Superato l’ultimo scoglio per l’Unione bancaria: al termine di una notte di negoziati il Consiglio e il Parlamento Ue hanno raggiunto un’intesa sull’ultimo pilastro, il meccanismo di risoluzione e il fondo Salva-banche. Ora l’ultima plenaria di aprile del Parlamento può votare il via libera definitivo. Questo accordo politico riguarda un meccanismo per evitare che il fallimento delle banche in crisi della zona euro pesi sull’economia e mira ad aumentare gli oneri finanziari sul settore bancario e non sui contribuenti.
Il fondo unico di soluzione delle crisi bancarie sarà costituito in otto anni, ma il 70% delle risorse complessive sarà versato già nei primi tre anni. Il veicolo inoltre avrà, a regime, risorse per 55 miliardi che dovranno essere versati dai fondi di risoluzione nazionali tramite contributi versati dalle banche commerciali stati. I punti sul meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie su cui si è discusso maggiormente riguardano la sua entrata a regime, inizialmente prevista tra 10 anni e l’ammontare delle risorse del fondo finanziate da una imposta sulle banche.
Infine, la questione del backstop, ovvero delle risorse necessarie a coprire eventuali esigenze di intervento nell’attesa che il fondo di risoluzione entri a regime, argomento che ha diviso gli Stati membri. La Germania predilige un backstop in capo ai singoli Paesi, mentre altri parter europei, Italia inclusa, preferirebbero un backstop sempre pubblico ma di natura comunitaria. Nel caso di backstop nazionali le risorse impiegate andrebbero contabilizzate sul debito pubblico del singolo Paese, non peserebbe invece sul debito pubblico nazionale l’utilizzo di risorse da un backstop comunitario.
In ogni caso l’intesa conferisce alla Bce un ruolo primario nelle decisioni sulla chiusura di una banca, rendendo più difficile il compito per la nuova agenzia di risoluzione e limitando il raggio d’azione dei ministri dei singoli paesi. Al via anche una nuova agenzia per chiudere le banche troppo fragili per sopravvivere.
L’accordo costituisce “la riforma più importante dall’introduzione dell’euro“, ha detto il commissario al mercato interno e ai servizi finanziari Michel Barnier. “Sono passati meno di due anni da quando, nell’aprile del 2012, il presidente Barroso ha proposto il progetto di un’Unione bancaria”, ha ricordato Banier, “e un tempo così corto per una riforma così fondamentale è un risultato notevole“.
