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Paradosso UE: incentivi alle elettriche, ma non alle microcar

Paradosso UE: incentivi alle elettriche, ma non alle microcar
Microlino

Microlino chiede che l’UE includa le microcar L7e nei crediti verdi: più eque e efficienti.

L’Europa dice di voler accelerare la transizione elettrica e rendere più accessibile la mobilità urbana, ma rischia di farlo nel modo meno coerente possibile: premiando veicoli più grandi e lasciando fuori quelli più leggeri ed efficienti. È questa, in sintesi, la posizione di Microlino Italia, che esprime “forte preoccupazione e netta contrarietà” rispetto all’orientamento emerso a livello europeo sul nuovo sistema dei crediti verdi, oggi in fase di approvazione.

Il punto critico è tecnico ma con ricadute molto concrete sul mercato: la proposta includerebbe le city car sotto i 4,20 metri introducendo una nuova classe M1e con “supercrediti” nel calcolo delle emissioni di flotta. In parallelo, però, continuerebbe a escludere la categoria L7e, quella dei quadricicli pesanti, dove ricadono microcar elettriche come Microlino. Da qui l’accusa di contraddizione: si dichiarano incentivi per l’elettrico urbano ed economico, ma si lasciano ai margini i veicoli che, per massa e consumi, sono tra i più “razionali” per le città europee.

Per capire la posta in gioco bisogna guardare al meccanismo. I crediti verdi servono a consentire ai costruttori con emissioni medie di CO₂ elevate di compensare acquistando “quote” da produttori 100% elettrici. È un sistema già visto tra grandi gruppi internazionali: in teoria, premia chi produce solo zero emissioni e accelera l’adeguamento di chi è ancora esposto ai motori termici. Ma se la categoria L resta esclusa, i produttori di microcar non possono accedere né ai “supercrediti” né al cosiddetto fleet pooling (la possibilità di “fare squadra” o scambiare certificati CO₂ con altri costruttori). Tradotto: chi realizza veicoli elettrici progettati per ridurre peso, consumo energetico e materiali impiegati rischia di non essere considerato nel perimetro degli strumenti che dovrebbero premiare proprio queste scelte.

Secondo Microlino, l’effetto collaterale è anche competitivo. Con la nuova classe M1e, alcuni costruttori potranno contare su coefficienti premiali nel calcolo delle flotte e, in diversi Paesi, su un ecosistema di incentivi più favorevole all’acquisto. Al contrario, le microcar L7e resterebbero fuori, con una distorsione che—dal punto di vista industriale—colpisce in modo particolare produzioni europee come i quadricicli, spesso pensati e costruiti per la mobilità cittadina e per ridurre l’impatto complessivo (non solo allo scarico).

Il tema, per Microlino, non è astratto. L’azienda produce a Torino un veicolo totalmente elettrico con circa 70 addetti, in un progetto industriale europeo che dichiara investimenti complessivi superiori a 150 milioni di euro, di cui quasi 100 milioni in Italia. Se il quadro normativo continuerà a escludere la categoria L, avverte l’azienda, “la sostenibilità industriale di questo modello sarà messa in discussione”. Da qui la richiesta alla Commissione: aggiornare il provvedimento prima dell’approvazione definitiva includendo i veicoli L7e nel sistema dei crediti verdi.

A sintetizzare la posizione è Michelangelo Liguori, General Manager Micro Mobility System, con un ragionamento che punta dritto alla coerenza tra obiettivi e strumenti:

“La categoria L rappresenta oggi la soluzione più proporzionata alla mobilità urbana europea. I nostri veicoli sono lunghi poco più di 2,5 metri, vengono prodotti in Europa e richiedono un numero di componenti e di risorse nettamente inferiore rispetto a un’auto tradizionale. Escluderli dai crediti verdi significa sostenere modelli più grandi e più energivori. Per questo motivo chiediamo coerenza: se l’obiettivo è ridurre le emissioni e valorizzare chi produce elettrico, è importante non trascurare chi realizza i veicoli più efficienti del mercato.”

In gioco, quindi, non c’è solo un’etichetta normativa, ma il rischio che l’Europa incentivi formalmente la mobilità elettrica e, nei fatti, scoraggi proprio le soluzioni più adatte alle città: piccole, leggere, a zero emissioni e meno esigenti in termini di risorse. Un paradosso che, per Microlino, va corretto ora—prima che diventi una regola.

Scheda tecnica

  • Modello: Microlino (microcar elettrica)
  • Categoria omologativa: L7e (quadriciclo pesante)
  • Alimentazione: 100% elettrica
  • Lunghezza: poco più di 2,5 metri
  • Produzione: Torino (Italia)
  • Occupazione dichiarata: circa 70 addetti
  • Investimenti dichiarati: oltre 150 milioni € complessivi, circa 100 milioni € in Italia
  • Tema regolatorio: esclusione L7e da crediti verdisupercrediti e fleet pooling (in proposta UE)
Paradosso UE: incentivi alle elettriche, ma non alle microcar
Paradosso UE: incentivi alle elettriche, ma non alle microcar