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Turismo, modello adriatico da esempio. La riviera recupera con gli italiani

Il modello adriatico decolla nel turismo, registrando nel mese di settembre un incremento del 5,1%. Bonaccini: “Risultato oltre le aspettative. Ma non basta”

Turismo, modello adriatico da esempio. La riviera recupera con gli italiani
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Turismo, modello adriatico da esempio 

Il fine settimana appena passato è stato decisamente nero per la regione romagnola. Secondo quanto annunciato nell’indagine congiunturale di Confindustria e Unioncamere regionale nel secondo trimestre c’è stato un crollo della produzione industriale del -19,4%, con una perdita secca prevista di 44 miliardi di fatturato nel 2020 per le imprese tra Piacenza e Rimini, di cui quasi un terzo solo nel manifatturiero. 

Ma i dati di settembre relativi al turismo romagnolo sembrano rasserenare, almeno per ora, lo scenario economico della regione. A settembre la vacanza sicura nei vasti e attrezzati stabilimenti della Riviera ha registrato infatti un aumento di presenze del +5,1%, rispetto al 2019, con un +4,6% di arrivi. Questi sono numeri del tutto positivi, che sembrano confermare la tendenza già rilevati nel mese di agosto: +1,2% gli arrivi e +3,1% le presenze di connazionali.

Turismo, modello adriatico “ha retto bene, ma non basta”

Il presidente della regione Stafano Bonaccini e l’assessore al turismo Andrea Corsini si mostrano particolarmente soddisfatti di questo risultato, affermando “Siamo ben oltre le previsioni, nessuno avrebbe scommesso su un risultato del genere a inizio estate”. E aggiungono: “La costa, che per volume rappresenta l’80% del sistema turistico regionale, ha retto e ha retto bene, ma non basta”.  

Nel bilancio complessivo della stagione turistica estiva si nota inoltre l’inevitabile crollo dei turisti stranieri, registrano un crollo del 40% rispetto al 2019. Ma, come fa sapere il Sole24Ore, a preoccupare ancora di più sono le performance dell’export, calato del 14,2% nei primi sei mesi di quest’anno (-18,5% la meccanica) nella regione con il più alto indice di apertura internazionale. 

E quel che peggio è che la truppa di imprese esportatrici è sempre più smilza: sono meno di 20mila le aziende della regione che oggi esportano (erano più di 25mila nel 2013) e le prime dieci concentrano un quinto dei volumi complessivi. “Ci vorranno 4-5 anni per tornare ai livelli di Pil del 2019”, conclude il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari. “A luglio saremmo stati più ottimisti, ma anche per il terzo trimestre registriamo tra gli imprenditori uno dei tassi di fiducia più bassi della nostra storia”.