io, in qualche modo, sapevo. Non lo conosco, non lo frequento e ho contribuito in modo decisivo a farlo licenziare dalla Saipem e per questo ha una ragione d'astio nei miei confronti. Quindi la sua credibilità è piuttosto bassa.” Così il manager parla del caso Saipem dove lo stesso Scaroni, con i vertici della Saipem, sono indagati per corruzione in Algeria. “La Saipem non è l'Eni, anzi, noi non gestiamo la Saipem, la teniamo lontana da noi, perché lavora per tutti i nostri concorrenti. Cosa è successo in Saipem lo decideranno i magistrati. Certamente c'è un'indagine in corso che coinvolge anche me, che devo dire, ci lascia del tutto tranquilli, malgrado le dichiarazioni di Varone.”
 
RINNOVABILI – “Non abbiamo risolto i due problemi tecnologici. Le rinnovabili gravano sulla bolletta degli italiani il 18%. Le rinnovabili usano delle tecnologie vecchie come mio nonno, sono costosissime, e non sono nemmeno belle a vedere. Producono il 2-3% della nostra energia.” 
 
CONCORRENZA E SHALE GAS - “Il gas costa tre volte di più rispetto agli Stati Uniti e l'energia elettrica il doppio. Allora è difficile immaginare chi farà mai un investimento industriale ad alto consumo di energia in Europa quando ha la possibilità di farlo negli Stati Uniti che, oltre ad avere un costo dell'energia che è una frazione della nostra, ha tutta una serie di vantaggi compreso quello fiscale. Siamo di fronte alla reindustrializzazione degli Stati Uniti che sta già avvenendo e siamo di fronte ad una emergenza rossa per l'Europa". Sulla ricerca di shale gas in Italia, Scaroni ammette che la ricerca ”Si può fare. Non siamo sicuri che l’Italia sia un paese ricco di shale gas mentre è un paese ricco di idrocarburi convenzionali. L’Italia è un paese un po' petrolifero. Certo non è l’Arabia saudita ma è certo più ricco di petrolio di Francia, spagna o Germania. Ne estraiamo un po', circa il 10% dei nostri consumi viene prodotto localmente. Certo si potrebbe fare molto di più.“ Sarebbe pericoloso per l'ecologia? Domanda Minoli. “No non sarebbe pericoloso per l'ecologia. Ritengo che se noi oggi utilizzassimo le stesse norme che usano in paesi puliti come la Norvegia e l’Inghilterra potremmo tranquillamente raddoppiare la nostra produzione,  cioè arrivare al 20%. Non si fa perché abbiamo delle norme particolarmente severe”, conclude Scaroni a Mix24 su Radio 24.
 
SHALE GAS IN FRANCIA - “Hollande ha detto che finché c'è lui lo shale gas non si farà, mi domando fino a quando ci sarà lui.” Bolla così Scaroni la chiusura francese. “Lo shale gas è una rivoluzione. Si è venuti a conoscenza che esisteva del gas intrappolato nell'argilla. Per estrarlo si fanno dei pozzi verticali a mille metri di profondità, poi dei pozzi orizzontali seguono per sei sette chilometri, si manda acqua compressa ad alta pressione che spacca l'argilla e il gas esce. In Francia Hollande ha detto che finché c'è lui non si faranno ricerche sullo shale gas”.

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