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Vino, in Italia vendite in calo: export giù e mercato sempre più selettivo

L’indagine Mediobanca fotografa un 2025 difficile per il settore. Tengono meglio spumanti e vini premium, in sofferenza le imprese più piccole

Vino, in Italia vendite in calo: export giù e mercato sempre più selettivo

Export giù negli Stati Uniti e consumi italiani in calo: i numeri del vino nel 2025

L’Area Studi Mediobanca pubblica l’Indagine sul settore vinicolo in Italia che riguarda 255 principali società di capitali italiane con fatturato 2024 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati per 12 miliardi di euro, di cui la metà oltreconfine. Lo studio comprende un’analisi territoriale e un focus sulle principali operazioni di M&A e sulle tematiche di governance. Il report contiene inoltre un contributo elaborato dalla Fondazione Qualivita che approfondisce il Comparto vinicolo DOP IGP.

Le principali evidenze sono state commentate durante un evento a cui hanno partecipato i principali protagonisti del settore vinicolo italiano. Sono intervenuti: Federico Ceretto, socio Ceretto Aziende Vitivinicole, Roberta Corrà, DG Gruppo Italiano Vini e Presidente di Italia del Vino – Consorzio, Renzo Cotarella, AD Marchesi Antinori, Lamberto Frescobaldi, Presidente Marchesi Frescobaldi e Presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Pasqua, AD Pasqua Vigneti e Cantine, Josè Rallo, AD Donnafugata, Massimo Romani, AD Argea e Massimo Tuzzi, AD Holding Terra Moretti.

L’Italia nello scenario mondiale

Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro-capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025)e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia).

Un break strutturale: le imprese italiane e il cambiamento dei consumi Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni.

Nonostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato a un processo di selezione più severo. Come rispondere allo scenario? La diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale perfar fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%).

Il rafforzamento delle attività di marketing e comunicazione è fondamentale per il 60% delle aziende; seguono lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la maggiore attenzione alla sostenibilità (45% circa delle opzioni). Il presidio dell’intera filieraproduttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più idoneo (lo preferisce il 50% delle aziende). In questa direzione si muovono anche le operazioni di M&A, insieme a iniziative finalizzate a esigenze di consolidamento locale e a tematiche di passaggio generazionale. Il focus resta su una produzione di qualità ritenuta determinate per i consumatori da circa metà delle aziende, subito dopo il prezzo (fondamentale nei due terzi dei casi). Le sfide si affrontano con nuovi investimenti: negli ultimi tre anni, quelli dei maggiori produttori hanno riguardato principalmente cantina (nel 90% dei casi), efficienza energetica (77%) e tecnologia (57%). Nel 2025 gli investimenti complessivi risultano in aumento del 3,5% sul 2024, mentre la spesa per gli investimenti pubblicitari è in calo del 5,4% attestandosi al 2,6% delle vendite. Il 58% dei maggiori produttori di vino si attende per il 2026 una crescita delle vendite complessive. Il 2025 dei produttori di vino Il 2025 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso con un calo delle vendite del 2,8% rispetto al 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello nazionale (-2,2%).

Dimensione aziendale e struttura patrimoniale incidono sulle performance: risultano più penalizzate le società di minori dimensioni (fatt. 2024 <30mln) con calo delle vendite del 3,5% e quelle capital intensive (imm. materiali > 30% tot. attivo 2024) il cui giro d’affari flette del 3,7%. Margini in peggioramento sul 2024: in calo del 4,2% l’Ebitda, -9,5% l’Ebit e -7,5% il Risultato netto. Perdono quota le vendite on premise: -2% sul 2024 il valore dell’Ho.Re.Ca. che rappresenta il 17,2% del mercato e -5,1% enoteche e wine bar (market share al 5,5%). In calo anche le vendite dirette (-1% sul 2024) che si attestano al 7,8% del mercato. Online in flessione: -2,4% i siti internet aziendali, -3,6% le piattaforme terze.

Focus prodotti e mercati: nel 2025 mostrano una maggior tenuta i vini spumanti (-1,5% le vendite complessive vs -3,3% gli altri). I vini biologici hanno raggiunto il 6,2% del mercato (-0,8% le vendite), al di sotto dello 0,5% i vini No-Low Alcol. Soffre di più la fascia di prezzo intermedia, in calo del 3,1%, -2,7% i vini basic e -2,2 i premium. Nel 2025 è in decrescita anche l’esportazione di vino: si attesta a -2,8% l’export nei Paesi UE (37,2% del totale), a -6,3% quello negli USA (70% del Nord America); sostanzialmente stabile il Regno Unito (-0,7%).

I top player del vino

La leadership delle vendite nel 2025 resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV, con fatturato a €635,1 milioni (-4,6% sul 2024). Al secondo posto si conferma il polo vinicolo Argea (€462,9 milioni, -0,3%), seguito da IWB con €395,9 milioni (-1,5% sul 2024). Fatturato 2024 superiore ai 300 milioni di euro anche per la cooperativa romagnola Caviro (351,3 milioni) in calo dell’8,8% sul 2024. Otto società si collocano nella fascia di ricavi compresi tra i 200 e 300 milioni di euro: la toscana Antinori (fatturato 2025 pari a 259,7 milioni di euro, in calo dello 0,7% sul 2024), la veneta Herita Marzotto Wine Estates (246,7 milioni di euro, -0,6%), la cooperativa trentina Cavit (242,8 milioni di euro, -4,1%), La Marca, specializzata nella produzione di spumanti, con fatturato 2025 pari 234,7 milioni di euro (-6,5%), la cooperativa Terre Cevico (213,2 milioni, +3,4%), la trentina Mezzacorona (213 milioni, +0,3%), la Mack & Schühle (205,7 milioni, +0,1%) e il Gruppo Collis (202,7 milioni di euro, -7,6%). Alcune aziende hanno una quota di export molto elevata, in alcuni casi quasi totalitaria: Fantini Group tocca il 95,7%, Argea il 93,8%, Ruffino e Fratelli Castellani superano il 90%.

Nel 2024 il Veneto si conferma la prima regione vinicola d’Italia, concentrando un quarto dei quantitativi di vino italiano prodotto. Un primato che si riflette anche sul valore che supera il 35% del totale nazionale. Seguono a distanza nei valori l’Emilia-Romagna (8,8%, il 12,4% dei volumi nazionali) e il Piemonte (7,6%) il cui peso è quasi dimezzato a volume (4,4%). La Puglia è la regione con il maggior distacco dellaquantità rispetto al valore (15,2% del totale vs 7,4%).

Il Veneto guida anche le esportazioni (più del 35% dell’export italiano) doppiando il Piemonte e la Toscana ferme al 15% ciascuna. I primati regionali emergono anche dai bilanci 2024 delle aziende: alle toscane tocca il più alto Ebit margin (15,5%), il miglior Roi alle abruzzesi (8,1%), con il Piemonte in seconda posizione (6,9%) e il Veneto subito dopo (6,8%). Grandi esportatori i produttori piemontesi (62,4% del fatturato), toscani (60%) e abruzzesi (57,8%). Una modesta copertura oltreconfine per la Lombardia (export pari al 27%) che eccelle nell’Ebit margin (9,3%). Per Roe brilla la Puglia (7,1%) con una bassa patrimonializzazione (debiti finanziari pari al 58,6% del capitale investito; seconda solo al 62,4% delle aziende friulane). Nel 2025 vendite in calo soprattutto per le imprese friulane (-5,7% sul 2024). Le vendite nazionali hanno penalizzato le siciliane (-7,8% i ricavi totali) e lombarde (-1,4%), l’export le piemontesi (-2,3% in totale), trentine (-2,2%), toscane (-3,9%) ed emiliano-romagnole (-4,4%).

Le imprese vinicole tra famiglia e mercato

L’assetto proprietario del settore vinicolo italiano resta fortemente ancorato alla dimensione familiare: il 66% del patrimonio netto è infatti detenuto da famiglie, quota che sale all’82% se si considerano anche le cooperative. Gli investitori finanziari partecipano al 10,2% dei mezzi propri: banche e assicurazioni per il 4,8% e fondi di private equity per il 3,6% del patrimonio netto. Trascurabile il rapporto con i mercati finanziari: solo due società sono quotate all’AIM dal 2015 (Masi Agricola e IWB). Board: prevalgono compagini asciutte (l’87,4% dei CdA non supera i 5 componenti) e verticistiche (52% i casi in cui le deleghe operative sono concentrate nelle mani di un solo soggetto). La carica di Amministratore Unico (età media 65 anni) e quella di Presidente (64 anni), anche associata a deleghe operative (62 anni), sono ricoperte da soggetti relativamente più anziani. L’età media del Consigliere è di 55 anni. Presenza di donne nei board: sono il 13,6% dei board (25,2% nelle società non cooperative) e il 9,4% dei presidenti (15,3% tra le non cooperative).

La Dop economy del vino

Per la prima volta il Rapporto include anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela. L’approfondimento affianca all’analisi economico-finanziaria del settore una lettura del sistema delle Indicazioni Geografiche, fondamentale per comprendere le dinamiche competitive, territoriali e organizzative del vino italiano. La sezione analizza i principali dati economici del comparto, che conta 522 denominazioni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori. Una lettura inedita che, come una “bussola evolutiva”, evidenzia le prospettive verso cui si orienta la Dop economy, settore strategico per consolidare il valore del vino italiano e la sua reputazione nel mondo.

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