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Economia
Tasse, la quadra Zinga-Di Maio? Così 5S-Pd taglieranno il cuneo fiscale

Mentre le nubi incombono ancora sulla formazione del governo giallorosso, una cosa è quasi certa: se M5S e Pd troveranno la quadra politicai redditi da lavoro dipendente potranno rallegrarsi per il taglio del cuneo fiscale, misura sul fronte delle tasse che prenderà il posto della sforbiciata alle aliquote Irpef  (con la flat tax) caldeggiata dalla Lega di Matteo Salvini. Quanto potranno rallegrarsi i lavoratori dipenderà soprattutto dalla flessibilità che la nuova Commissione von der Leyen concederà all’Italia e dai risparmi sulla spesa per interessi che il Tesoro riuscirà a realizzare da qui fino alla stesura della prossima legge di Bilancio. Una manovra già corposa (l’Ufficio parlamentare di bilancio ha quantificato 27,6 miliardi) per garantire la completa sterilizzazione degli aumenti di Iva e accise e per far fronte al finanziamento delle spese indifferibili e di quelle sostanzialmente obbligate sul fronte investimenti.

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Sul fronte fiscale infatti sia M5S sia Pd hanno elaborato una ricetta espansiva che si basa sulla riduzione di tutte quelle imposte, contributi previdenziali e assistenziali che il datore di lavoro versa allo Stato sia per la sua parte sia per la parte del lavoratore. Politica fiscale che è uno dei pochi punti "economici" che trovano già vicini i Dem e il M5S. In Italia il cuneo fiscale vale in media il 46% del salario lordo, cioè ogni 100 euro di stipendio, al lavoratore ne arrivano 54: di questo 46% il 25,4% è di competenza delle imprese, il 20,6% dei lavoratori.

Secondo quanto ha ricostruito l'Ansa, nella trattativa in corso fra Dem e M5S si stanno delineando tre ipotesi di taglio al cuneo. Una è quella ipotizzata dallo stesso Di Maio, che voleva un taglio del cuneo solo dal lato imprese. Questa proposta punta all'esonero per i datori di lavoro del contributo dell'1,61% per la Naspi e del 2,75% per la disoccupazione agricola. Ma in questo caso l'esonero varrebbe solo per i lavoratori a tempo indeterminato con l'obiettivo di usare il taglio del cuneo fiscale come stimolo a contratti stabili.

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Le altre due ipotesi hanno altri obiettivi. La prima, con effetti più vicini al taglio dell'Irpef, vuole aumentare il peso delle buste paga per tutti i lavoratori dipendenti. Qui si ipotizza un taglio del cuneo di 1 punto all'anno per 5 anni consecutivi sull'intera platea degli occupati. Resta comunque da capire come questo punto sarà diviso fra impresa e lavoratore. L'ultima ipotesi è un taglio del cuneo di 4 punti subito per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato. Secondo le stime la copertura per queste misure oscillerebbe fra i 2,5 miliardi e i 5-6 miliardi di euro a seconda della misura scelta. 

Fra le indiscrezioni si registra anche l'ipotesi di un rafforzamento del bonus 80 euro con l'obiettivo di estenderlo a redditi superiori ai 26.000 euro lordi. Tenuto conto che il meccanismo del bonus ha comunque creato diversi problemi, proprio a causa del suo collegamento con i redditi Irpef (alla fine qualcuno ha dovuto restituirlo o, addirittura, rinunciarvi per non rischiare problemi con l'Agenzia delle Entrate), è più probabile che si punti a un taglio del cuneo che garantirebbe gli 80 euro magari aumentandoli, portandolo a 125 euro al mese (1.500 euro all’anno).

twitter11@andreadeugeni

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