Da vice di Guardiola a re d’Inghilterra: la scalata di Arteta con l’Arsenal
L’Arsenal è tornato campione d’Inghilterra dopo 22 anni. La Premier League è arrivata davanti alla tv, con il Manchester City fermato sull’1-1 dal Bournemouth e costretto a lasciare il titolo ai Gunners con una giornata ancora da giocare. Dopo il successo contro il Burnley, alla squadra di Mikel Arteta serviva solo che il City non vincesse. È successo. E il digiuno aperto dopo il 2004 degli Invincibili di Wenger, Titì Henry, Vieira, Pires è finito.
Mikel Arteta Amatriain è nato il 26 marzo 1982 a San Sebastián, nei Paesi Baschi, in Spagna. Cresciuto calcisticamente tra Antiguoko e settore giovanile del Barcellona, da centrocampista ha giocato con Psg, Rangers, Real Sociedad, Everton e Arsenal. Con i Gunners è arrivato nel 2011, è diventato capitano, ha vinto due FA Cup da giocatore e poi ha chiuso la carriera nel 2016, prima di entrare nello staff di Pep Guardiola al Manchester City. L’Arsenal lo ha poi richiamato nel dicembre 2019, affidandogli la panchina della prima squadra.
Sul piano personale, Arteta è sposato con Lorena Bernal e ha tre figli. Parla diverse lingue, tra cui spagnolo, basco, catalano, inglese, francese, italiano e portoghese. Nel 2024 ha firmato il rinnovo con l’Arsenal: il club ha annunciato un nuovo accordo a lungo termine, indicato dai media inglesi come valido fino al 2027.
Quanto guadagna? Le cifre ufficiali non sono pubbliche. Secondo le stime riportate dalla stampa sportiva internazionale, dopo il rinnovo Arteta sarebbe passato a circa 10 milioni di sterline l’anno, poco meno di 12 milioni di euro .
Il club ha scelto Arteta nel dicembre 2019, quando era un allenatore senza esperienza da numero uno, e gli ha dato tempo. Prima i risultati intermittenti, poi la crescita, quindi tre secondi posti consecutivi. Alla fine è arrivato il salto che mancava: battere il Manchester City di Pep Guardiola, il tecnico da cui Arteta aveva imparato il mestiere in panchina. L’allievo che supera il maestro, dunque.
A Manchester ha studiato da vicino una macchina quasi perfetta. Guardiola lo volle come assistente nel 2016 e con lui Arteta partecipò alla costruzione del City dei record, compresa la Premier dei 100 punti nel 2017-18. Quell’esperienza gli ha lasciato un’idea forte di calcio, ma anche una lezione di gestione: identità chiara, club allineato, giocatori scelti per un sistema preciso. L’Arsenal ha provato a fare la stessa cosa, senza però copiare ed incollare il City, ma prendendo Arteta come centro del progetto, che da quel mondo identitario e filosofico del calcio aveva imparato dal migliore.
Ma il percorso, per arrivare al trionfo, non è stato facile. Nella stagione 2019-20, iniziata con Unai Emery e chiusa con Arteta, l’Arsenal finì ottavo ma vinse la FA Cup. L’anno dopo arrivò un altro ottavo posto, troppo poco per un club abituato all’Europa. Nel 2021-22 il quinto posto lasciò fuori i Gunners dalla Champions League all’ultima curva. Poi la svolta: secondo posto nel 2022-23, ancora secondo nel 2023-24, di nuovo secondo nel 2024-25. Tre campionati persi, ma anche tre stagioni per imparare come si sta lassù in alto.
La Premier 2025-26 è finalmente il coronamento di un’idea. L’Arsenal ha vinto perché è diventato una squadra adulta. Non solo bella, non solo giovane, non solo promettente. Una squadra con una difesa di livello altissimo, costruita attorno a Raya, Saliba e Gabriel, un centrocampo cresciuto con Declan Rice e una batteria offensiva capace di reggere anche nei momenti in cui Bukayo Saka e Martin Odegaard non erano al massimo o non erano disponibili.
La forza sta anche nella profondità della rosa. I Gunners hanno trovato continuità, equilibrio, ferocia senza palla. Per 556 giorni negli ultimi quattro anni i tifosi hanno cantato “We’re top of the league”. Questa volta non è stata l’ennesima illusione. Ma è stata la strada verso il titolo.
Il rapporto con Guardiola rende la vittoria ancora più importante. Arteta ha battuto il maestro nel momento in cui il ciclo del City è giunto al suo ultimo atto, quasi fosse una continuazione di una dinastia. Guardiola, dopo anni di dominio e sei Premier vinte a Manchester, ha visto sfumare la corsa al titolo proprio contro il suo ex assistente.
Il palmarès di Arteta da allenatore ora cambia dimensione. Prima di questa Premier aveva vinto con l’Arsenal la FA Cup del 2020 e due Community Shield. Il titolo inglese lo porta in un’altra fascia: non più solo l’allenatore del progetto, non più solo il tecnico dei giovani e della ricostruzione, ma l’uomo che ha riportato il club dove non arrivava dal 2004.
Resta adesso un’ultima missione: la Champions League. La finale contro il Psg può trasformare questa stagione nella più importante della storia recente dell’Arsenal. Ma il ciclo, a prescindere da quella partita, è già aperto. I Gunners hanno vinto il campionato che inseguivano da una generazione, con un allenatore cresciuto dentro il club e poi tornato per guidarlo. Arteta ha preso l’Arsenal fragile del 2019 e lo ha portato sul trono d’Inghilterra. Con sei anni di lavoro, errori, e una squadra finalmente diventata grande.

